Bioetica, Davide

Il dottor Depalo, direttore dell’unità che ha in cura Davide, sprizza ottimismo. Intervistato da Studio Aperto, dice che si tratta solo di attendere che il bimbo cresca, per fargli un bel trapianto di reni. Non è attestato un solo caso di bimbo affetto da sindrome di Potter che sia vissuto fino al trapianto, ma questi sono dettagli, dati di fatto cui non è il caso di dare troppa importanza. Di fatti si muore. Abbiamo bisogno di immergere la nostra vita nella speranza, nel mistero, nella grazia. Nell’imprevisto, nel miracolo. Così tutto diventa più bello, più colorato. Più commovente. Pare già di vederlo, Davide, bello grande, con il suo rene in prestito. Davide che esce con la fidanzatina, Davide che gioca al pallone, Davide che va a trovare il dottor Depalo e gli dice grazie, grazie di aver sperato.
Lunedì scorso l’ho incontrato di sfuggita, il dottor Dipalo. Ha detto che voleva parlare con me, perché questi sono problemi di cui i medici devono parlare con i filosofi. (more…)

Pubblicato il 29-05- 2008 8:03 am | Commenti (15) |
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Bioetica

Sono fermamente convinto che la civiltà di un popolo si misuri, tra l’altro, in base al trattamento che riserva agli animali. E’ rassicurante che vi sia da qualche decennio un dibattito filosofico sui diritti degli animali. Personalmente, ritengo che non si possa parlare di diritti degli animali, perché è soggetto di diritti chi fa parte di una comunità giuridica, e gli animali ne sono ovviamente esclusi. Ma è proprio per questo che non siamo legittimati ad esercitare alcuna violenza sugli animali. Se gli animali non appartengono alla nostra stessa comunità giuridica, non possiamo nemmeno vantare diritti su di loro. (more…)

Pubblicato il 18-01- 2007 11:04 pm | Commenti (2) |
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Bioetica, Chiesa

Quale è la posta in gioco, nel caso Welby? Ne va dell’individuo. La morte è ciò che ci scioglie nell’indistinto - che sia Dio o l’essere o la natura o il nulla. La morte scelta, voluta, ottenuta, è l’estrema attestazione di un individuo che vuole possedersi ed affermarsi attraverso la negazione stessa. Sottrarre la nostra morte a chiunque ne rivendichi la proprietà, un attimo prima della nostra definitiva sconfitta. Questo atto è intollerabile per chiunque rivendichi diritti sull’individuo. (more…)

Pubblicato il 14-12- 2006 1:50 pm | Commenti (28) |
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Vegetarianesimo e diritti degli animali, Bioetica

“Una sera mi trovavo a casa di un amico molto morale, ecologico, vegetariano e nonviolento: mi stava preparando una cena tutta a base di vegetali. Sul tavolo si allineavano i corpicini gialli, rossi e verdi: carote, pomodori e lattughe. Con le faccine tonde ornate da una lieve barbetta, braccia alzate, fibre vive e gonfie d’acqua, un mazzo di ravanelli agonizzava in un canto: il mio amico ne prese una per le verdi braccine e con un morso ne addentò la rossa testolina. […] Se non bisogna mai uccidere, perché i ravanelli sì?”
Questo interrogativo venne posto una decina d’anni fa da Sandro Gindro in un articolo pubblicato su Studi cattolici (389-390, 1993) (e viene citato ora nel bel saggio di Adriano Mariani, Do per cibo il verde dell’erba. Il cristianesimo alla prova della condizione animale, “Quaderni Satyagraha” n. 8, Pisa 2005). Naturalmente la descrizione dei corpicini che agonizzano fa sorridere, ma la domanda non è affatto oziosa. Perché mangiare i vegetali invece degli animali? (more…)

Pubblicato il 26-10- 2005 9:27 pm | Commenti (5) |
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Bioetica

In un suo saggio dal titolo La prima urgenza è la vita. Biopolitica, embrione, persona (che leggo nel n. 990 de La nonviolenza è in cammino) Vittorio Possenti esordisce con una definizione di politica come ciò che “mira a preservare, conservare, promuovere la vita”. Una bella definizione, che mi sentirei senz’altro di sottoscrivere. Ma Possenti precisa: con tale formula si intende “custodire la vita sin dal concepimento, e proteggerla nel suo svolgimento attraverso la promozione della pace e l’emarginazione delle guerre e delle violenze, che costituiscono la massima negazione del rispetto dell’uomo e del suo vivere”. Niente romanticherie schweitzeriane, dunque. La vita, signori, è solo vita umana, la quale va difesa fin dal concepimento. Delle altre vite poco bisogna curarsi. Possenti liquida come “sensismo” la posizione di un Singer, per il quale va riconosciuto il diritto all’esistenza a tutti gli esseri capaci di provare dolore. Questa posizione, dice, abolisce i ranghi, riduce gli esseri a materia senziente, giunge a considerare un embrione umano meno degno di rispetto di un animale usato come cavia da laboratorio. (more…)

