minimo karma      chymische hochzeit etc.

Alterius spectare laborem

Lo aveva detto l’Espresso. Io schiavo in Puglia, aveva titolato. Schiavo. Si erano affrettati, tutti, a minimizzare. Ma sì, sfruttamento, una brutta roba, ma la schiavitù no, la schiavitù è un’altra cosa. Suvvia, siamo civili, noialtri. Esagerazioni giornalistiche. Ora c’è la sentenza del gup Antonio Lovecchio. Dice che le condizioni dei braccianti polacchi in Capitanata erano in tutto simili a quelle “imposte agli schiavi nel diritto romano”. Ne danno notizia la pagina barese della Repubblica e, brevemente, La Gazzetta del Mezzogiorno. Attendo le prese di posizione del cosiddetto mondo politico. Niente. Quelli che fino a qualche settimana fa avevano tante cose interessanti da dire su ogni argomento adesso tacciono. Nulla da dichiarare.
Del resto, la sentenza non dice poi che siamo così cattivi. Ad essere condannati sono stati 17 polacchi. Erano loro che gestivano il sistema. Erano loro che riducevano in schiavitù. Gli italiani non c’entrano. Certo, qualcuno potrebbe chiedere per chi lavoravano, questi schiavi. A chi appartenevano le terre cui erano legati questi schiavi. Se davvero i proprietari terrieri e i gli imprenditori agricoli potevano essere esenti da complicità. Ma questo vuol dire davvero voler pensare male ad ogni costo. Essere anti-italiani. Remare contro. Gli imprenditori agricoli, soprattutto quelli capacissimi di Capitanata, hanno mille cose a cui pensare. Sono persone dinamiche, piene di impegni, con le mani in mille affari. E fatalmente distratte. Non si sono accorti - è umano, comprensibile - di quello che accadeva nelle loro terre. Uno non può badare a tutto.
Guardavano da un’altra parte, gli imprenditori. Come i politici. Buona parte della cosiddetta politica consiste nel costruire un’ altra parte verso cui guardare. E nel darti l’illusione di essere sempre, infallibilmente, dalla parte giusta.

Pubblicato il 28-05- 2008 4:03 pm | Commenti (1) |
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Alterius spectare laborem

Tre donne rom, a Lecco, cercano di rubare una bambina dal passeggino della madre. La donna reagisce con un calcio, porta in salvo il bimbo e chiama la Questura, che prontamente individua le tre malnate. Due di loro vengono condannate in tempi rapidissimi a otto mesi e dieci giorni con l’accusa di tentata sottrazione di minore - non, straramente, di sequestro di persona.
E’ il 5 febbraio del 2005.
Come sono andate realmente le cose? Ci sono tre donne, ricostruisce Miguel Martinez, che nel centro di Lecco stanno chiedendo l’elemosina; “in una stradina, si avvicinano a una signora che porta a spasso la sua bambina in giro in un passeggino. Non la sfiorano nemmeno, ma quando le vede, la signora, colta dal panico, fugge, anzi - secondo alcuni giornali ‘reagisce a calci’”. Non è difficile credere a questa versione. Immaginiamo degli italiani al posto del rom. Tentano di rapire un bambino, la madre se ne accorge e li aggredisce: va male. Che fanno? Scappano, si rendono irreperibili. I rom invece no: vanno a mangiare alla mensa della Caritas. Ora, sarà che questi rom sono strani, ma non così strani. Tutta l’accusa è fondata sulla testimonianza della madre. La parola di una donna italiana contro la parola di tre rom rumene. Le quali, però, non parlando italiano, non hanno parola. (more…)

Pubblicato il 14-05- 2008 7:03 pm | Commenti (9) |
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Alterius spectare laborem

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza… ed è con queste e in queste parole che invito il popolo ITALIANO a ricordare i propri fasti, e a suggellare la propria grandezza, sbattendo fuori questa gente di merda dalla nostra NAZIONE.
Gente senza Dio, ignorante della grandezza del nostro popolo in grado solo di distruggere quanto è stato creato da millenni di storia, cultura, arte, letteratura, questi ANIMALI vanno squoiati e bruciati con la loro violenza, bestialità e ignoranza!!!!!!!!!! (more…)

