Minimo Karma continua qui.
A sancire la felicissima ascesa di questo blog, m’è giunta oggi ‘n’email di una certa società, che mi ha proposto di inserire dei link, piuttosto ben pagati, alla fine di alcuni miei post. Allettato dalla cosa, ché sono in bolletta assai, ho chiesto di che genere di link si tratta. M’ha illuminato, la risposta: si tratterebbe di dieci link a siti per l’allungamento del dandolino, del fuscelletto, del batacchionzolo, insomma dello sventrapapere. Che dite, accetto?
I blog non sono cose da persone serie, ha sentenziato ieri su Il Giornale il nostro Geminello Alvi. E va bene, non ha detto nulla di nuovo. Sono almeno cinque anni che di tanto in tanto qualcuno ci avverte che i blog una volta erano innovativi, facevano informazione, contribuivano al dibattito democratico, mentre ora… Ogni volta con toni sempre più accesi, a mo’ di belletto per la tesi sempre più pallida, sempre meno convincente. Prendete l’articolo di Alvi. E’ uscito ieri sul giornale cartaceo, oggi nel sito. Ed ora date uno sguardo alla cattura dell’articolo. Qualche riga dopo l’affermazione che il blog non c’entra “con l’opinione vera” si legge: Con ilGiornale.it la tua opinione fa informazione. Abbiamo dunque un giornale che chiede ai suoi lettori di fare informazione commentando un articolo nel quale si dice che l’opinione internettiana della gente non fa informazione.
(Dice ancora, il nostro Geminello, che “quegli orrori che si chiamano blog” sono “un nervosismo di insulti svogliati, sfoghi di invidia o meschinità di cui si è felici”. Proviamo a metterci nei suoi panni. Come fanno tutti - compreso il sottoscritto - ogni tanto Geminello si sarà messo alla ricerca di sé stesso via Google. Ora, inserendo la stringa Geminello Alvi, Google ci restituisce, nell’ordine, i seguenti risultati: la pagina di Wikipedia che lo definisce “economista e scrittore italiano”, la pagina del sito ilgiornale.it che raccoglie i suoi articoli, un sito nel quale diventa, addirittura, “il più geniale economista italiano” e, come quarto risultato, un mio post nel quale una frase del povero Geminello viene poco onorevolmente inserita nel catalogo delle idiozie. Ha ragione: che orrore, questi blog.)
Sono stato rinominato per la faccenda dei blog che fanno pensare. Questa volta è Sara a chiamarmi in causa:
Scrittore foggiano eccezionale, sardonico e sprezzante con l’unica pecca di avere un numero di accessi di gran lunga inferiore ai membri della famiglia Bradford. Anche nel virtuale, evidentemente, non basta essere bravi per riscuotere successo.
Io invece guardo con qualche preoccupazione l’impennarsi degli accessi. Sopra la media dei quaranta giornalieri comincio a sentirmi piuttosto a disagio.
Dicono: guadagni tre soldi, sì, ma lavori poco. Hanno la loro parte di ragione e la loro parte di torto. Diciotto ore settimanali non sono tante. Certo, bisogna aggiungere i consigli di classe, i collegi dei docenti, le riunioni di dipartimento, i colloqui, la preparazione delle lezioni eccetera. Ma non sono tante comunque. E tuttavia restano tante, se si considera la quasi impossibilità, per un docente, di non portarsi il lavoro a casa. Intendendo qui per lavoro non tanto il far lezione, quanto il carico di responsabilità, di preoccupazione, di tensione - in una parola: di cura - che appartiene al nostro lavoro. (Sì, certo, c’è anche la gioia.) Insomma, nel mio tempo libero, che non è poco, riesco a fare poco. Da molto, ormai, non mi riesce più di studiare con continuità ed impegno, scrivere come e quanto vorrei, curare i miei interessi (che sono troppi e mi condannano ad un beato dilettantismo). (more…)
Thinking Blogger Award (e gli scacchi, e lo squash)
Donatella partecipa alla catena di Thinking Blogger Award e, bontà sua, segnala il blog del sottoscritto tra quelli che “fanno pensare”. Accettando il suo invito, prolungo la catena segnalando qualche blog nel quale mi capita di trovare del pabulum di prima qualità (a parte quello di Donatella, ovviamente): (more…)
C’è un personaggio de Il Premio di Vazquez Montalban - non un gran personaggio: uno scrittore, e quindi una essere miserabile - che un giorno prende a schiaffi, in una libreria, un tale colpevole di voler acquistare un suo libro: non era all’altezza, come lettore, della sua opera. Lungi da me il considerarmi migliore di qualsiasi mio lettore; avverto tuttavia un fastidio notevole, come autore di questo blog, di fronte a qualche lettore che preferirei che leggesse altro - in particolare un gentile utente che si collega più volte al mio blog da un certo ufficio dell’Università di Foggia, inseguendo non so quale ossessione. Per questo, da oggi i post di minimo karma saranno protetti da password. Chi vorrà leggerli potrà chiedermi privatamente la password, mandandomi una e-mail all’indirizzo antoniovigilante@gmail.com Vi chiedo scusa per il fastidio. Spero che si possa tornare presto a postare liberamente: ma questo non dipende da me.
Minimo karma finisce qui. Una carezza ai miei cinque lettori. Buone cose.
A circa tre anni (più? meno?) dalla nascita di minimo karma riesco ancora ad avere una media di 0,5 commenti per post.
Di cosa parliamo quando parliamo di blog
“Oscurati e filtrati all’interno del loro paese, fioriscono dove lo sviluppo tecnologico mette in mano a tutti i blog, trasformati in liberi fogli pubblici su cui esprimere le proprie idee. Non solo in Iran, ma anche in Cina, Nepal, Singapore, Tunisia. E anche nell’Iraq liberato.
In Nepal i blog sono l’unico strumento attraverso cui viene veicolata la libera espressione. Da quando, lo scorso febbraio, il re Gyanendra ha assunto con un golpe i pieni poteri, solo i giornali governativi hanno diritto a pubblicare i dettami del monarca e solo i blog sembrano poter scalfire la rigida censura. “
F. Caccavella, Minacce, arresti e censure la vita difficile di quei blogger
“Piccolo karma” è un libro di Carlo Coccioli. Lo lessi al villaggio: poi l’ho prestato, e non s’è più visto. Anche “Buddha e il suo glorioso mondo” l’ho prestato, e non l’ho più visto. E’ il destino dei libri di Coccioli, quando finiscono nelle mie mani. Insomma, questo “Piccolo karma” era un diario senza pretese, impietoso, qua e là urtante. Qui - tempo, voglia, universo permettendo - sgranerò un mio karma minimo. Senza pretese, qua e là urtante.
(c) 2003-2011 Antonio Vigilante
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