Pubblicato il 13-07- 2005 5:01 pm | Commenti (4) |
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Bioetica

Nel 2004 lo Stato italiano ha buttato via 27,8 miliardi di dollari in armamenti (il doppio di Israele, per intenderci). La spesa per la ricerca scientifica è invece dello 0,8 per cento, con un deficit di circa cinquantamila ricercatori. Stando così le cose, c’è da chiedersi se il problema per la ricerca scientifica in Italia sia costituito realmente dalla legge 40. Se l’Italia impiegasse quei cinquantamila miliardi di vecchie lire per la ricerca scientifica - investendo nella vita, non nella morte - probabilmente si troverebbe la cura per le malattie genetiche. Anche senza le ricerche sull’embrione umano.

Pubblicato il 10-06- 2005 3:14 pm | Commenti (22) |
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Bioetica

“…la legge non punisce la donna che, non volendo un marito ma desiderando esser madre, si fa mettere incinta da qualcuno che poi lascia fuori dalla sua vita. Perche’ questo comportamento dovrebbe essere impedito per legge solo quando avviene usando tecniche artificiali?”, scriveva sul Sole-24 Ore del 18 gennaio scorso Evandro Agazzi (articolo riproposto oggi dal foglio telematico La domenica della nonviolenza, supplemento a La nonviolenza è in cammino).
La risposta mi sembra piuttosto semplice. Il fatto che una donna si faccia “mettere incinta”, per usare l’espressione del filosofo, da un terzo, è un comportamento che appartiene alla vita della coppia, e che la comunità non può né sanzionare né approvare. Nel caso della fecondazione eterologa, non c’è solo il coinvolgimento di un terzo che poi la coppia, sempre per usare l’espressione del filosofo, “lascia fuori dalla sua vita”: c’è anche il coinvolgimento di un quarto, che è lo scienziato, il tecnico. Ora, con il quarto si esce, mi sembra, dal privato per entrare nel pubblico. Permettendo per legge ad un quarto, che è pubblico, di aiutare la madre a “farsi mettere incinta”, si approva esplicitamente quella pratica.
Io sono libero, se voglio, di prendere un coltellaccio e tagliarmi un braccio: perché mi va. Immaginiamo che io vada in ospedale ed esigere che un chirurgo mi tagli un braccio. In questo caso avremmo una persona adulta che decide di usare la tecnica per realizzare un’aspirazione personale. E’ indubbio, però, che io dovrei dimostrare che ho un diritto a farmi tagliare un braccio, ad usare la risorsa comune della scienza e della tecnica per questo fine. Mi si potrebbe obiettare che in questo modo divento invalido, e quindi non posso contribuire al bene pubblico attraverso il lavoro: e quindi non ho alcun diritto a farmi tagliare un braccio.
Nel caso della fecondazione assistita, ovviamente, si tratta di tutt’altro. Non di togliersi qualcosa, ma al contrario di mettere al mondo una vita. Poiché però si tratta di impiegare una risorsa pubblica, bisogna comunque, mi sembra, giustificare questo impiego in base ad un diritto condiviso. Si può esigere che si curi la propria carie in base al diritto condiviso alla salute, o abortire in base al diritto (non del tutto convidiso) alla libera scelta. Per quanto riguarda la fecondazione eterologa, credo che bisognerebbe dimostrare che esiste realmente un “diritto alla procreazione”. Per quale via, non saprei dire.

Pubblicato il 08-06- 2005 11:40 am | Commenti (24) |
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Bioetica

RobidaScrivendo a Vittorio Zucconi, una donna gli chiede come fa a non accorgersi che la selezione degli embrioni porta al “nazismo scientifico”. Zucconi risponde così:

Ogni essere vivente, cara signora, tenta di praticare in natura l’eugenetica, dal lupo Alpha che sceglie la femmina migliore (e viceversa) del branco per propagare il proprio dna fino alla giovane donna che vorrebbe incontrare e innamorarsi di un uomo bellissimo, intelligentissimo, sanissimo per avere da lui i suoi bambini. Poi, come dimostro anche io, le donne si accontentano di quello che trovano, ma l’istinto a produrre discendenti migliori di noi, dove ciascuno ha il proprio concetto relativo di migliore, è comune a tutta la natura e ai meccanismi della sopravvivenza.

