minimo karma    retomar o pedaço que falta

Alterius spectare laborem

L’affare del vaccino contro l’influenza H1N1 ingrassa le case farmaceutiche. La Novartis incassa tra i quattrocento e i settecento milioni di euro in un solo quadrimestre, mentre la Glaxo ha già guadagnato tre miliardi e mezzo di euro. Ma i paesi poveri, che non possono permettersi queste spese, e in cui l’influenza rischia di mietere più vittime, restano tagliati fuori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cercato di persuadere le case farmaceutiche a fornire vaccini anche ai paesi poveri. “Noi non siamo un ente di beneficenza”, ha risposto Daniel vasella, Chief Executive Officer della Novartis, inserito nel 2004 dal Time tra i cento uomini più influenti del mondo.
“In due modi si può essere ladri: prendendo a chi ha più bisogno di noi, e non dando a chi ha più bisogno di noi”, scriveva Danilo Dolci (Fare presto (e bene) perché si muore, De Silva, Torino 1954, pp. 9-10).

Pubblicato il 24-10- 2009 8:37 am | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano, Alterius spectare laborem

Roba da Mille e una notte, assicurano. Il teatro La Fenice blindato, fuori: e dentro l’emiro di un paese arabo, e la prediletta tra le sue mogli, e trecento invitati sceltissimi, tra i quali non potevano mancare il nostro presidente del Consiglio e la rappresentante degli industriali. Spettacoli, ballerini, cibo, lusso sfrenato. Si è festeggiato, ieri sera, il rigassificatore di Porto Levante, creato anche con i soldi dell’emirato del Qatar. Berlusconi ha detto: “Mettere insieme le fonti di energia con la testimonianza della storia e dell’arte, unire il Qatar con l’Italia, è un matrimonio che può dare un risultato straordinario. Cominciamo con questo fidanzamento e andiamo avanti verso una collaborazione sempre più ampia”. Poi ha parlato del suo carisma e di quanto è adorato da quelli che lavorano con lui.
Ieri, mentre a Venezia si preparava la grande serata di gala alla Fenice, a Napoli in un basso del rione Sanità hanno trovato il corpo senza vita di un bimbo di sei anni. Sua madre è in fin di vita. Si scaldavano con un braciere da quando l’Enel ha tagliato loro la corrente perché non hanno pagato la bolletta. Vittime del monossido di carbonio. Vittime della povertà.
L’articolo 3 della nostra Costituzione dice che siamo tutti uguali davanti alla legge, e che è compito della Stato “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Tagliare la corrente non è però, a quanto pare, un atto anticostituzionale. Se gliel’avessero tolta per ragioni razziali o religiosi, oggi i giornali parlerebbero di grave discriminazione. Gleil’hanno tagliata invece perché sono poveri: ed in Italia la discriminazione contro i poveri è non solo tollerata, ma apertamente incoraggiata e favorita da politici, imprenditori, pubblicitari e giornalisti.

Pubblicato il 20-10- 2009 9:02 am | Commenti (1) |
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Diario antitaliano, Alterius spectare laborem

In un robusto, vivace romanzo oggi dimenticato (Ο Χριστός ξανασταυρώνεται, 1954), Nikos Kazantzakis mette in scena la vita d’un villaggio greco, vivo e torbido delle passioni della gola e del basso ventre, nel quale s’accende, tragicamente, la luce dello spirito, e si ripete il dramma del Vangelo. Cenciosi, affamati, ridotti allo stremo, giungono un giorno nella piazza del villaggio, guidati dal prete Fozio, i profughi d’un vicino villaggio distrutto dai turchi: chiedono ospitalità, aiuto, carità. Padre Grigori, il paffuto prete di Likovrissi - così si chiama il villaggio - si trova a passare un brutto quarto d’ora. Come custode del benessere e del quieto vivere del paese, non può accogliere la richiesta di quei pezzenti; e tuttavia è un prete, ha sulle spalle il carico del Vangelo e dell’amore del prossimo eccetera. Tenta di cavarsela ricordandosi di Giobbe e dei suoi amici:

    “Tutto quel che avviene nel mondo avviene col volere di Dio”, disse con voce vigorosa. “Egli guarda la terra dall’alto, tiene una bilancia e pesa. Lascia che Likovrissi goda i suoi beni e immerge il vostro paese nel lutto. Dio sa quali peccati avete commessi!” (1).

