minimo karma    retomar o pedaço que falta

Note di apprendistato, Amore

“Non ho scelto io il finale. Dove tu hai messo un punto di colpo, io stavo domandandomi come sarebbe stato iniziare una vita con te. Era difficile immaginare come sarebbe stata una vita con qualcuno. Non m’ingannavo. Non su di me, che sono un cane sciolto.
Dopo che hai visto uno che conoscevi morto in una cassa, poi ci metti degli anni per ricordarlo da vivo. Prima hai perso ogni ricordo di lui. I tratti. I gesti. Il suono della voce, il sorriso, il corso delle vene nelle mani. C’è soltanto quel morto in una bara.
Al posto di te, delle sere e delle colline, vedo sempre quel morto duro infilarsi tra le colline. Siamo gialli lì dentro. Poi cenere in un sacchetto.
Forse diventi ateo così. Quando vedi sparire uno e metti le dita e tocchi il vuoto che lascia”.

Marìa Carrazoni, Sicilia, Untitl.Ed, 2006, p. 38.

Pubblicato il 09-07- 2009 5:13 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Diario, Amore

Ti amo, dice. E’ figlio, come tanti, della maledizione dell’educazione. Per anni gli hanno detto che non era come doveva essere; per anni si è sentito ogni giorno cattivo, sbagliato, colpevole; per anni ha cercato di mettere sé stesso nello stampo che gli veniva offerto, di assumere le espressioni del viso che gli venivano suggerite, di compiere gli atti necessari; per anni ha messo a tacere, represso, perseguitato sé stesso. Ora se ne sta lì con la sua preghiera. Perché il suo ti amo questo vuol dire: liberami, tu che mi sei ora accanto, liberami dalla maledizione dell’educazione, guardami bene, guardami ovunque, sopra e sotto, fuori e dentro, e dimmi che mi vuoi, guarda bene i miei fiori e le mie spine, toccami, accarezzami, graffiami, mordimi, assaggiami e dimmi che va bene, che si può fare, che è finita la maledizione, che posso uscire allo scoperto. Dimmi che posso uscire allo scoperto, ti prego. Dimmi che è finita. Dimmelo.
Dimmi che posso uscire allo scoperto.
Ti amo, dice. E prova ad uscire allo scoperto, ed ecco che le sue spine sembrano fiori, il dentro è bello come il fuori, la maledizione sembra finita. Il mondo si presenta finalmente amico. La guerra - la guerra di tutti contro di lui, e di lui contro sé stesso - è finita.
Ma il destino lo aspetta al varco. L’inciampo accade. Le spine tornano spine, il dentro si separa dal fuori, e torna a nascondersi, a soffrire lontano dagli sguardi. Ancora una volta si sente cattivo, sbagliato, colpevole. Ancora più colpevole, perché si accorge che in quella preghiera, in quel ti amo, c’era una ingiustizia radicale: perché lui, figlio dell’educazione, aveva forse la forza per uscire allo scoperto, per mettersi fiore e spine nelle mani di qualcuno, ma la forza per accogliere a sua volta, per dire di sì al dentro ed al fuori, per toccare accarezzare graffiare mordere guardare e dire sì, quella forza grande che sola dà il diritto di essere amati - quella forza non era con lui.

Pubblicato il 27-06- 2009 9:39 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Diario, Amore

Ti amo, dice l’uno. Ti amo, risponde l’altro. Nel ti amo dell’uno c’è l’odore del fieno e dell’erba appena tagliata, il tepore di certe mattine d’estate, gli occhi buoni di un cane, la pioggia sui campi vista attraverso i vetri. Nel ti amo dell’altro ci sono i mille rumori della città che si risveglia, l’emozione delle prime carezze, la soddisfazione di chi ha appena segnato un gol decisivo, il senso di potere di chi ha ottenuto quello che voleva. Ognuno ha la propria personale costellazione del bene. Eppure credono di dire la stessa cosa, quando dicono ti amo. Pensano che questa cosa così personale, l’amore, possa essere al tempo stesso un universale, qualcosa che sta oltre l’io e il tu, e che unisce l’io e il tu. Si illudono di poter comprendere il bene che l’altro ha dentro, e di poter essere compresi. Ignorano che in reltà non esiste nessun bene, che anche quella cosa così personale è una menzogna: perché non esiste un io, non esiste un tu. Ignorano che il cosiddetto io non è che la scena d’un teatro, sulla quale compaiono numerosi attori: e quello che uno dice è contraddetto dall’altro. L’uno parla dell’odore del fieno, l’altro degli occhi buoni di un cane. Un terzo entra in scena sbraitando, e dileggia i primi due. Un quarto in un angolo guarda tutti e se la ride.
Ti amo, dice l’uno. Ti amo, risponde l’altro. E si prendono per mano, pronti a recitare fino in fondo la loro tragica commedia degli equivoci.

Pubblicato il 20-02- 2009 11:02 am | Commenti (1) |
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Segnalazioni, Amore

All’inizio c’è l’innamoramento, e questo è spontaneo. Ma dopo, se deve diventare amore, deve diventare un lavoro. Deve diventare la decisione di riscegliere tutti i giorni proprio quella persona lì; deve diventare la fatica di far tacere tutte le lamentele piccine, che altrimenti diventano enormi, gonfie, pesanti, e alla fine soverchiano il bene che si era intravisto, e le “catene di fiori” diventano catene e basta.
Amare è un lavoro come l’agricoltura.
O come dare il bianco alle pareti.

Ma guarda te se mi tocca citare una suora.

