Mercanzia, Anarchismo

Per i tipi della neonata casa editrice barese LiberAria è uscita una nuova edizione italiana della Morale anarchica di Kropotkin, tradotta e curata da me. Il libro può essere scaricato gratuitamente qui in versione pdf o acquistato in versione cartacea.
(Non per fare l’antipatico, ma l’unica altra edizione italiana, di Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa, ha interi passi non tradotti.)

Pubblicato il 26-11- 2010 8:11 pm | Commenti (7) |
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Anarchismo

Sono passato, poco fa, davanti al basso in cui nacque Michele Angiolillo, nella strada che oggi è intitolata a lui. Una lapide ricorda: “il 5 giugno 1871 in questa casa nacque Michele Angiolillo, giustiziere di Canovas del Castillo, onde s’ebbe la sua immortalità nello spirito. Fieri della sua gesta gli anarchici concittadini mandano ai posteri con fierezza e gloria l’eroe dell’umanità. 9 agosto 1897. Nel 49° anniversario del martirio”.
Giustiziere. Immortalità. Eroe dell’umanità.
E’ un miracolo che, in tempi di lotta globale al terrorismo, quella lapide sia ancora lì. O forse è solo un segno ulteriore della nostra distrazione.
Pensavo, passando, a cosa vuol dire oggi essere anarchici. Un tempo era chiaro: c’è lo Stato, lo Stato è in mano ai borghesi, lo Stato fa le leggi dei borghesi e le fa eseguire, lo Stato riempie le prigioni di povera gente, lo Stato uccide, truffa, inganna, mente. Poi è arrivato Berlusconi. Uno che è contro lo Stato perché lo Stato fa pagare le tasse. Uno che rappresenta un ceto imprenditoriale la cui arroganza ormai invade il campo del grottesco, per il quale la libertà è quella cosa che si compra con i soldi, ed ogni iniziativa che tocchi i soldi è un attentato alla libertà. Vedi nascere un Movimento Libertario il cui motto è “la proprietà è un diritto naturale, le tasse sono un furto”, per il quale “è necessario che le vecchie istituzioni pubbliche lascino il posto ad ordinamenti legali scelti dalla gente entro un mercato competitivo”. Vedi il welfare, l’ultima legittimazione dello Stato, attaccato e ridotto sempre più, la scuola sottratta progressivamente allo Stato e subordinata alle necessità delle aziende o a quelle ideologiche della Chiesa, la magistratura vilipesa. E non riesci a rallegrarti di tutto ciò.
Che vuol dire, allora, essere anarchici oggi? Difendere il welfare, la scuola, la magistratura? Candidarsi alle primarie con il democristiano Franceschini, perché bisogna fare qualcosa per combattere Berlusconi? Farsi una canna? Coltivare cannabis? Leggere e magari tradurre Kropotkin? Frequentare luoghi esclusivi? Mangiare biologico ed equosolidale? Sognare la decrescita? Scaricarsi vecchi film di Robert Bresson, o meglio vederli al cinema d’essai sotto casa?
Quanto conta, ancora, la Selbstdarstellung?
Non ho voglia di rispondere. Ci sono domande che devono fermentare.

Pubblicato il 24-10- 2009 3:13 pm | Commenti (2) |
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Recensioni, Nonviolenze, Anarchismo