Ma non basta, evidentemente. L’ascetico pastore dei profughi ha fascino, sa parlare, sa smuovere i cuori. La fortuna però soccorre padre Grigori. Una fanciulla profuga, stremata dalla fame e dalla stanchezza, muore lì nella piazza. Il prete riceve un’illuminazione: è colera, grida. (more…)

Pubblicato il 26-08- 2009 12:12 pm | Commenti (1) |
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Alterius spectare laborem

da Antonio Vigilante
a presidenza.repubblica@quirinale.it
data 08 Luglio 2009 09.30
oggetto Il “pacchetto sicurezza”
proveniente da gmail.com

Egregio Presidente,

la lettera alle autorità è una cosa che non mi riesce granché, sia per mancanza di talento che per scarso esercizio. E tuttavia non riesco a non scriverle. Non farò perdere tempo a lei o a chi legge la sua posta con dichiarazioni ed analisi più o meno approfondite; desiderlo solo esprimere il mio profondo ribrezzo per quella porcata che chi per nostra disgrazia è al governo intende far passare col nome di “pacchetto sicurezza”. Una legge che chiunque abbia cuore o cervello non può che ritenere vergognosa, pericolosa, inaccettabile per ogni paese civile. Una legge che clandestinizzerà ulteriormente i clandestini, facendone davvero carne da macello. Ogni cittadino che creda nella giustizia, nell’uguaglianza, nel rispetto della persona, non può che contrastare con determinazione un tale scempio del diritto, non senza opporsi al contempo alla diffusione di pregiudizi razziali, di grossolanità ideologica, di volgarità etica che quella legge ha preparato e che altre sciagure porterà al nostro paese.
Credo che sia un suo preciso dovere opporsi a questa legge con gli strumenti che le offre la nostra Costituzione. Si regoli secondo la sua coscienza.
Buon lavoro.

Pubblicato il 08-07- 2009 9:32 am | Commenti (1) |
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Alterius spectare laborem

Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
Dodici. (more…)

Pubblicato il 24-06- 2009 5:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano, Televisione, Alterius spectare laborem

A seguire i telegiornali in questi giorni, l’Italia parrebbe un luogo sicuro per le donne. Nelle ultime settimane ci sono stati un certo numero di stupri di ragazze italiane da parte prevalentemente di stranieri, che hanno allarmato l’opinione pubblica. A fare due conti, tuttavia, sono un numero assolutamente rassicurante. Quanti sono? Mettiamo dieci stupri in quindici giorni. Meno di uno stupro al giorno. Una statistica tutt’altro che allarmante, se si considera che siamo un paese di quasi sessanta milioni di abitanti. Se non fosse gli stranieri, le nostre donne sarebbero tra le più sicure del mondo. Ma quello degli stranieri è un problema che si risolve. Basta qualche pacchetto di leggi restrittive, e se proprio occorre si può ricorrere alle ronde. (more…)

Pubblicato il 17-02- 2009 12:34 pm | Commenti (1) |
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Libri, Alterius spectare laborem

E’ uscito per i tipi delle Edizioni del Rosone il libro di Sara Curci Nero, invisibile, normale. Lavoro migrante e caporalato in Capitanata. Per quel che ne so, si tratta della prima ricerca antropologica sul caporalato in Capitanata. Quella che segue è la mia presentazione, che nel libro non leggerete: ho preferito ritirarla quando erano già pronte le bozze, per far spazio alle parole di qualche politico.

