La realtà della vita quotidiana
Ieri sera mi sono addormentato sul divano. Ho dormito per un’oretta buona. Poi mi sono alzato, ho attraversato il piccolo corridoio e sono andato in camera da letto. Lì è avvenuto quello che chiamo il caricamento del programma. Prima di entrare in camera da letto ero solo un essere vivente. In camera da letto sono diventato Antonio Vigilante. Ed in una frazione di secondo sono tornato infelice. Mi sono ricordato, per la precisione, di quelle ragioni di infelicità che fanno tutt’uno, per me, con il dire io. Ciò mi fa pensare a quella pagina bellissima di Berger e Lukmann, in cui parlano dello “stupore di non riconoscere la propria faccia nello specchio del bagno” dopo un sogno inquietante; stupore, terrore che viene esorcizzato grazie ai riti mattutini, “in modo che la realtà della vita quotidiana sia instaurata, anche solo in maniera incerta, al momento in cui esce di casa”*. Io non ho paura, al risveglio. Sono felice. Ma dura meno di un secondo. Non c’è bisogno dei rituali mattutini, il mio-me mi casca addosso con la violenza di un camion. Dovrei imparare, nel corso della giornata, a riportarmi a quel mezzo secondo dopo il risveglio, a deporre il mio-me - a gettarmi giù dal camion.
* P. L. Berger-Th. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969, pp. 205-6.







passano gli anni ma quell’infelicità dell’animo continua a prendersi cura di te…quanto vorrei sentirti meno maliconico
Comment by michela — 29-10- 2009 @ 7:39 pm
Ma no, è tutta scena. Ti penso spesso, sai?
Comment by antonio vigilante — 29-10- 2009 @ 7:45 pm
Una mattina al risveglio anche io mi sono accorta di essere felice. Entrava il sole dalle finestre ed era bella quella luce che illuminava la stanza, ed il tepore del letto, e sentire il mio corpo rilassato. E’ durato quello che e’ durato. Poi il pensiero della giornata mi ha riportato al quotidiano, ho messo l’abito dell’esistenza e del mio essere.
Potrei dire che il pensiero mi ha riportato alla realtà. Ma è un pensiero che vuole unicamente salvare se stesso.
:-)
Comment by amatamari — 29-10- 2009 @ 9:11 pm
E’ tutta colpa dell’influenza delle parole su di noi. Virus HS-A1-Zn, ci si ammala tutti da bambini, dopo il primo anno di vita: fa un saco di casini nel programma con cui si era nati. Se non trovi la cura, il tuo cognome rischia di diventare una pesante condanna.
Comment by romeo — 30-10- 2009 @ 1:05 pm