La settima scorsa si è celebrato il giorno della memoria. Gli italiani hanno rispolverato il diario di Anna Frank, quelli che non leggono si sono commossi con la fiction, il premier ha ripensato commosso alla madre che salvava gli ebrei, e tutti sono stati per un giorno pensosi del male universale, dell’orrore della storia, della natura umana, eccetera. Pochi giorni dopo il sito Pontifex Roma (”Il quotidiano on line di apologetica e news cattoliche. Opinioni di vip, alti prelati e personaggi della politica”) ha intervistato monsignor Francesco Zerrillo, vescovo emerito della diocesi Lucera-Troia. Chidendogli, tra l’altro, la sua opinione sul rapporto con gli ebrei. E il prelato ha risposto: “Tutti convengono che le leggi razziali e le persecuzioni furono una vergogna che grida vendetta”. Bene, bravo. Grida vendetta. Ma il nostro prelato ha un però:
Ma per una valutazione storica occorre parlare con onestà e valutare che in tutto questo, ripeto, storicamente, gli ebrei hanno sempre ostentato ed ancora lo fanno, una certa superiorità e diversità cosa che può dare fastidio. Non comprendo che, se vestiti particolari li utilizzino membri di altri credo fa scalpore, se li adottano loro ed é tutto normale.
Ora, si sa che io sono anticattolico, insofferente, caratteriale: non riesco ad imbattermi in un prete senza pensare: “ma guarda questo corvo”, o ad incocciare un alto prelato senza dire tra me e me (ed anche a voce alta, a volte): “ma guarda un po’ come si è conciato questo pagliaccio”. Non ho mai capito per quale ragione i preti di qualsiasi religione non possano vestirsi come persone più o meno sane di mente. Ma si giunge al grottesco quando un tale, vestito come un pagliaccio, dice che può essere comprensibile un certo fastidio verso gli ebrei, per via del loro modo di vestire. E quale modo di vestire, poi? Mi sfugge forse qualcosa? Non mi pare che gli ebrei si vestano in modo particolare. Usano la kippah, ma non mi sembra che possa dar fastidio a chicchessia. E poi c’è la faccenda della superiorità. E’, si sa, una cosa che infastidisce non poco i prelati. Loro sono pastori, ed esigono il gregge. Pretendono l’umiltà, anche da chi non fa parte del loro gregge. Se qualcuno alza la testa, se qualcuno ha una vaga aria di superiorità, è una brutta faccenda. E’ una cosa che può dare fastidio.
Insomma, i nazisti hanno sterminato sei milioni di ebrei. Però gli ebrei si vestivano e si vestono in modo strano e si considerano superiori. Il monsignore ha un però anche a proposito dei campi di sterminio. “Furono una cosa atroce”, dice; “però tanto per essere chiari, i ghetti all’inizio sorsero come protezione dalle persecuzioni e solo dopo divennero strumento di carcerazione e orrenda discriminazione.” Prima si trattava di essere onesti, ora si parla di essere chiari. Dopo averci spiegato che gli ebrei sono stati massacrati, però sono antipatici, ora ci fa sapere che i campi di sterminio sono una brutta cosa, ma i ghetti non erano male.
Ad un prelato che ha mostrato un così apprezzabile equilibrio parlando di un tema delicato come quello del rapporto con gli ebrei, non si può fare a meno, evidentemente, di chiedere dei musulmani. “Con gli islamici va cercato il dialogo e la Chiesa lo fa. Senza scontro di civiltà”. Si dice musulmani e non islamici, ma ha detto una cosa sensata. Può fermarsi qui? No, certo: il nostro prelato ha sempre un però. E dunque: (more…)