Il terrazzano di Capitanata, scriveva nel 1867 il prefetto Scelsi nella sua Statistica generale, “è in condizione forse peggiore degli animali”. (1) La parola terrazzano indicava il bracciante, di cui Scelsi descriveva e deplorava le condizioni di vita al limite della sopportabilità - un tugurio per abitazione, un tozzo di pane per cibo ed un lavoro troppo massacrante per potersi dedicare a qualsiasi attività compatibile con la cosiddetta dignità umana. Parole non troppo diverse si potrebbero usare per indicare i nuovi terrazzani, i quali vengono da lontano, hanno spesso la pelle di un colore diverso dalla nostra e sono provvidenzialmente evanescenti: clandestini, per essere precisi. Come un tempo i terrazzani, i clandestini vivono oggi in masserie abbandonate spesso senza acqua né luce, lavorano come bestie da soma per una paga che a volte non arriva, in qualche caso muoiono nel tentativo di riscaldarsi o di lavarsi (annegando in qualche vascone per l’irrigazione); come i terrazzani, i clandestini vivono in una condizione di effettiva schiavitù. (more…)

Pubblicato il 07-10- 2008 10:29 am | Commenti (4) |
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Alterius spectare laborem

No, non era Denise. E’ solo l’ennesimo episodio di persecuzione nei confronti dei Rom. La madre della bimba è ora in galera. La sua colpa: la bambina conosce qualche parola italiana. Io conosco qualche parola di francese, di inglese, di spagnolo, di tedesco, di ebraico, di iraniano e di pali. I miei genitori meriterebbero l’ergastolo.

Pubblicato il 12-09- 2008 4:23 pm | Commenta questo post (0) |
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Alterius spectare laborem

Lo aveva detto l’Espresso. Io schiavo in Puglia, aveva titolato. Schiavo. Si erano affrettati, tutti, a minimizzare. Ma sì, sfruttamento, una brutta roba, ma la schiavitù no, la schiavitù è un’altra cosa. Suvvia, siamo civili, noialtri. Esagerazioni giornalistiche. Ora c’è la sentenza del gup Antonio Lovecchio. Dice che le condizioni dei braccianti polacchi in Capitanata erano in tutto simili a quelle “imposte agli schiavi nel diritto romano”. Ne danno notizia la pagina barese della Repubblica e, brevemente, La Gazzetta del Mezzogiorno. Attendo le prese di posizione del cosiddetto mondo politico. Niente. Quelli che fino a qualche settimana fa avevano tante cose interessanti da dire su ogni argomento adesso tacciono. Nulla da dichiarare.
Del resto, la sentenza non dice poi che siamo così cattivi. Ad essere condannati sono stati 17 polacchi. Erano loro che gestivano il sistema. Erano loro che riducevano in schiavitù. Gli italiani non c’entrano. Certo, qualcuno potrebbe chiedere per chi lavoravano, questi schiavi. A chi appartenevano le terre cui erano legati questi schiavi. Se davvero i proprietari terrieri e i gli imprenditori agricoli potevano essere esenti da complicità. Ma questo vuol dire davvero voler pensare male ad ogni costo. Essere anti-italiani. Remare contro. Gli imprenditori agricoli, soprattutto quelli capacissimi di Capitanata, hanno mille cose a cui pensare. Sono persone dinamiche, piene di impegni, con le mani in mille affari. E fatalmente distratte. Non si sono accorti - è umano, comprensibile - di quello che accadeva nelle loro terre. Uno non può badare a tutto.
Guardavano da un’altra parte, gli imprenditori. Come i politici. Buona parte della cosiddetta politica consiste nel costruire un’ altra parte verso cui guardare. E nel darti l’illusione di essere sempre, infallibilmente, dalla parte giusta.