Pubblicato il 05-02- 2008 12:41 pm | Commenti (1) |
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Testi, Alterius spectare laborem

Bronislawa Wajs, detta Papusza (Bambola), è tra i massimi rappresentanti della letteratura romanò. Nacque nel 1910 in Polonia in una famiglia appartenente a una kumpania, un gruppo di famiglie nomadi. Riuscì ad imparare a leggere e a scrivere frequentando furtivamente la scuola nei villaggi prossimi al luogo in cui la sua kumpania si accampava. A quindici anni sposò DionizyWajs, un vecchio suonatore d’arpa. Cominciò a scrivere e cantare ballate, che a volte intitolava semplicemente “Canzoni uscite dalla testa di Papusza”: ballate che parlavano della vita sua e del suo popolo, della povertà, della libertà, dell’amore. (more…)

Pubblicato il 27-01- 2008 4:49 pm | Commenta questo post (0) |
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Segnalazioni, Alterius spectare laborem

Vi invito a sottoscrivere (->qui) Il triangolo nero. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne, promosso da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming. Finalmente un segno di civiltà in questo periodo di isteria di massa.

Pubblicato il 26-11- 2007 7:36 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet, Alterius spectare laborem

La protagonista della storia che sto per raccontare non ha un nome. Di questi tempi, in questo paese, avere un nome è un privilegio che non a tutti è concesso. Come la cittadinanza, il nome è la pelle che fa di qualcuno un essere umano, da riconoscere e rispettare come tale, nei cui confronti è lecito esercitare violenza solo nei casi previsti dalla legge. Senza la pelle del nome e della cittadinanza, non si è nemmeno esseri umani. Si è insieme raccapricciante di muscoli e grasso, di nervi e tendini; si è pre-umani, pre-civili; si è qualcosa di intermedio tra l’animale e l’uomo.
Senzanome ha sedici anni. Forse è una bambina, forse è una donna. Non è dato saperlo. A sedici anni si può essere ancora bimbe o già donne. Senzanome aspetta un bambino, ma questo non vuol dire nulla. Si può essere mamme bambine, a sedici anni: mettere al mondo un figlio che è un po’ figlio e un po’ bambolotto con cui giocare.
Senzanome è romena, e questo in Italia, oggi, vuol dire molto. Senzanome è povera, e questo oggi, in Italia, vuol dire ancora più che essere romena. Senzanome è senza nome perché romena e povera.
Senzanome ha accanto un uomo, presumibilmente il padre del bambino che sta aspettando. Con lui, arriva in un piccolo centro agricolo della Capitanata. Si chiama Orta Nova, il posto. Chissà come suona pronunciato da un romeno. Sbagliano sempre i nomi dei nostri luoghi, questi extracomunitari, ed è forse anche per questo che ci stanno poco simpatici. Con il suo uomo Senzanome cerca lavoro nelle campagne di Orta Nova. Cerca lavoro come bracciante. Sa bene cosa l’aspetta. Sa che il lavoro è duro, sa che la paga è misera. Sa di non avere diritti, di dover lavorare a testa bassa, in silenzio. Ma quello che accade è al di là delle sue peggiori previsioni. (more…)

Pubblicato il 16-11- 2007 7:51 pm | Commenti (5) |
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Nonviolenze, Sinistra, Alterius spectare laborem


