Sono passato, poco fa, davanti al basso in cui nacque Michele Angiolillo, nella strada che oggi è intitolata a lui. Una lapide ricorda: “il 5 giugno 1871 in questa casa nacque Michele Angiolillo, giustiziere di Canovas del Castillo, onde s’ebbe la sua immortalità nello spirito. Fieri della sua gesta gli anarchici concittadini mandano ai posteri con fierezza e gloria l’eroe dell’umanità. 9 agosto 1897. Nel 49° anniversario del martirio”.
Giustiziere. Immortalità. Eroe dell’umanità.
E’ un miracolo che, in tempi di lotta globale al terrorismo, quella lapide sia ancora lì. O forse è solo un segno ulteriore della nostra distrazione.
Pensavo, passando, a cosa vuol dire oggi essere anarchici. Un tempo era chiaro: c’è lo Stato, lo Stato è in mano ai borghesi, lo Stato fa le leggi dei borghesi e le fa eseguire, lo Stato riempie le prigioni di povera gente, lo Stato uccide, truffa, inganna, mente. Poi è arrivato Berlusconi. Uno che è contro lo Stato perché lo Stato fa pagare le tasse. Uno che rappresenta un ceto imprenditoriale la cui arroganza ormai invade il campo del grottesco, per il quale la libertà è quella cosa che si compra con i soldi, ed ogni iniziativa che tocchi i soldi è un attentato alla libertà. Vedi nascere un Movimento Libertario il cui motto è “la proprietà è un diritto naturale, le tasse sono un furto”, per il quale “è necessario che le vecchie istituzioni pubbliche lascino il posto ad ordinamenti legali scelti dalla gente entro un mercato competitivo”. Vedi il welfare, l’ultima legittimazione dello Stato, attaccato e ridotto sempre più, la scuola sottratta progressivamente allo Stato e subordinata alle necessità delle aziende o a quelle ideologiche della Chiesa, la magistratura vilipesa. E non riesci a rallegrarti di tutto ciò.
Che vuol dire, allora, essere anarchici oggi? Difendere il welfare, la scuola, la magistratura? Candidarsi alle primarie con il democristiano Franceschini, perché bisogna fare qualcosa per combattere Berlusconi? Farsi una canna? Coltivare cannabis? Leggere e magari tradurre Kropotkin? Frequentare luoghi esclusivi? Mangiare biologico ed equosolidale? Sognare la decrescita? Scaricarsi vecchi film di Robert Bresson, o meglio vederli al cinema d’essai sotto casa?
Quanto conta, ancora, la Selbstdarstellung?
Non ho voglia di rispondere. Ci sono domande che devono fermentare.






