Il mondo è il correlato dell’io. Esso esiste in quanto l’io lo costruisce - non nel vecchio senso idealistico, ma nel senso delle neuroscienze: l’oggetto percepito è una costruzione della mente, non esiste in sé. Ma vale anche il contrario: l’io esiste come soggetto che percepisce, come corpo-forma tra corpi e forme. Nel mondo dell’informe i bordi dell’io si fanno vaghi. Io e mondo sono due realtà illusorie che si sostengono a vicenda. La liberazione dall’illusione può dunque partire dall’io, o dal mondo. Ed è questa seconda via, la mia via. Distruggere il mondo, decostruire l’oggetto, percepire oltre il percepito, far vibrare in ogni cosa il suo oltre, insinuarsi nella rima rerum, nella spaccatura, nella ferita che segna tutte le cose in quanto illusorie, non cose. In questo senso basta osservare la punta di una foglia autunnale per raggiungere l’illuminazione - o la mascella di un cavallo, come dice Dogen.