L’eredità più visibile dell’azione di Gandhi, notava Tiziano Terzani all’inizio degli anni settanta, sono certi uomini che percorrono a piedi l’India da un capo all’altro, predicando la nonviolenza e invitando i proprietari terrieri a consegnare ai poveri una parte delle loro terre. Erano e sono i seguaci di Vinoba Bhave, collaboratore e poi continuatore dell’opera di riforma sociale ed economica di Gandhi. Chi, in Italia, avesse voluto saperne di più, fino a non molto tempo fa avrebbe trovato non molto: un libro di Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio (più utile, in realtà, per conoscere il suo autore che per conoscere Vinoba) e poco altro. Negli ultimi anni sono state pubblicate invece ben tre opere dello stesso Vinoba: l’antologia Il Sé e il Supremo (Fiorigialli, Velletri 2006), interessante soprattutto per le pagine sull’educazione, i Discorsi sulla Bhagavad-Gita (Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2006), che non brillano per profondità ermeneutica nonostante l’erudizione dell’autore, e da ultimo I valori democratici (Il Segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano 2008, a cura di Federico Fioretto). Quest’ultima opera non consente propriamente di conoscere La politica spirituale di Gandhi attraverso le parole del suo discepolo, come promette il sottotitolo e come lascia intendere l’immagine di Gandhi in copertina. E’ invece – e per fortuna – un’opera fondamentale per conoscere il pensiero e la prassi dello stesso Vinoba, ed è importante anche per una parte di riflessioni critiche (di Valeria Andò, del curatore Federico Fioretto, di Piero P. Giorgi e di Nanni Salio), che rappresenta un primo dibattito italiano su Vinoba. (more…)

Pubblicato il 04-07- 2008 12:44 pm | Commenti (1) |
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Mercanzia, Segnalazioni, Libri, Anarchismo

Semina la vita intorno a te. Osserva che ingannare, mentire, intrigare, fare il furbo significa avvilirti, farti piccino, riconoscerti debole precocemente, fare come lo schiavo dell’harem che si sente inferiore al suo padrone. Fallo, se vuoi, ma sappi fin d’ora che l’umanità ti considererà piccolo, meschino, debole, e ti tratterà di conseguenza. Non percependo la tua forza, ti tratterà come un essere che merita compassione – null’altro che compassione. Non prendertela con l’umanità, se sei tu stesso a paralizzare la tua forza d’azione.
Sii forte, invece. E ogni volta che vedrai una ingiustizia o l’avrai commessa – una iniquità nella vita, una menzogna nella scienza, o una sofferenza imposta dall’altro – rivoltati contro l’iniquità, la menzogna e l’ingiustizia. Lotta! Più sarà intensa la lotta e più sarà intensa la vita. E allora avrai vissuto, e per un’ora di questa vita non darai anni di vegetazione nella putredine d’un pantano.
Lotta per permettere a tutti di vivere questa vita ricca e straripante, e sarai certo di trovare in questa lotta delle gioie così grandi, che non ne troverai di simili in nessun’altra attività.
Questo è tutto ciò che può dirti la scienza morale. A te scegliere.

Trovando non del tutto affidabile l’edizione curata da Ursula Bedogni per Nuovi Equilibri, mi sono permesso di fare una nuova traduzione de La morale anarchica di Petr Kropotkin, con un saggio introduttivo. E’ pubblicata in formato elettronico dalle edizioni dsmgtlfpqxz e può essere scaricata liberamente. Chi desiderasse la versione cartacea può acquistarla nel sito Lulu.com al costo di cinque euro e ottantuno centesimi.

Pubblicato il 23-02- 2008 11:48 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Anarchismo

Quando un benefattore dell’umanità avrà seviziato, fatto a pezzi e sciolto nell’acido l’ultima poetessa sospirosa e l’ultimo concorso di poesia sarà finito con la fucilazione sul posto di tutti i partecipanti, si potrà tornare a parlare di poesia. Nel frattempo, il terrorismo poetico è anticipazione, nella prassi, di ciò che la poesia restituisce alla parola: la libertà dalla rettorica, la liberazione dalla prevedibilità sociale, il caos benefico dal quale non nasce niente di utile, la sospensione e la sorpresa, il cozzo interruttivo del rimando che fa crollare il mondo come rete di significati, l’autorità sbeffeggiata, il buon senso venduto al mercato un tanto al chilo, il papa-Joker, la pisciata felice sui sacri feticci. E dunque, compagni: (more…)

Pubblicato il 14-03- 2007 8:42 pm | Commenti (2) |
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Note di apprendistato, Anarchismo

