minimo karma    retomar o pedaço que falta

Note di apprendistato

Ieri sera mi sono addormentato sul divano. Ho dormito per un’oretta buona. Poi mi sono alzato, ho attraversato il piccolo corridoio e sono andato in camera da letto. Lì è avvenuto quello che chiamo il caricamento del programma. Prima di entrare in camera da letto ero solo un essere vivente. In camera da letto sono diventato Antonio Vigilante. Ed in una frazione di secondo sono tornato infelice. Mi sono ricordato, per la precisione, di quelle ragioni di infelicità che fanno tutt’uno, per me, con il dire io. Ciò mi fa pensare a quella pagina bellissima di Berger e Lukmann, in cui parlano dello “stupore di non riconoscere la propria faccia nello specchio del bagno” dopo un sogno inquietante; stupore, terrore che viene esorcizzato grazie ai riti mattutini, “in modo che la realtà della vita quotidiana sia instaurata, anche solo in maniera incerta, al momento in cui esce di casa”*. Io non ho paura, al risveglio. Sono felice. Ma dura meno di un secondo. Non c’è bisogno dei rituali mattutini, il mio-me mi casca addosso con la violenza di un camion. Dovrei imparare, nel corso della giornata, a riportarmi a quel mezzo secondo dopo il risveglio, a deporre il mio-me - a gettarmi giù dal camion.

* P. L. Berger-Th. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969, pp. 205-6.

Pubblicato il 29-10- 2009 10:21 am | Commenti (4) |
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Mercanzia

E’ uscito il mio ultimo libro: Il Dio di Gandhi. Religione, etica e politica (Levante, Bari, pp. 292, euro 20). Chi fosse interessato può richiederlo in qualsiasi libreria o ordinarlo dal sito della casa editrice (la scheda del libro sarà presente tra qualche giorno). Di seguito la prima pagina della conclusione.

Beijing, piazza Tiananmen, 5 giugno 1989. Un ragazzo di cui mai si conoscerà il nome si piazza davanti ad una fila di carri armati. I carri si spostano e lui si sposta con loro. I carri si fermano, e il giovane sale su uno di essi e parla con i soldati. La foto che lo ritrae diventa una icona della speranza, ed il ragazzo anonimo nel 1989 viene inserito dalla rivista Time nella lista delle persone che più hanno influenzato il XX secolo.
16 marzo 2003, Rafah, striscia di Gaza. Rachel Corrie è americana, ha meno di venticinque anni. Fa parte dell’International Solidarity Movement. Crede nella nonviolenza. Il 16 marzo i bulldozer israeliani stanno demolendo case palestinesi nella striscia di Gaza. Rachel Corrie decide di difendere la casa di un suo amico, un medico palestinese. Ostacola l’avanzata di un bulldozer. Pensa che il bulldozer si fermerà. Pensa che a guidarlo è un uomo, e che un uomo non può non fermarsi davanti ad un altro essere umano inerme. Probabilmente ha in mente la foto del giovane cinese, e questo le infonde fiducia. Ma le cose non vanno come previsto. Il bulldozer non si ferma. Rachel Corrie viene schiacciata. Secondo alcuni testimoni, il bulldozer le è passato sopra una seconda volta facendo marcia indietro.
Anche nel caso di Rachel Corrie abbiamo testimonianze fotografiche. Dopo il fatto, fecero il giro del mondo, e sembravano contrastare in modo inequivocabile la versione dell’esercito israeliano. Oggi è difficile trovarle. Rachel Corrie non è finita in nessun elenco di persone influenti.
Tutta la vita di Gandhi è stata un insieme di esperimenti con la verità: non a caso Storia dei miei esperimenti con la verità è il titolo della sua autobiografia. Nonostante la fine tragica, l’esperimento gandhiano sembra riuscito. Un uomo inerme ha ottenuto la libertà per il suo popolo senza ricorrere alla violenza. Le cose probabilmente non sono andate proprio così, ma è indubbia l’efficacia storica e politica dell’azione di Gandhi. Anche l’esperimento del giovane anonimo di piazza Tiananmen sembra essere riuscito, pur se solo per il tempo necessario a scattare qualche fotografia. L’esperimento di Rachel Corrie è fallito tragicamente.
Che diremo, oggi, della forza della verità? Possiamo crederci? Possiamo ancora credere che la verità è più forte dell’errore, che il bene è destinato a vincere sul male, che la violenza può, anzi deve necessariamente essere vinta dalla nonviolenza?

