Da quali oppressioni dovremmo liberarci?, chiedo agli studenti. Dicono: dai condizionamenti sociali, dalla paura di essere giudicati, dalla falsità, dalla routine, dalla paura di deludere, dal desiderio di essere come gli altri, dall’incertezza, dalla timidezza, dalla paura della morte. Una ragazza dice: dalle false guide spirituali.
Ed io, da quali oppressioni dovrei liberarmi?
A volte m’intristisce un’impressione. Non so se riuscirò a spiegarti: è come se avessi fatto in un momento della mia vita qualcosa di terribile - che so: avessi ucciso qualcuno - e poi avessi dimenticato, rimosso tutto, ma non fino al punto che non rimanga qualcosa al fondo, un’inquietudine sfuggente. Cerco di evocare i miei errori, il male che ho fatto alle persone, ma nulla mi pare così terribile da giustificare una tale sensazione. Dovrei andare ancora più a fondo, avverto: ma non vi riesco.
Questa notte ho sognato che ero al cospetto di un panorama straordinariamente bello. C’era un paesino, con una chiesa al centro ed un grande crocifisso, e tutt’intorno la campagna ed il cielo: ed i colori, i colori erano straordinariamente vivi e belli, belli da togliere il fiato. Ed io ho pensato che bisognava fare una fotografia, ma mi sono accorto che avevo smarrito la fotocamera; ho preso allora il cellulare, ma nel frattempo la bellezza s’è spenta, i colori sono diventati ordinari, ed anche il crocifisso è scomparso. Poi è arrivato un tale con un carro, una specie di Babbo Natale ma più rustico, con la barba sì ma senza il rosso della Coca-Cola, e mi ha detto di pescare il mio dono da una grande sacca, ed io ho pescato un piccolo teschio. No, ha detto lui, questo non è per te.
Da bambino a volte avevo l’impressione che le persone che mi circondavano fossero automi, esseri meccanici privi di anima, che recitavano alla perfezione la loro parte e celavano il loro segreto. Mi spaventavo a morte, in quei momenti, che per fortuna non duravano a lungo. Passeggiando per le strade piene di gente in questo dicembre così caldo ho la stessa impressione. E mi spavento a morte.