L’operaio di oggi ha orrore della violenza. Benché grandemente fottuto, lui e i suoi figli, violato nella sua dignità di uomo e di lavoratore, derubato di diritti che furono conquistati con il sangue (il più delle volte degli operai), ha orrore della violenza. E’ stato educato alle manifestazioni nonviolente; gli hanno insegnato che questa è democrazia, questa è civiltà. La televisione gli ha mostrato la differenza tra il sangue finto ed il sangue vero. E’ sangue finto il sangue dello straniero che crepa all’ora di pranzo, immolato alla democrazia. E’ sangue vero quello del carabiniere italiano che muore a Nassirya. E’ sangue finto - buono per farci una fiction strappalacrime tra qualche anno - quello del bracciante clandestino ridotto in schiavitù. E’ sangue vero quello del poliziotto ucciso dagli ultras. E’ sangue finto - come un inchiostro “simpatico” che scrive cose che nessuno leggerà mai - quello degli uomini e delle donne che muoiono sul lavoro. E’ sangue vero, verissimo, sangue che indigna, che mobilita, che grida vendetta, il sangue del consulente del potere.
E allora niente terrorismo. Nessuno creda che una pistola puntata alla tempia del potere possa svolgere, benché poco elegante, una sua funzione positiva, possa ostacolare quella chiusura della élite in se stessa, quel miserabile avvitamento del potere che fa di ciò che fu il popolo un gregge sgradito di questuanti, al quale lanciare qualche boccone d’avanzo - provvedendo, se troppo rumoreggia, alle bastonate. (more…)

Pubblicato il 13-03- 2007 9:17 am | Commenti (3) |
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Testi, Anarchismo

Un vero duro, Georges Etiévant. Il 16 gennaio del 1898 aggredisce con ventidue coltellate un poliziotto, altre sedici le riserva ad un collega che corre a soccorrerlo. Lo portano al posto di polizia, ma si dimenticano di perquisirlo: c’è ancora tempo per un colpa di pistola al secondo agente. Ha trentatré anni. Lo condannano a morte, con pena commutata nei lavori forzati a vita. Gli è andata bene. O male, dipende dai punti di vista. Morirà non troppo tempo dopo.
Un vero filosofo, Georges Etiévant. Qualche anno prima, nel 1892, aveva rubato della dinamite che serviva al più famoso Ravachol. Al tribunale che lo processa presenta una dichiarazione difensiva che è, in realtà, una durissima accusa. Questo giovane tipografo la sa lunga: contesta il diritto stesso di giudicare. Il diritto, si sa, ha una sua rozzezza; per funzionare ha bisogno di categorie che all’occhio del filosofo appaiono fragili, evanescenti. Perché un contratto sia valido, occorre che vi siano dei soggetti, e che questi soggetti restino uguali a sé stessi nel tempo. Perché mai, altrimenti, dovrebbe obbligarmi un contratto, se a firmarlo è stato uno che non sono io – e cioè: un io che non è il mio io attuale? Il diritto ha bisogno del soggetto; ma la filosofia sa che il soggetto è finzione. Il diritto ha bisogno, per giudicare, della responsabilità e della libertà. Anch’esse finzioni. L’imputato Etiévant ha le sue ragioni: quel che facciamo non è che il risultato di ciò che abbiamo percepito e delle reazioni che queste percezioni hanno suscitato in noi. Ho ucciso. Perché? E’ sorto in me un odio, che ha le sue cause. Certo, avrei potuto resistere a quell’odio. L’avrei fatto senz’altro, se avessi avuto in me una forza capace di resistere; se non l’ho fatto, evidentemente quella forza non l’avevo: e di ciò che non ho, non posso essere responsabile. Ecco dunque l’assurdo di ogni tribunale. Per giudicare un uomo, accusa Etiévant, bisognerebbe conoscere alla perfezione le percezioni che hanno agito su di lui e le reazioni che esse hanno suscitato; bisognerebbe, in altri termini, essere quell’uomo. Nessuno può giudicare un altro. Aggiungerei che nemmeno noi stessi siamo in grado di giudicarci, perché il nostro essere ci accade come, fuori di noi, accade la pioggia o il vento.
E’ un uomo contro tutti, Etiévant. Nella seconda parte della sua dichiarazione rivendica il suo diritto di ribellarsi. Con la nascita, acquisiamo il diritto di vivere e di essere felici. Abbiamo polmoni per respirare, occhi per vedere, gambe per camminare. Ma, ecco: nasciamo in un mondo che non ci appartiene. Facciamo due passi, ma dobbiamo arrestarci perché c’è un confine: oltre, è proprietà di qualcuno. Il mondo è stato fatto a pezzi, e questi pezzi appartengono a qualcuno, e questo qualcuno non siamo noi. Il diritto di godere del nutrimento, dell’aria, del sole, della terra, ci viene negato. Lo stesso diritto alla vita viene calpestato. Possiamo sopravvivere solo se ci sottomettiamo ai padroni della terra, se accettiamo le loro condizioni – se accettiamo la schiavitù. Ma noi siamo nati per ben altro. Nascendo, abbiamo acquisito il diritto su tutto, ed in questo consiste la nostra dignità.
C’è ancora spazio, nella dichiarazione di Etiévant, per l’immagine di un mondo libero dallo sfruttamento, dalla proprietà, dalla stratificazione sociale. Una immagine che nella mente del giovane tipografo era circondata e sostenuta dalle certezze della scienza, e che oggi sopravvive in un’area singolare della nostra coscienza inquieta, in cui quel che resta della religione s’incontra con quel che resta della politica.
Traduco da: Georges Etiévant,
Declarations, Au bureau des “Temps Nouveaux”, Paris 1898. (more…)

