Ballate ed altri versi

Mezzo morti di sete a un fiumicello
giunsero un giorno un lupo ed un agnello.
L’agnello stava in basso, in alto il lupo
che vinto dalla fame fece cupo:
“Mi sporchi l’acqua, me la rendi impura”.
L’agnellino moriva di paura
ma facendosi forza disse lieve:
“Non sono quello che per primo beve”.
Innervosito dalla verità
“Hai sparlato di me sei mesi fa”
fece il lupo. “Ahimé, non ero nato”
disse l’agnello. E il lupo: “Allora è stato
tuo padre”, e pose fine alla questione
facendo dell’agnello un sol boccone.
Sono questi i pretesti che i potenti
usano per schiacciare gli innocenti:

come quel presidente americano
che fece guerra a un paese lontano
inventando che aveva un arsenale
atomico, e facendo molto male
a migliaia di corpi senza nome:
morti senza un perché, senza un percome.

Fedro, I, 1.

Pubblicato il 13-08- 2010 5:04 pm | Commenti (1) |
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Ballate ed altri versi

Stretto all’angolo, triste, accartocciato,
fragile incerto tremante perplesso
me ne stavo, abbattuto desolato
nemico d’ogni cosa e di me stesso.
Se il corrotto la troia e il parassita
trionfano, che senso ha questa vita?

Sono domande, queste, mica cazzi.
Chi sono?, mi chiedevo. Dove vado?
Esisto senza i flash dei paparazzi?
Posso vivere senza un qualche grado?
Dopo una canna, scossa la mia flemma
mi decisi a risolvere il dilemma. (more…)

Pubblicato il 23-11- 2008 5:14 pm | Commenti (11) |
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Ballate ed altri versi

جز نـقـش تو در نـظر نیامد ما را
جز کوی تو رهـگذر نیامد ما را
خواب ارچه خوش آمد همه را در عهدت
حـقا کـه بـه چشم در نیامد ما را

L’unica cosa che vedo è il tuo sguardo
e nulla seguo, se non la tua luce.
Trova ogni cosa nel sonno la pace,
quel sonno che è volato dai miei occhi.

Hafiz, Quartine (Rubayat), I. Trad. mia (tenendo presenta questa traduzione inglese).

Pubblicato il 29-08- 2006 1:51 pm | Commenti (10) |
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Ballate ed altri versi

Disgraziato Catullo smetti, smettila
di folleggiare: lascia, lascia andare.
Erano giorni lieti, dolci, candidi
quando seguivi lei dove voleva,
lei amata da te quant’altra mai
da nessuno - e mille, mille giochi
d’amore lei voleva, tu volevi.
Erano giorni lieti, dolci, candidi.
Lei adesso non vuole: tu nemmeno
devi volere. Lascia, lascia andare
disgraziato: allontana la miseria
renditi forte e puro ed ostinato.
Stammi bene, ragazza. Ora Catullo
più non ti cerca, più non ti desidera:
ma senza desiderio soffrirai,
scellerata. Che vita ti rimane?
Chi avrai accanto? A chi sembrerai bella?
A chi dirai “ti amo” e “sono tua”?
Chi bacerai? A chi morderai il labbro?
Tu resisti, Catullo. Non piegarti.

(8 agosto 1996-1 dicembre 2005)

Pubblicato il 01-12- 2005 9:57 pm | Commenti (2) |
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Ballate ed altri versi

Ho sognato un collegio del “Roncalli”*.
C’erano grida come di mercato,
qualche collega s’era addormentato
qualche altro sgranocchiava dei taralli.

Ho sognato, e mi sono spaventato.
Alcuni, giuro, come dei cavalli
furiosi minacciavano sfracelli
davanti all’uditorio sconcertato.

Ma la buriana presto s’è placata,
anzi s’è volta in festa e in carnevale.
Come se fosse un gioco da bambino

su due piedi (grandioso!) s’è approvata
in massa la proposta progettuale.
Tra un taralluccio e un bicchierin di vino.

* Il mio liceo.