Pubblicato il 21-08- 2007 8:05 am | Commenti (6) |
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Amore

Intervistato dall’ Espresso, Amos Oz assicura che non esiste l’amore universale: l’amore è un sentimento intimo, che si estende al massimo a una ventina di persone. E sia. Aggiunge che l’amore può diventare distruttivo, degenerare nel fanatismo che vuol cambiare l’altro. Vero, senz’altro. Ma poi conclude: oggi non c’è uno scontro tra civiltà, ma uno scontro tra fanatici e non fanatici. “Se qualcuno ama il mondo arabo così tanto da volerlo cambiare con la forza, con le bombe, forse è amore, ma non è utile. Ecco perchè non vedo differenza tra la jihad e la crociata. Anche le crociate erano dettate dall’amore”. E qui qualcosa non torna. Non solo la differenza netta tra i fanatici e i non-fanatici, loro e noi. Ho sempre pensato che vi sia una sorta di fanatismo dell’antifanatismo, quell’atteggiamento di chi condanna risolutamente - fanaticamente - qualunque posizione che risulti anche solo leggermente sbilanciata da un lato o dall’altro. Il problema è che la conclusione non si accorda con la premessa. Se l’amore è un sentimento intimo, se l’amore universale non c’è, se posso amare al massimo venti persone, come è concepibile qualcosa come l’amore fanatico per il mondo arabo? Come può il fanatismo - figlio dell’amore - diventare una forza storica, se l’amore è condannato a essere un sentimento intimo (”…l’amore è un sentimento intimo, mentre la guerra è un fenomeno della storia”)?

Pubblicato il 11-03- 2005 9:36 pm | Commenti (4) |
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Amore

Il desiderio è la brama di consumare. Di assorbire, divorare, ingerire e digerire - di annichilire. Il desiderio non necessita di altro stimolo che la presenza dell’alterità. Tale presenza è sempre un affronto e un’umiliazione. E’ una compulsione a colmare il divario con l’alterità, in qaunto attrae e repelle, seduce con la promessa dell’inesplorato e irrita con la sua evasiva, pervicace diversità. Il desiderio è un impulso a spogliare l’ alterità della sua diversità e, così facendo, a delegittimarla. Dal processo di esplorazione, assaggio, familiarizzazione e addomesticamento l’alterità uscirebbe con l’aculeo della tentazione estratto e spezzato. (…) Per contro l’amore è il desiderio di prendersi cura e di preservare l’oggetto della propria cura. Un impulso centrifugo, a differenza del desiderio, che è centripeto. Un impulso a espandersi, a fuoriuscire, a protendersi all’esterno; a ingerire, assorbire e assimilare il soggetto nell’oggetto, non viceversa come nel caso del desiderio. L’amore consiste nell’aggiungere qualcosa al mondo, e ciascuna aggiunta è la traccia vivente del dio amante.

Così Zygmunt Bauman in Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi (Laterza, Roma-Bari 2004, pp. 14-15). Presentando una distinzione che fa pensare a quella di Lévinas tra bisogno e desiderio: con la differenza che Bauman chiama desiderio quel che Lévinas chiama bisogno, ed amore quel che Lévinas chiama desiderio. Succede. Abbiamo dunque due forze, due impulsi, due tensioni: una centripeta ed una centrifuga; una che incorpora l’altro, lo nega, lo umilia reagendo alla umiliazione che la sua stessa presenza implica; l’altra che al contrario nega il soggetto nell’oggetto, l’amante nell’amato. Nel primo caso l’altro è oggetto di consumo, nel secondo è oggetto di un amorevole prendersi cura -per cui sarebbe meglio essere amati che desiderati.
Ma: è proprio nell’altro - in questo-altro-qui - che io mi immergo, mi nego, mi lascio andare, amando? E’ il suo volto, il suo carattere, i suoi difetti che amo? Da dove nasce questa follia di negarsi per un altro? Nasce dentro, nasce dal fondo. E dentro, dal fondo, nasce la persona amata. La quale non è mai questo-altro-qui, ma è una misteriosa Presenza, custodita dall’infanzia, e timidamente messa alla luce quando incontriamo qualcuno che vagamente ce la richiami: e poi furiosamente partorita, dolorosamente imposta al disgraziato oggetto del nostro amore. Sul quale peserà, ora, questa condanna di non poter essere più se stesso, ma di dover portare la maschera della nostra Presenza, di esere parto nostro, figlio o figlia, creatura generata dal nostro amore; e al tempo stesso sempre altro, ontologicamente inadeguato, e perciò tale da alimentare, fin nel fondo del nostro folle amore, un sottile dolore, un odio pudico, che prima o poi diventerà terrore, furia, infanticidio. Annichilimento dell’altro.
Essere amati è una delle disgrazie più grandi che possano capitare, una minaccia alla nostra identità, alla nostra alterità, alla nostra maturità: ci fa divini, perché dobbiamo portare i segni di una misteriosa perfezione; e al tempo stesso infantili, perché siamo appena nati, portati alla luce dalla forza dell’amore. Divini ed infantili come Eros.
La passione ha ben altra civiltà. Essa lascia all’altro la sua alterità, ed a me la mia: le alterità si incontrano, scontrano, si strofinano, lisciano, ammaccano, annusano: e quindi si congedano, stanche l’una dell’altra, consapevoli della propria e comune miseria, senza follie, senza violenza. Con la tristezza che è propria del nostro stato.

Pubblicato il 09-11- 2004 1:01 pm | Commenta questo post (0) |
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