Pubblicato il 28-05- 2008 4:03 pm | Commenti (3) |
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Alterius spectare laborem

Tre donne rom, a Lecco, cercano di rubare una bambina dal passeggino della madre. La donna reagisce con un calcio, porta in salvo il bimbo e chiama la Questura, che prontamente individua le tre malnate. Due di loro vengono condannate in tempi rapidissimi a otto mesi e dieci giorni con l’accusa di tentata sottrazione di minore - non, straramente, di sequestro di persona.
E’ il 5 febbraio del 2005.
Come sono andate realmente le cose? Ci sono tre donne, ricostruisce Miguel Martinez, che nel centro di Lecco stanno chiedendo l’elemosina; “in una stradina, si avvicinano a una signora che porta a spasso la sua bambina in giro in un passeggino. Non la sfiorano nemmeno, ma quando le vede, la signora, colta dal panico, fugge, anzi - secondo alcuni giornali ‘reagisce a calci’”. Non è difficile credere a questa versione. Immaginiamo degli italiani al posto del rom. Tentano di rapire un bambino, la madre se ne accorge e li aggredisce: va male. Che fanno? Scappano, si rendono irreperibili. I rom invece no: vanno a mangiare alla mensa della Caritas. Ora, sarà che questi rom sono strani, ma non così strani. Tutta l’accusa è fondata sulla testimonianza della madre. La parola di una donna italiana contro la parola di tre rom rumene. Le quali, però, non parlando italiano, non hanno parola. (more…)

Pubblicato il 14-05- 2008 7:03 pm | Commenti (9) |
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Alterius spectare laborem

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza… ed è con queste e in queste parole che invito il popolo ITALIANO a ricordare i propri fasti, e a suggellare la propria grandezza, sbattendo fuori questa gente di merda dalla nostra NAZIONE.
Gente senza Dio, ignorante della grandezza del nostro popolo in grado solo di distruggere quanto è stato creato da millenni di storia, cultura, arte, letteratura, questi ANIMALI vanno squoiati e bruciati con la loro violenza, bestialità e ignoranza!!!!!!!!!! (more…)

Pubblicato il 05-02- 2008 12:41 pm | Commenti (2) |
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Testi, Alterius spectare laborem

Bronislawa Wajs, detta Papusza (Bambola), è tra i massimi rappresentanti della letteratura romanò. Nacque nel 1910 in Polonia in una famiglia appartenente a una kumpania, un gruppo di famiglie nomadi. Riuscì ad imparare a leggere e a scrivere frequentando furtivamente la scuola nei villaggi prossimi al luogo in cui la sua kumpania si accampava. A quindici anni sposò DionizyWajs, un vecchio suonatore d’arpa. Cominciò a scrivere e cantare ballate, che a volte intitolava semplicemente “Canzoni uscite dalla testa di Papusza”: ballate che parlavano della vita sua e del suo popolo, della povertà, della libertà, dell’amore. (more…)

Pubblicato il 27-01- 2008 4:49 pm | Commenti (1) |
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Segnalazioni, Alterius spectare laborem

Vi invito a sottoscrivere (->qui) Il triangolo nero. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne, promosso da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming. Finalmente un segno di civiltà in questo periodo di isteria di massa.

Pubblicato il 26-11- 2007 7:36 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet, Alterius spectare laborem