Pubblicato il 26-10- 2009 6:22 pm | Commenti (4) |
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Recensioni, Educazione

La figura di Paulo Freire è stata, negli ultimi decenni, progressivamente marginalizzata nel dibattito pedagogico, fino ad essere consegnata alla storia dell’educazione come generoso esperimento di educazione popolare – una cosa ammirevole, ma che appartiene al passato. Se ci si interroga sulle ragioni di questa che appare come una vera rimozione, ci si trova di fronte ad una evidenza: le società capitalistiche avanzate non possono ammettere che in esse vi siano ancora forme di oppressione. Esse promettono benessere, felicità, libertà e liberazione, si presentano come l’attuazione senza residui del progresso sociale oltre che economico, annunciano l’avvento dell’epoca in cui è possibile a tutti essere pienamente sé stessi, strappati via i vecchi condizionamenti e superati gli antichi limiti. Questa colossale menzogna è possibile grazie all’opera dei mass media ed alla loro azione di rimozione, che riporta dietro la scena tutto ciò che è sporco, povero, infelice. I marginali intoppi saranno affrontati dagli specialisti al servizio del benessere comune, i quali si guarderanno bene dal ricondurre il disturbo del singolo ad una qualsiasi realtà di oppressione sociale, come anche dal richiamarlo ad avviare da sé il cambiamento necessario. (more…)

Pubblicato il 25-10- 2009 1:24 pm | Commenti (1) |
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Diario antitaliano

Bossi ha dichiarato che Tremonti lo protegge lui. L’avvocato Ghedini si è affrettato a precisare che Berlusconi è solo l’utilizzatore finale.

Pubblicato il 8:05 am | Commenta questo post (0) |
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Mercanzia

    Ecco: rima rerum è un libro che innanzitutto fa anche di te che leggi una cosa o una parola in travaglio, spaccata, faticosa, difficile, ti costringe a reggere insieme all’autore la tensione delle cose e delle parole, a portartela dentro, a seguire un cammino scabro, aspro e doloroso che non ammette rettorica o tregue a buon mercato, e va fino in fondo und sonnst gar nicht (se tu ora non mi soccorri, / dandomi ancora un po’ del tuo dolore / sarà stato nulla, tutto meno di nulla) - e forse, giunti fino in fondo, dopo avere non perduto, ma gettato via il nome, il volto, la parola e i pronomi possessivi, ti conduce a raggiungere o a ritrovare l’apertura, gli asfodeli, e la terra di dentro.

Ipazia parla di Rima Rerum. Ed è bello, nel tempo che piega scarta irride, scoprirti ascoltato, compreso - detto.

Pubblicato il 24-10- 2009 5:05 pm | Commenti (3) |
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Anarchismo