Pubblicato il 01-01- 2007 11:18 pm | Commenti (1) |
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Anarchismo

Aldo Capitini, il filosofo cui ho dedicato qualche anno di studio, è stato il teorico del potere di tutti. La sua idea era che una vera democrazia non può essere affare della classe politica, ma deve coinvolgere tutti; e se non tutti possono essere attivi amministratori, certo tutti possono essere controllori del potere. Si stabiliva così una dialettica: da una parte i politici di professione ed i partiti, dall’altra dei gruppi di discussione e di controllo - quelli che chiamava Centri di Orientamento Sociale.
Capitini non era un anarchico, ma il suo pensiero è oggettivamente molto vicino all’anarchismo; e so che molti anarchici ne seguivano con grande interesse l’itinerario teorico e le prese di posizione. La sua teoria del potere di tutti ha trovato, com’era prevedibile, ben pochi consensi anche a sinistra: nemmeno la fine del PCI è servita a far scoprire alla sinistra l’importanza del controllo politico dal basso. Poi, certo, sono arrivati i movimenti, è arrivato il Nuovo Municipio, è arrivata la contestazione della globalizzazione. Si stenta a credere che tutti questi temi erano già stati affrontati, e fin dagli anni del fascismo, da un pensatore italiano, e con una chiarezza ed un rigore eguagliati da pochi.
Tra questi pochi c’è Pietro Maria Toesca. Nella sua Teoria del potere diffuso, Toesca ha difeso una idea di democrazia decentrata, che era già di Capitini. Allo Stato ed al potere concentrato si contrappone una società di comuni liberi e democratici, nei quali è possibile un esercizio effettivo del potere e della cittadinanza. Che è, poi, la risposta alla vecchia domanda rivolta agli anarchici: tolto lo Stato, cosa resta? Come ci si organizza? Ci si organizza in comuni. Tutto qui. L’attenzione di Toesca di è concentrata quindi sulla città come luogo del potere politico. Una città da ripensare radicalmente, mettendo al centro l’uomo ed il suo potere. Non la metropoli anonima può rappresentare il futuro, ma la piccola città che non è bella, ma utopica: vale a dire, la sua bellezza è nella capacità di accogliere una comunità e portarne i segni.
Pietro M. Toesca non c’è più, e nessuno sembra essersene accorto. Noi italiani siamo sempre molto crudeli con i nostri profeti.