Questo è davvero un bel ragionamento. Con un ragionamento simile si potrebbe argomentare contro qualsiasi intervento sociale a favore dei poveri: poiché sappiamo bene che in natura, con buona pace di Kropotkin, è il più forte che vince, ed il debole viene sottomesso: e si estingue, anche; e la sua estinzione è funzionale alla sopravvivenza della specie. E’ chiaro che l’uomo che soccombe sulla scena della storia è il debole, il cui destino è segnato - perché perdere tempo ad aiutaro? E’ un curvarsi, un volgersi indietro che va contro lo slancio, il movimento in avanti della natura.
Tutto ciò non è nuovo. Un tempo si chiamava darwinismo sociale.
Intanto proprio su “Repubblica” è comparsa domenica scorsa la notizia di una società danese che offre agli americani sperma di giovani danesi, selezionatissimi, con lo slogan: “Congratulazioni, è un vichingo!” Il sito internet di questa società afferma con orgoglio: “We strive to provide our customers with a product of exceptional quality and unique characteristics”, e quindi invita a sfogliare il loro catalogo, dove la coppia, con gli occhi che le brillano dalla gioia, può scegliere il padre del piccolo vichingo - biondo o bruno, studente o scrittore, scandinavo o caucasico.

L’immagine è tratta da La vie électrique di Albert Robida, Librairie illustrée, Paris 1892.

Pubblicato il 07-06- 2005 5:43 pm | Commenti (7) |
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Bioetica

Io posso, in base al principio della qualità della vita, essere contrario alla fecondazione eterologa, per l’inopportunità di far nascere bambini che abbiano due padri, con le possibilità di traumi, e quindi di infelicità, che ciò comporterebbe. In base allo stesso principio, però, dovrei essere favorevole alla diagnosi pre-impianto, perché non farla comporta la possibilità che il bambino nasca con malattie genetiche, e quindi infelice. Lo stesso criterio, la qualità della vita, mi porta ad essere contrario in un caso e favorevole nell’altro.
Io posso, in base al principio della sacralità della vita, essere contrario alla diagnosi pre-impianto, perché questa, al di là dei rischi per l’embrione conseguenti all’esame stesso, prelude alla opportunità di sopprimere un eventuale embrione malato. Io devo tuttavia, in base allo stesso principio, essere favorevole alla fecondazione eterologa, perché è meglio un bambino infelice che nessun bambino.

Pubblicato il 02-06- 2005 9:33 am | Commenti (25) |
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Bioetica

Credo che questo vada visto. Devo avvisarvi però che sono immagini terribili.

Pubblicato il 28-03- 2005 9:59 pm | Commenti (5) |
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Bioetica

Dopo aver rilevato la non corrispondenza tra la posizione della Chiesa cattolica sull’embrione e l’insegnamento di Tommaso d’Aquino, per il quale gli embrioni sono privi di anima razionale, che viene creata solo quando il feto è formato, Umberto Eco così conclude l’ultima Bustina di Minerva: “le attuali posizioni neofondamentalistiche cattoliche […] portano a un appiattimento del cristianesimo su posizioni insieme materialistiche e panteistiche, e su quella forma di panpsichismo orientale per cui certi guru viaggiano con la garza sulla bocca per non uccidere micro-organismi respirando.” (more…)

Pubblicato il 15-03- 2005 2:40 pm | Commenti (3) |
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Bioetica

Peter Singer è uno più influenti rappresentanti della filosofia morale anglosassone, che anche grazie al suo contributo è passata dalla considerazione quasi esclusiva di questioni di metaetica alle questioni di morale applicata, dall’analisi distraccata e puramente teorica alla presa di posizione su questioni concrete e scottanti. In particolare, Singer è noto per essere tra quanti sostengono la necessità di ampliare la nostra sfera morale fino ad includere gli esseri non umani, tacciando di “specismo” la considerazione dell’uomo come unico soggetto morale. Gli animali, sostiene in Liberazione animale, sono capaci di soffrire non meno degli uomini, e pertanto anch’essi vanno considerati soggetti morali. Singer non è solo il teorico della liberazione animale, ma anche il pensatore che ha affrontato coraggiosamente - spesso provocatoriamente - le più scottanti questioni etiche, bioetiche e politiche. Una summa del suo pensiero è il volume Scritti su una vita etica, recentemente apparso in edizione italiana (Il Saggiatore, Milano 2004), che raccoglie saggi e capitoli delle sue opere più importanti. (more…)

Pubblicato il 09-12- 2004 11:14 pm | Commenti (30) |
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