Sono passato, poco fa, davanti al basso in cui nacque Michele Angiolillo, nella strada che oggi è intitolata a lui. Una lapide ricorda: “il 5 giugno 1871 in questa casa nacque Michele Angiolillo, giustiziere di Canovas del Castillo, onde s’ebbe la sua immortalità nello spirito. Fieri della sua gesta gli anarchici concittadini mandano ai posteri con fierezza e gloria l’eroe dell’umanità. 9 agosto 1897. Nel 49° anniversario del martirio”.
Giustiziere. Immortalità. Eroe dell’umanità.
E’ un miracolo che, in tempi di lotta globale al terrorismo, quella lapide sia ancora lì. O forse è solo un segno ulteriore della nostra distrazione.
Pensavo, passando, a cosa vuol dire oggi essere anarchici. Un tempo era chiaro: c’è lo Stato, lo Stato è in mano ai borghesi, lo Stato fa le leggi dei borghesi e le fa eseguire, lo Stato riempie le prigioni di povera gente, lo Stato uccide, truffa, inganna, mente. Poi è arrivato Berlusconi. Uno che è contro lo Stato perché lo Stato fa pagare le tasse. Uno che rappresenta un ceto imprenditoriale la cui arroganza ormai invade il campo del grottesco, per il quale la libertà è quella cosa che si compra con i soldi, ed ogni iniziativa che tocchi i soldi è un attentato alla libertà. Vedi nascere un Movimento Libertario il cui motto è “la proprietà è un diritto naturale, le tasse sono un furto”, per il quale “è necessario che le vecchie istituzioni pubbliche lascino il posto ad ordinamenti legali scelti dalla gente entro un mercato competitivo”. Vedi il welfare, l’ultima legittimazione dello Stato, attaccato e ridotto sempre più, la scuola sottratta progressivamente allo Stato e subordinata alle necessità delle aziende o a quelle ideologiche della Chiesa, la magistratura vilipesa. E non riesci a rallegrarti di tutto ciò.
Che vuol dire, allora, essere anarchici oggi? Difendere il welfare, la scuola, la magistratura? Candidarsi alle primarie con il democristiano Franceschini, perché bisogna fare qualcosa per combattere Berlusconi? Farsi una canna? Coltivare cannabis? Leggere e magari tradurre Kropotkin? Frequentare luoghi esclusivi? Mangiare biologico ed equosolidale? Sognare la decrescita? Scaricarsi vecchi film di Robert Bresson, o meglio vederli al cinema d’essai sotto casa?
Quanto conta, ancora, la Selbstdarstellung?
Non ho voglia di rispondere. Ci sono domande che devono fermentare.

Pubblicato il 3:13 pm | Commenta questo post (0) |
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Alterius spectare laborem

L’affare del vaccino contro l’influenza H1N1 ingrassa le case farmaceutiche. La Novartis incassa tra i quattrocento e i settecento milioni di euro in un solo quadrimestre, mentre la Glaxo ha già guadagnato tre miliardi e mezzo di euro. Ma i paesi poveri, che non possono permettersi queste spese, e in cui l’influenza rischia di mietere più vittime, restano tagliati fuori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cercato di persuadere le case farmaceutiche a fornire vaccini anche ai paesi poveri. “Noi non siamo un ente di beneficenza”, ha risposto Daniel vasella, Chief Executive Officer della Novartis, inserito nel 2004 dal Time tra i cento uomini più influenti del mondo.
“In due modi si può essere ladri: prendendo a chi ha più bisogno di noi, e non dando a chi ha più bisogno di noi”, scriveva Danilo Dolci (Fare presto (e bene) perché si muore, De Silva, Torino 1954, pp. 9-10).

Pubblicato il 8:37 am | Commenta questo post (0) |
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Tophet

Hann fatt n’at ‘e un, dice mio padre.
Ci penso un secondo, poi rispondo: L’hann accis?
Sì, vintiduje anne, risponde.
Hanno ammazzato un altro. Uno di ventidue anni. L’hanno fatto.

Pubblicato il 20-10- 2009 10:28 am | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano, Alterius spectare laborem

Roba da Mille e una notte, assicurano. Il teatro La Fenice blindato, fuori: e dentro l’emiro di un paese arabo, e la prediletta tra le sue mogli, e trecento invitati sceltissimi, tra i quali non potevano mancare il nostro presidente del Consiglio e la rappresentante degli industriali. Spettacoli, ballerini, cibo, lusso sfrenato. Si è festeggiato, ieri sera, il rigassificatore di Porto Levante, creato anche con i soldi dell’emirato del Qatar. Berlusconi ha detto: “Mettere insieme le fonti di energia con la testimonianza della storia e dell’arte, unire il Qatar con l’Italia, è un matrimonio che può dare un risultato straordinario. Cominciamo con questo fidanzamento e andiamo avanti verso una collaborazione sempre più ampia”. Poi ha parlato del suo carisma e di quanto è adorato da quelli che lavorano con lui.
Ieri, mentre a Venezia si preparava la grande serata di gala alla Fenice, a Napoli in un basso del rione Sanità hanno trovato il corpo senza vita di un bimbo di sei anni. Sua madre è in fin di vita. Si scaldavano con un braciere da quando l’Enel ha tagliato loro la corrente perché non hanno pagato la bolletta. Vittime del monossido di carbonio. Vittime della povertà.
L’articolo 3 della nostra Costituzione dice che siamo tutti uguali davanti alla legge, e che è compito della Stato “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Tagliare la corrente non è però, a quanto pare, un atto anticostituzionale. Se gliel’avessero tolta per ragioni razziali o religiosi, oggi i giornali parlerebbero di grave discriminazione. Gleil’hanno tagliata invece perché sono poveri: ed in Italia la discriminazione contro i poveri è non solo tollerata, ma apertamente incoraggiata e favorita da politici, imprenditori, pubblicitari e giornalisti.