Pubblicato il 30-12- 2005 3:58 pm | Commenti (80) |
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Anarchismo

Tra i link di minimo karma trovate quello ad APR (Archivio Primo Moroni) / Abolizionismo, poiché l’autore di questo blog è un convinto sostenitore dell’abolizionismo penale (per lo stesso motivo è linkato l’ottimo sito Filarmonici). Il sito dell’Archivio Primo Moroni è ospitato sul server indipendente Autistici*Inventati
Nel corso delle indagini sugli anarco-insurrezionalisti, la polizia italiana, con il pretesto che una delle caselle di posta elettronica apparteneva ad un anarco-insurrezionalista, ha spiato e controllato per un anno tutte le persone legate al sito Autistici*Inventati: circa trentamila persone, cioè. Trentamila persone spiate dalla polizia. “E’ una storia cinese, o americana”, commenta Riccardo Orioles. Purtroppo, non è così. Questa è una storia interamente, disperatamente italiana: perché l’Italia è il paese dove tutto è possibile: dove la Cia può essere autorizzata a rapire la gente, dove si forma una polizia parallela, come se quella esistente non fosse una disgrazia sufficiente, dove il principale gestore telefonico è costretto ad avvisare che è stato raggiunto il limite tecnico di linee telefoniche spiate: e dove la polizia spia decine di migliaia di persone che esprimono il proprio pensiero in rete.
Poiché siamo in Italia, devo avvisarvi dunque che cliccando su qualcuno dei miei links potreste finire sotto l’occhio della polizia, quali pericolosi anarchici. A meno che, naturalmente, non ci siate già, sotto l’occhio della polizia.

Aggiornamento

Ho citato in sito Filarmonici. In realtà tutta la faccenda è iniziata, apprendo, proprio da lì: si è giunti a Autistici*Inventati indagando sulla Croce Nera Anarchica, che era ospitata nel sito Filarmonici. Era, perché ora la pagina della Croce Nera Anarchica su Filarmonici è stata sottoposta a sequestro preventivo. La pagina conteneva affermazioni pericolose, come quelle che seguono:

Fino al settembre dell’anno scorso in Italia il numero dei detenuti superava i 50.000, tra quelli, oltre 9000 superavano la capienza tollerata. Tre, quattro, cinque persone per celle da due, misure igieniche e assistenza medica, pressoché inesistenti e inadeguate, attese lunghe, per quello che riguarda i permessi di ogni genere, da quelli più banali, come ad esempio, poter ricevere delle fotografie o audio-cassette, ai più importanti, come il permesso di poter usufruire di permessi speciali di uno o più giorni d’uscita. Uomini e donne, trattati come bestie. Il carcere non è solo un ammasso di cemento, mattoni, lamiere e sbarre, è un centro di sterminio per chi è sequestrato fra le sue mura e, pretende d’essere anche una minaccia, un’intimidazione per chi è fuori e non vuole assoggettarsi alle regole imposte. Esso è sostenuto da giudici, magistrati, sbirri, militari, potenti, politici, da quella parte di società che vuole difendere i suoi possedimenti, rubati all’altra gran parte della società che vive al limite della miseria, sociologi, preti e feccia simile. Così, mentre noi ci affatichiamo a vivere la vita prefabbricata che ci hanno preparato, mentre studiamo, lavoriamo in fabbrica o in ufficio, andiamo in vacanza, mangiamo, dormiamo, costoro, intanto, si operano per riempire i loro edifici di morte, sfruttando il lavoro di tutti noi, rendendoci schiavi di un meccanismo perverso, teso a riempire le loro tasche, a costruire i palazzi del potere, le chiese, le caserme e le questure, i tribunali e le prigioni.

Pubblicato il 02-07- 2005 8:32 am | Commenta questo post (0) |
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Anarchismo

Riporto di seguito la risposta della Segreteria del Comitato Nichi Vendola alla mia richiesta di chiarimenti sul caso dell’aggressione a Gino Ancona. Posso essere d’accordo nel considerare l’aggressione come un mezzo per gettare discredito sul candidato di centro-sinistra, ma mi spiace sentir parlare di Gino Ancona come una “persona in difficoltà” (non che non sia in difficoltà nella sua lotta, sia chiaro; ma è una difficoltà politica, non di salute o economica o altro); mi sorprende anche che Vendola non sia al corrente dell’accaduto.