Pubblicato il 08-11- 2005 10:02 pm | Commenta questo post (0) |
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Ballate ed altri versi

Cristo s’imbatte in una nigeriana
dalle parti di via della stazione.
Vorrebbe combinare qualche cosa,
ma occorre tatto, perché lui è un signore.

Le si avvicina e le parla d’amore.
Lei non comprende. “Sarà una puttana”,
pensa lui, e le offre del denaro.
Lei lo rifiuta con indignazione.

Cristo, fuori di sé, la prende a botte:
“Non trovo nulla in te, donna da niente.
Non vendi nulla, femmina impossibile.”

Dalle stelle precipita la notte.
Dorme da un pezzo già la brava gente.
Da qualche parte singhiozza una vergine.

Pubblicato il 01-11- 2005 3:46 pm | Commenti (1) |
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Ballate ed altri versi

Dove comincia il mondo nuovo, amico,
si scavano le vene della vita
di domani, e si vuole si decide
per ognuno giustizia e compiutezza

lo indovini, lo so: non è nel centro
dove ricchezza eleva verso il cielo
l’uomo televisivo ultimo mostro
senz’occhi senza lingua senza sangue.

E’ dove l’esistenza si contorce
- nella Sicilia di Danilo gli uomini
erano legno antico e sofferente -
che qualcuno ha l’ardore di colpire

la terra reclamandone speranza:
e la terra risponde e nuovi umori
soccorrono e ciascuno si rianima
le schiene si raddrizzano le mani

si stringono la voce si schiarisce
e l’uomo dice “io” e dice “tu”
come si dice il bello delle cose:
e quando dice “noi” non c’è violenza.

Per informazioni sul referendum, sul quale i nostri giornali tacciono, vedi qui e qui e qui.

Pubblicato il 11-09- 2005 7:25 pm | Commenti (1) |
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Ballate ed altri versi

Persa ormai la forma umana
e la vita, gran puttana,
se potessi nella fossa
ricomporre le mie ossa
non vorrei tornar cristiano
a lottar col mondo strano
delle bestie intelligenti
con due piedi e troppi denti
né rinascere capriolo
o aquilotto in Sudtirolo:
sola voglia mia indiscussa
è rinascer babirussa.

Non desidero le ali
né il gran corno dei narvali
lascio il manto maculato
al leopardo e al magistrato,
non m’importa delle piume
del pavone o dell’acume
della lince, l’eleganza
del pinguino, la baldanza
del tacchino, sono niente:
solo m’agita la mente
la sconquassa, la concussa
il possente babirussa.

Ogni bestia, ogni creatura
che rallegra la Natura
ha un suo senso, un suo valore
che suppone un Creatore;
una sola, indifferente
non suppone proprio niente:
la sua semplice esistenza
fa fallir la Provvidenza,
le sue zanne irregolari
spazzan via tutti gli altari.
L’Eden trema, perché bussa
spaventoso il babirussa.

Pubblicato il 29-10- 2004 3:56 pm | Commenti (4) |
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Ballate ed altri versi

Allegri vanno i giovani nei campi
A distillare dai corpi l’amore.
Vengono all’usuraio strani crampi
Allo stomaco, e pesi sopra al cuore.

Vanno i bambini all’ombra della pieve
A cacciare lucertole e cantare.
Viene furtiva la brava comare
E si dà al prete, silenziosa e greve.

Vanno le bimbe a battere la via
Innocenti e lontane come il mare.
Vengono i compratori a contrattare
L’acquisto della Vergine Maria.

Vanno i commercialisti e gli avvocati
E gli amministratori delegati
A vendere la carne per quattr’ossa
E a scavare da sé la loro fossa.

Vengono a centinaia i clandestini
A conquistarsi un porto ed un futuro.
Alla Questura mille celerini
Si stanno preparando a picchiar duro.

I viaggiatori vanno oltre confine
E di loro s’è persa già ogni traccia.
Viene la donna mia tra le mie braccia
E sa di notte e sonno senza fine.

Pubblicato il 08-04- 2004 10:47 pm | Commenti (1) |
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(c) 2003-2011 Antonio Vigilante
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