Pubblicato il 9:02 am | Commenti (1) |
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Sonetti

Com’io fui lasso de le cose humane
e curvo d’ogni pena me ne gìa
vidi colei che tene l’alma mia
e dona speme a nostre vite vane.

Eran ne’ lumi suo’ dolcezze strane
e mirra, e ‘ncenso empivano la via:
oh, quanto lievemente ella venia,
menando seco creature lontane.

E mi dicea: Ti rimembra che ‘l sole
sempre dà luce a’ figli della terra,
e chi è più umìle di più se n’avvede;

alzati, dunque, e segui questa fede.
Allotta i lumi mie’ mi fenno guerra
e più non seppi l’altre sue parole.

Pubblicato il 19-10- 2009 6:48 pm | Commenta questo post (0) |
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Scuola

Nell’Italia regressiva, sclerocardica, tetramente autoritaria e al tempo stesso grottescamente libertina di questi anni la violenza contro i bambini non fa notizia. Non, almeno, la violenza di chi dovrebbe educare. Essa è benefica, in fondo, anche quando si esagera. A Mestre un maestro ha scaraventato un alunno di nove anni contro un armadio. Gli ha gonfiato la faccia, gli ha rotto gli occhiali. I giornali nazionali non ne parlano, ne danno notizia solo quelli locali. Il maestro resta al suo posto, nessuno lo sospende, come è accaduto invece a Franco Coppoli, colpevole di aver tolto il crocifisso dal muro. Il ministro Gelmini, che pochi giorni fa ha annunciato che le scuole che non hanno risposto all’invito ad osservare un minuto di silenzio in onore dei soldati italiani morti in Afghanistan (non comprendendo, evidentemente, che nell’Italia di oggi un invito equivale ad un ordine) saranno sanzionate, non ha avuto nulla da dire su questo caso. Altri invece parlano. E dicono cose terribilmente inquietanti. Alcuni docenti italiani discutono della vicenda nel loro gruppo di discussione (it.istruzione.scuola). Ecco le loro parole: (more…)

Pubblicato il 16-10- 2009 8:26 pm | Commenti (8) |
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Diario

Danilo se ne andò il penultimo giorno del ‘97. Il telegiornale del pomeriggio ne diede notizia frettolosamente: nessun servizio. Aspettai i telegiornali seguenti. Niente. Non era morto nessuno. Non si sarebbe meravigliato, Danilo Dolci. A quello che altrove considerano uno degli uomini più grandi degli ultimi cinquant’anni - candidato più volte al Nobel per la pace - il nostro paese ha riservato umiliazioni, insulti (per un giudice era un delinquente abituale; disonorava la Sicilia, secondo il cardinale Ruffini) il carcere. E poi l’oblio.
Approfittando della provvidenziale rottura del mio hard disk - uno schock addizionale, alla Gurdjeff - ho deciso di mandare all’aria gli studi sulle idee educative di Gandhi (tra qualche giorno uscirà il libro sul pensiero religioso: e può bastare, per ora) e di dedicarmi a studiare Dolci. Un modo per risarcirlo. E per cercare ancora l’altra Italia.
Intanto una citazione, parole che sembrano scritte in questi giorni:

    Basta che uno confonda il nonviolento organizzarsi col completo caos, e tutto ridiventa più difficile. Dove prosperano i Berluschi e gli Sgarbi, con la banda Dell’Utri, o i loro consimili nel mondo, la mafia alza la cresta, impunemente spara; i giudici onesti sono vituperati e, ove possibile, eliminati.

    (D. Dolci, La struttura maieutice e l’evolverci, La Nuova Italia, Scandicci 1996, pp. 217-218.)