Questa mattina l’autista dell’autobus era nervoso. Prima della partenza si alza di scatto e va verso il fondo dell’autobus, che è occupato da una famiglia rom. Quasi sempre il fondo degli autobus è occupato da persone rom o extracomunitarie. E’ una sorta di segregazione spontanea, pacifica. Urla loro addosso che se vogliono viaggiare devono pagare il biglietto. Regolare. Una donna protesta, lui insiste, poi torna al suo posto e parte. Dopo due minuti la discussione riprende. Ferma l’autobus, torna a urlare, minaccia di chiamare i carabinieri. Quando la donna gli dice che è un bastardo minaccia di picchiarla.
Nella parte anteriore dell’autobus i passeggeri commentano. Non se ne può più di questi zingari, è sempre la stessa storia… Nessuno nota che è insolito che sia l’autista, e non il controllore, a verificare il possesso del biglietto. E nessuno nota l’indebita generalizzazione, per cui il comportamento di una sola famiglia diventa cifra di una intera etnia. Eppure l’autobus a quell’ora è occupato quasi interamente da docenti.
Walter Veltroni, l’uomo che si candida a guidare questo paese nei prossimi anni, ha fatto di meglio. Commentando un episodio di cronaca, -> ha detto: “Prima dell’ingresso della Romania nell’Unione europea, Roma era la città più sicura del mondo”. Singolare dichiarazione. Non è frequente che un uomo politico importante di un paese sostenga che gli uomini di un altro paese sono dei delinquenti. In Italia ci sono 556 mila romeni. I casi di cronaca che riguardano i romeni, e che finiscono sempre in prima pagina, sono poche decine. Anche qui abbiamo una indebita generalizzazione . Chi compie un reato non è più portatore di una colpa individuale. Getta un’ombra su tutta la sua etnia, autorizza a insultare pubblicamente un intero paese. Nel caso specifico, a denunciare il crimine ed a consentire l’arresto del colpevole è stata una donna nomade rumena, vale a dire una donna della stessa etnia del colpevole. Ma questo è un particolare di poco conto. Quel che conta è che un nomade rumeno ha fatto una brutta cosa. Preso dall’indignazione del giusto, Veltroni giunge a minacciare la Romania. Se vogliono stare in Europa, devono smetterla di mandarci i romeni. Di mandarci i delinquenti, cioè. (more…)

Pubblicato il 31-10- 2007 10:19 pm | Commenti (13) |
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Alterius spectare laborem

Chiedo ai lettori di minimo karma di diffondere il seguente comunicato (se lo condividono, ovviamente) attraverso i loro blog ed i loro contatti di posta elettronica. Grazie. (more…)

Pubblicato il 18-11- 2006 4:18 pm | Commenti (2) |
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Tophet, Alterius spectare laborem

Gentile Presidente della Provincia di Foggia, dott. Carmine Stallone
Gentile Sindaco di Foggia, dott. Orazio Ciliberti
Gentile Assessore ai Diritti Umani del Comune di Foggia, dott. Michele Del Carmine

ho tra le mani il reportage di Fabrizio Gatti sull’ Espresso di questa settimana, che denuncia e documenta le incredibili e vergnognose violazioni dei diritti umani che avvengono nelle nostre campagne a danno di quelli che ci piace chiamare “clandestini”. Un reportage che non dice nulla che non sapessimo già, a dire il vero. Perché chiunque sa, a Foggia, quale è il sistema della raccolta dei pomodori nelle nostre campagne, come e dove vivono, dome e dove crepano i lavoratori, quante e quali violenze subiscono. La differenza è che ora - e finalmente - lo sanno anche gli altri. E nessuno può far più finta di non sapere.
Il reportage vi chiama in causa, vi accusa. Parla di una indifferenza delle istituzioni che diventa complicità con una delle più vergognose violazioni dei diritti umani in Italia e nell’Occidente. Come cittadino, vi chiedo conto. Vi chiedo di spiegare a me ed a tutti - perché la vostra risposta sarà resa pubblica, così come verrà pubblicamente deplorata la vostra eventuale non risposta - cosa avete fatto per evitare questa vergogna, quante notti non avete dormito per impedire che esseri umani crepassero qui, in quella che fu la Daunia Felix, come animali. Ed un’altra cosa vi chiedo: se vi accorgere della insufficienza della vostra risposta, se comprendete di non avere fatto tutto il possibile, di aver avuto altre priorità, di aver dormito la notte, dimettetevi. Restituirete dignità a voi stessi e senso alla politica.

