Ho aperto la mano. Vai via, le ho detto. Via. Volevo che restasse. E lei indugiava, restava. Ma io volevo che restasse proprio, che restasse convinta, che restasse perché non poteva che restare - volevo che il suo restare fosse legge, nomos, destino. E: vai via, le ho detto. Vai vai vai. E lei ha indugiato, mi ha guardato, ha guardato le mie dita intorno, grandi come torri, ed ha pianto un poco. Vai, ho insistito: ed intuivo la crepa nella diga del suo restare, che era (ma questo non potevo ancora saperlo: e forse ancora non lo so) la crepa stessa nella menzogna mia quotidiana. Vai! Lei ha versato una lacrima nel palmo della mia mano, proprio come si paga un obolo maltolto, ed ha spiegato le piccole ali, e s’è buttata giù, a sfracellarsi nel mondo.
Aver amato, non è revocabile. La mano resta per sempre aperta. Ferita da una lacrima, crepa nella diga del sé: maledizione tra le mille della vita.


a volte mi incanta, ciò che scrivi. E’ bellissimo e tremendo. E’ bellissimo e tremendo il tuo procedere contorcendoti.
Comment by S — 30-04- 2010 @ 10:41 am
http://lostintranslation3025.wordpress.com/2010/05/01/the-well-is-full-inside-minimo-karma/
Comment by sicilia — 01-05- 2010 @ 9:10 am