Nella Mosca del 2053 si aggirano creature statuarie, dal fisico perfetto e dal sex appeal irresistibile. Non sono uomini né donne. Non sono, ad essere precisi, nemmeno esseri umani. Sono e-doll: bambole elettroniche, ma anche idoli, stando alla pronuncia. E come veri idoli, partecipano della ambiguità del sacro. Perché gli e-doll dell’omonimo romanzo di Francesco Verso (Urania 1552, novembre 2009; vincitore del premio Urania 2008) sono creati per soddisfare le peggiori perversioni umane, secondo una impeccabile logica sacrificale: subendo ogni violenza, catalizzando il peggio del sadismo umano, purificano la società, la riequilibrano, la igienizzano. La violenza brutale che si scarica sugli e-doll non colpisce più gli umani. La Silitron, la compagnia che produce gli e-doll, può vantare la riduzione del 45 per cento degli omicidi e del 28 per cento degli stupri. “Le strade sono sicure e camminare è diventato un piacere. E-doll e sai cosa vivi!”.
Il romanzo di Verso ha una costruzione narrativa efficace, completata da una ricostruzione attenta della Mosca furura, che poi non è troppo diversa da qualla attuale (in qualche caso la vita nel 2053 è anche troppo simile a quella attuale: improbabile che si usino ancora, per quella data, i dvd, che già ora stanno per essere soppiantati dai blu-ray). Il limite principale del romanzo mi sembra una certa tendenza a cercare la rilessione profonda o poetica, che non sempre riesce, e qua e là partorisce uscite un po’ barocche. Un esempio: “Senza nome ti definirei e nel far ciò, definirei l’infinito. Nei tuoi sorrisi fulgidi e frastagliati lambisci così a fondo ogni soglia di reazione che, sospesi e collidenti a una spanna dal grigiore, sarebbe plausibile colmare l’intermittente flusso d’amore” (pp. 216-217). Ciò nulla toglie al significato filosofico del romanzo, che mette in luce un meccanismo sacrificale sul quale convergono diverse analisi contemporanee, da Canetti a Girard ed Agamben. Anche in questo, purtroppo, la Russia del 2053 pare fin troppo simile ad una qualsiasi città del 2009. Vi sono due modi per avere qualcosa di simile ad un e-doll. Uno è quello di creare, appunto, degli esseri artificiali, che si possano violentare, torturare, mutilare senza troppo danno. Il secondo è quello è quello di prendere alcuni esseri umani e dichiararli in qualche modo sub-umani, come tali liberamente massacrabili. La categoria del clandestino funziona alla perfezione. Il clandestino, la clandestina possoo essere liberamente massacrati. Se pensi che stia esagerando, ti invito a leggere il terribile libro di Isoke Aikpitanyi Le ragazze di Benin City (Melampo), una testimonianza di cosa subiscono dagli italiani le prostitute-schiave nigeriane. O a fare una rapida ricerca sul numero di prostitute-schiave uccise in Italia. Le loro storie sono perfettamente sovrapponibili a quelle degli e-doll del libro di Verso. Con la differenza che qui si tratta di persone che un tempo avevano un nome e una storia, e che sull’altare sacrificale delle società avanzate diventano semplice carne dolente, che non grida né sussurra, ma tace ai margini delle strade.


Temo, caro Antonio, che le eventuali e-doll, per quanto perfezionate potranno essere, non sostituiranno mai l’inimitabile (e sopratutto gratuito)piacere connesso al far soffrire un altro essere umano. Un piacere superiore a quello del sesso, a quanto pare, e che necessita di “vero” sangue, “vere” urla. Ma qui, tu m’insegni, si apre la vertiginosa prospettiva del rapporto tra “reale” e “virtuale”.
(P.S. Ma Rilke, poverino, che male t’ha fatto?)
Comment by guido canciani — 30-12- 2009 @ 10:14 pm
Rilke? E’ l’unico verso il quale abbia quasi una venerazione.
Comment by antonio vigilante — 31-12- 2009 @ 7:10 am
Ah, questo spiega tutto…. Je T’entend, je T’entend.
Comment by guido — 31-12- 2009 @ 7:52 am
Ciao Antonio, sono Francesco Verso. Volevo ringraziarti per la recensione. Posso postarla sul mio profilo di FB?
Volevo anche chiarire che e’ proprio per impedire gli eccessi di abuso e sfruttamento sugli umani che nascono gli e-doll. Temo che ci saranno sempre soprusi ai danni dei piu’ deboli ma piu’ abbienti potranno (per primi) pagare per evitare le conseguenze piu’ dannose del loro comportamento. E’ questa la logica che ho immaginato.
Grazie
Comment by Francesco Verso — 03-01- 2010 @ 10:28 am
Ciao Francesco, certo che puoi. Ho capito, credo, la logica del tuo romanzo. Ai tempi della tesi di laurea pensavo a qualcosa del genere, ricorrendo però non alla robotica ma alla realtà virtuale. Quello che volevo dire nella mia recensione è che, in attesa degli e-doll, c’è il clandestino che ha la stessa funzione. Considererei anche un ulteriore aspetto: le terribili violenze che subiscono le prostitute-schiave sono forse la manifestazione di un bisogno maschile di esercitare violenza verso un essere umano di sesso femminile, derivante a sua volta da quella paura del femminile cui le religioni - soprattutto i monoteismi - danno voce. Se le cose stanno così, può essere che un robot non possa sostituire le schiave in carne ed ossa.
Comment by antonio vigilante — 03-01- 2010 @ 10:43 am
Certo la mia e’ un’ipotesi (narrativa) basata su alcuni dati statistici sulle violenze sessuali e sugli sviluppi delle IA. A breve la distanza elaborativa tra umani e computer sara’ nulla e lo sviluppo delle protesi artificiali indica come nel giro 40 anni potremmo avere dei “robot” che forse sarebbe corretto definire “postumani”, in quanto nati dall’ingegno umano ma sviluppatisi autonomamente. Sono scenari possibili, ma quanto di cio’ che si immaginava un tempo, e’ divenuto realta’? In un lasso di tempo abbastanza lungo, tutto!
Comment by Francesco Verso — 03-01- 2010 @ 11:35 am
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Comment by MCCONNELLSandy33 — 18-12- 2010 @ 2:17 am