La protagonista della storia che sto per raccontare non ha un nome. Di questi tempi, in questo paese, avere un nome è un privilegio che non a tutti è concesso. Come la cittadinanza, il nome è la pelle che fa di qualcuno un essere umano, da riconoscere e rispettare come tale, nei cui confronti è lecito esercitare violenza solo nei casi previsti dalla legge. Senza la pelle del nome e della cittadinanza, non si è nemmeno esseri umani. Si è insieme raccapricciante di muscoli e grasso, di nervi e tendini; si è pre-umani, pre-civili; si è qualcosa di intermedio tra l’animale e l’uomo.
Senzanome ha sedici anni. Forse è una bambina, forse è una donna. Non è dato saperlo. A sedici anni si può essere ancora bimbe o già donne. Senzanome aspetta un bambino, ma questo non vuol dire nulla. Si può essere mamme bambine, a sedici anni: mettere al mondo un figlio che è un po’ figlio e un po’ bambolotto con cui giocare.
Senzanome è romena, e questo in Italia, oggi, vuol dire molto. Senzanome è povera, e questo oggi, in Italia, vuol dire ancora più che essere romena. Senzanome è senza nome perché romena e povera.
Senzanome ha accanto un uomo, presumibilmente il padre del bambino che sta aspettando. Con lui, arriva in un piccolo centro agricolo della Capitanata. Si chiama Orta Nova, il posto. Chissà come suona pronunciato da un romeno. Sbagliano sempre i nomi dei nostri luoghi, questi extracomunitari, ed è forse anche per questo che ci stanno poco simpatici. Con il suo uomo Senzanome cerca lavoro nelle campagne di Orta Nova. Cerca lavoro come bracciante. Sa bene cosa l’aspetta. Sa che il lavoro è duro, sa che la paga è misera. Sa di non avere diritti, di dover lavorare a testa bassa, in silenzio. Ma quello che accade è al di là delle sue peggiori previsioni. (more…)

Pubblicato il 16-11- 2007 7:51 pm | Commenti (5) |
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Nonviolenze, Sinistra, Alterius spectare laborem


Questa mattina l’autista dell’autobus era nervoso. Prima della partenza si alza di scatto e va verso il fondo dell’autobus, che è occupato da una famiglia rom. Quasi sempre il fondo degli autobus è occupato da persone rom o extracomunitarie. E’ una sorta di segregazione spontanea, pacifica. Urla loro addosso che se vogliono viaggiare devono pagare il biglietto. Regolare. Una donna protesta, lui insiste, poi torna al suo posto e parte. Dopo due minuti la discussione riprende. Ferma l’autobus, torna a urlare, minaccia di chiamare i carabinieri. Quando la donna gli dice che è un bastardo minaccia di picchiarla.
Nella parte anteriore dell’autobus i passeggeri commentano. Non se ne può più di questi zingari, è sempre la stessa storia… Nessuno nota che è insolito che sia l’autista, e non il controllore, a verificare il possesso del biglietto. E nessuno nota l’indebita generalizzazione, per cui il comportamento di una sola famiglia diventa cifra di una intera etnia. Eppure l’autobus a quell’ora è occupato quasi interamente da docenti.
Walter Veltroni, l’uomo che si candida a guidare questo paese nei prossimi anni, ha fatto di meglio. Commentando un episodio di cronaca, -> ha detto: “Prima dell’ingresso della Romania nell’Unione europea, Roma era la città più sicura del mondo”. Singolare dichiarazione. Non è frequente che un uomo politico importante di un paese sostenga che gli uomini di un altro paese sono dei delinquenti. In Italia ci sono 556 mila romeni. I casi di cronaca che riguardano i romeni, e che finiscono sempre in prima pagina, sono poche decine. Anche qui abbiamo una indebita generalizzazione . Chi compie un reato non è più portatore di una colpa individuale. Getta un’ombra su tutta la sua etnia, autorizza a insultare pubblicamente un intero paese. Nel caso specifico, a denunciare il crimine ed a consentire l’arresto del colpevole è stata una donna nomade rumena, vale a dire una donna della stessa etnia del colpevole. Ma questo è un particolare di poco conto. Quel che conta è che un nomade rumeno ha fatto una brutta cosa. Preso dall’indignazione del giusto, Veltroni giunge a minacciare la Romania. Se vogliono stare in Europa, devono smetterla di mandarci i romeni. Di mandarci i delinquenti, cioè. (more…)

Pubblicato il 31-10- 2007 10:19 pm | Commenti (13) |
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