Caro Antonio come puoi ben immaginare Nichi non è assolutamente al corrente dell’episodio. Del resto è chiaro che allontanare così bruscamente una persona dicendo che disturbava Nichi non è altro che uno scaltro tentativo di gettare discredito sul nostro futuro Presidente che come tu sai è sempre stato attento sopratutto alle persone in difficoltà. Puoi, dunque, farti portavoce nei confronti del compagno Gino Ancora della solidarietà di Nichi e dell’intero comitato.

Pubblicato il 29-03- 2005 5:37 pm | Commenti (6) |
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Anarchismo

Riporto di seguito un comunicato dell’Unione Sindacale Italiana riguardante un episodio molto grave. Ho conosciuto Gino Ancona a Bari nei primi anni novanta, quando distribuiva copie della Rivista Anarchica all’Università - copie che io, appena ventenne, divoravo. Naturalmente, ho imparato più da lui che dai miei docenti universitari, troppo spesso insignificanti paraculi.

Informiamo che lunedì 21 marzo vi è stata una grave provocazione contro il compagno Gino Ancona in lotta contro una speculazione edilizia che vorrebbe distruggere parte del patrimonio culturale della città di Bitonto la Piazza più importante in pieno Centro Storico, per costruirci un mega parcheggio privato.
Ricordiamo che Gino ha recentemente condotto un lungo sciopero della fame durato ben 43 giorni!!!
Da settimane il furgone nel quale Gino si era accampato, è stato in piazza insieme a cartelli permanenti che denunciano i motivi della protesta.
Il 21 prima del comizio elettorale del candidato dell’Ulivo, “l’alternativo trasgressivo” Niki Vendola di Rifondazione Comunista, la polizia ha pensato bene di pulire la piazza dai tabelloni che disturbavano il “comunista”.
Alle proteste di Gino che denunciava una campagna elettorale completamente fuori dalle loro stesse leggi e che loro erano tenuti a far rispettare fatta di affissioni selvagge e di gigantografie che ricoprono intere pareti mentre i 2 cartelli che i poliziotti avevano tolto erano esclusivamente di materiale informativo non elettorale, sono cominciate le provocazioni dei poliziotti, gli strattonamenti e il tentativo da ghestapo di trascinarlo in commissariato.
Quando, poi, il commissario ha ordinato l’arresto, Gino si è seduto in terra ed è stato preso violentemente per i capelli dai poliziotti e di peso trascinato per tutta la piazza ed oltre, suscitando l’ ira della popolazione che ha impedito con forza il sequestro di Gino. Il compagno si è poi sentito male avendo scaricato su se stesso la tensione non cadendo nella trappola della provocazione ed è stato portato in ospedale con una autoambulanza salutato da un caloroso applauso della folla che nel frattempo aveva bloccato tutta l’area centrale della città.
Inoltre è da segnalare che già da sabato 19 marzo Gino Ancona era stato minacciato d’arresto sempre per gli stessi cartelli informativi che raccolgono la rassegna stampa, gli esposti presentati alla Procura della Repubblica e i 43 giorni di sciopero della fame: ma lui aveva risposto e vinto con la sua solita determinazione.
E’ da segnalare inoltre, che quando Gino, dimesso dal pronto soccorso, si è fatto riportare in piazza, il segretario locale di rifondazione comunista, ha risollecitato l’intervento della polizia che questa volta s’è ben guardata dall’intervenire e il nostro compagno ancora incerto sulle gambe “spaccava” d’avanti al palco fissando gli oratori per poi andare a far presente al commissario che era ancora vivo!
Questi fatti devono far riflettere contro la sinistra collusa col potere e in cerca di nuovi affari da gestire, prima responsabile dell’intervento e della provocazione poliziesca..
A Bitonto questo è stato chiaro e la gente indignata aveva abbandonato la piazza lasciando quelli che erano sul palco da soli con i propri galoppini.
Ora più che mai solidarietà a Gino Ancona a Bitonto e alla loro battaglia.

USI-AIT
Dalla mailing list di Contropotere

Pubblicato il 27-03- 2005 4:59 pm | Commenti (7) |
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