Pubblicato il 02-09- 2006 8:46 am | Commenta questo post (0) |
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Intervenendo sul tristissimo caso di Hina, Giuliano Amato parla di diritti fondamentali “come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali” e aggiunge che “la donna ha il diritto di scegliere la sua vita e il matrimonio combinato noi lo abbiamo abbandonato alcuni secoli fa”.
Qualcuno dovrebbe dare qualche lezione di antropologia culturale al nostro ministro dell’Interno. Imparerebbe (more…)

Pubblicato il 16-08- 2006 10:38 am | Commenti (21) |
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Non si parla che di questi rumeni e marocchini che stuprano le ragazze italiane, mentre non una sola parola si è spesa, per quel che mi risulta, per il sacerdote quarantaquattrenne che ha ripetutamente violentato una donna nel modo più disgustoso, vale a dire minacciandola di farle togliere i tre figli, di cui era tutore.
Questa si chiama, semplicemente, istigazione all’odio razziale.

Pubblicato il 21-06- 2005 1:58 pm | Commenti (9) |
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Tophet, Alterius spectare laborem

Caro direttore,
il primo giugno la polizia ha compiuto un blitz* in villa comunale per contrastare l’immigrazione clandestina. Ora, io sono di quelli che si rifiutano di classificare alcuni esseri umani nella categoria dei “clandestini”; e tuttavia comprendo benissimo che le forze dell’ordine fanno semplicemente il loro lavoro: nulla, insomma, da ridire.
Qualcosa da ridire ho, invece, su quanto ha detto il dirigente delle volanti della Questura, Maurizio Galeazzi, intervistato da Damiano Bordasco per Teleradioerre: “Vogliamo restituire la villa ai foggiani”. Secondo lo stesso servizio di Teleradioerre, “i clandestini verranno tutti espulsi mentre i regolari saranno rilasciati ed invitati a non sostare più per lungo tempo all’interno della villa comunale”.
Io non sapevo che l’ingresso in villa fosse riservato ai foggiani. Non ho mai visto cartelli con la scritta “Vietato l’ingresso agli extracomunitari”. A quanto pare, certi cartelli ci sono anche se non sono visibili. Io credevo che in Italia ci fossero alcune garanzie - in fondo siamo in un paese democratico, uno di quelli che la democrazia l’esportano anche; e invece apprendo che ad alcune persone, poiché immigrate - ma regolarmente immigrate -, si nega il diritto di fare due passi dove preferiscono: o meglio, si pone loro un limite temporale. E quale, poi? Per quanto tempo un immigrato regolare - una donna ucraina, ad esempio - può “sostare” in villa prima di essere invitato dalle forze dell’ordine a “restituire la villa ai foggiani”?
A Foggia, a quanto pare, va così: la polizia fa i blitz nella villa comunale per ripulirla dagli ucraini mentre qualche vigile urbano picchia i senegalesi nelle vie del centro e qualche mano ignota, ma provvidenziale, dà fuoco al campo nomadi, liberando al contempo un bel po’ di suolo edificabile.

Qui.

* Per la cronaca, oggi il blitz si è ripetuto. Sempre per la cronaca, la mia città ha un assessore ai diritti dell’uomo.

Pubblicato il 09-06- 2005 8:31 pm | Commenti (3) |
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“I carabinieri hanno arrestato due placchi di 26 anni. Sono stati sorpresi in via Bari, alla periferia della città, a bordo di Wolkswagen. Avevano passamontagna e due cacciaviti. Secondo i militari erano intenzionati a rapinare le donne dedite alla prostituzione alla periferia della città.” (qui)

Questo è un grande passo avanti nella filosofia della sicurezza pubblica: non occorre più far reati, basta aver l’aria di volerli compiere ed essere in possesso di qualche oggetto che potrebbe servire alla bisogna - non necessariamente un’arma, va bene anche un cacciavite.
Tempo fa, ricordo, i carabinieri fecero un bliz in grande stile nel campo rom di Foggia - lo stesso che è misteriosamente andato a fuoco qualche giorno fa -, poiché erano aumentati i furti in appartamento. Una sessantina di carabinieri, se non ricordo male, alle cinque del mattino. Non trovarono nulla, tranne che dei cacciavite, gli stessi che ognuno di noi ha a casa. Li sequestrarono. C’è da temere che al prossimo bliz arresteranno tutti.
Intanto è stato rimesso in libertà il foggiano che con altri ha cercato, giorni fa, di dar fuoco ad un disabile. (qui).

Pubblicato il 26-03- 2005 1:21 pm | Commenta questo post (0) |
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