Pubblicato il 7:16 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano

Tra i non molti maestri che ho incontrato all’Università c’è uno storico che era, allora, all’ultimo anno di insegnamento, ma che è ancora oggi attivo nonostante l’età avanzata. Riusciva, Vito Antonio Sirago - così si chiamava e si chiama - a parlare di storia romana mescolando con arte rigore e leggerezza, storia e aneddoto, ricostruzione scientifica e ricordi personali; e ragionava e faceva ragionare - cosa rara, nell’Università di allora, e meno che mai in quella attuale dei crediti e degli esoneri. Il suo ultimo corso era sul quarto secolo dopo Cristo, un periodo storico assolutamente fondamentale per la comprensione di molti fatti del passato e del presente. Nel suo libro L’uomo del IV secolo (Liguori, Napoli 1989) incontrai per la prima volta Ipazia:

    Ipatia raggiunse un tale grado di preparazione che fu ritenuta degna di reggere la cattedra di filosofia ad Alessandria d’Egitto, fra 395 e 515, otto Arcadio. Lei seguiva l’indirizzo neoplatonico e per qualche tempo rappresentò la resistenza pagana al Cristianesimo, come antesignana autorevole. Comunque non era settaria e si fece stimare da un gran numero di discepoli, come vediamo dagli scritti di Sinesio, notabile di Cirene, poi eletto vescovo dai suoi concittadini, che parla di Ipatia con somma venerazione. Proprio la sua cultura, il prestigio che godeva fu la causa della sua rovina: un brutto giorno del 415 un gruppo di fanatici cristiani, aizzato dal clero locale, si levò in tumulto contro l’ammiratissima professoressa, l’aggredì e la fece a pezzi, convinti d’essersi assicurati il paradiso con quel massacro (p. 206).
(more…)

Pubblicato il 11-10- 2009 10:47 am | Commenti (6) |
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Diario antitaliano

    Ho speso 200 milioni di euro per consulenti e giudici… Scusate, per gli avvocati

dice.

C’è motivo di essere ottimisti. L’esistenza di un essere umano totalmente corrotto, privo di ogni luce o spiraglio di dignità umana, di onestà, di bene, è cosa che offende tutti; c’è bisogno, per sperare nell’uomo, di pensare che anche nell’essere più abbrutito vi sia qualcosa che sfugge al degrado, un angolo più o meno nascosto che è rimasto integro. Nel caso di Berlusconi, è nell’inconscio - di cui Freud pensava cose così brutte, e che Frankl ha parzialmente riabilitato - questo brandello di sanità. Ma non glielo dite: potrebbe spendere per corrompere gli psicoterapeuti più soldi di quanti non ne abbia spesi per corrompere i giudici.

Pubblicato il 10-10- 2009 9:32 am | Commenta questo post (0) |
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Sinistra

Su Il Fatto Quotidiano di oggi è possibile leggere un esempio da manuale di quello che i logici chiamano argumentum ad hominem, che consiste nel mostrare la presunta contraddizione tra le affermazioni dell’avversario e qualche suo comportamento. Come esemplifica efficacemente Schopenhauer ne L’arte di ottenere ragione (stratagemma n. 16), se qualcuno difende il suicidio, gli si obietta: “Perché non ti impicchi?”. Nella conclusione di un articolo commemorativo di Norman Borlaug, il padre della rivoluzione verde, Antonio Pascale scrive: “Ci tocca assistere a quelli che contestano gli erbicidi e rimpiangono i tempi, quando tutto era più naturale, ma non si candidano mai a fare la mondina”. Proviamo ad estendere la logica. Non solo non potete chiedere una mela biologica se non l’avete seminata, coltivata e raccolta voi, ma dovete scordarvi di protestare contro gli interventi militari se non siete disposti ad andare sui luoghi del conflitto a fare da intermediatori nonviolenti (il direttore d’una rivista su cui scrivevo ai tempi della guerra nella ex-Jugoslavia attaccò i pacifisti pantofolai che guardano la guerra alla tv, come se quelli favorevoli alla guerra fossero tutti al fronte), o di protestare contro certa stampa se non sapete farvi il vostro giornalino di quartiere o almeno un blog di informazione alternativa. (more…)

Pubblicato il 09-10- 2009 6:25 pm | Commenti (3) |
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