minimo karma    retomar o pedaço que falta

Cinema

In Capitalism. A love story Michael Moore non si spiega come mai vengano chiamati contadini morti quei lavoratori americani che, senza saperlo, hanno sul groppone assicurazioni stipulate dalle multinazionali (non poteva mancare ovviamente la Nestlè), sì che morendo prematuramente le arricchiscano - senza che, ovviamente, un solo dollaro giunga alle loro famiglie, ridotte spesso sul lastrico dalle spese sanitarie in caso di morte dopo malattia. Non se lo spiega nemmeno l’esperto di finanza che intervista. A me l’espressione ha fatto venire in mente Le anime morte (Мёртвые души) di Gogol. Il quale è un viaggio nell’inferno della russia di metà Ottocento, così come il film di Moore è un viaggio nell’inferno dal capitalismo del ventunesino secolo. Come è noto, il protagonista del romanzo di Gogol, Pavel Ivanovič Čičikov, gira la Russia per acquistare quei servi della gleba che sono morti dopo l’ultimo censimento, al fine di crearsi un patrimonio di servi della gleba fantasma da ipotecare, arricchendosi. E’, insomma, uno che lucra sui morti, esattamente come le multinazionali americane.
Il seguente episodio del libro potrebbe appartenere al film di Moore: (more…)

Pubblicato il 08-11- 2009 7:44 am | Commenti (2) |
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Cinema

Sono fermamente persuaso che le nostre più profonde convinzioni religiose, politiche, estetiche risentano, molto più che delle letture che abbiamo fatto nell’età della ragione, degli spettacoli cui abbiamo assistito da piccoli - film, telefilm, cartoni animati, rappesentazioni teatrali. Solo un esempio: Gandhi legge la Bhagavad-Gita a vent’anni, ma è da bambino che assiste a spettacoli popolari sulla drammatica e avvincente storia di Harischandra, che affronta ogni sacrificio pur di restare fedele alla verità. Gandhi non sarebbe diventato il Mahatma, né Bapu, senza Harischandra. La Gita è arrivata dopo, quando l’essenziale era già stabilito.
Che uomo diventerà da grande un bambino che abbia visto al momento giusto Ortone e il mondo dei Chi? Non è facile dirlo. Bisogna riconoscere a questo film, oltre alla qualità dell’animazione e della grafica, oltre alla simpatia dei personaggi, un certo coraggio nel tentativo di portare sullo schermo idee e problemi genuinamente filosofici, cercando di adattarli alla comprensione dei bambini - una sorta di philosophy for children cartoonistica. (more…)

Pubblicato il 28-04- 2008 1:00 pm | Commenti (3) |
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Cinema

Ci mette tre quarti d’ora a cominciare, Tutta la vita davanti di Virzì: il tempo che occorre alla inopportuna voce fuori campo (indice quasi sempre di qualche pigrizia) per decidersi a starsi zitta ed a lasciare che a raccontare la storia siano le scene. La storia è quella di Marta, una neolaureata in filosofia con tesi su Heidegger e la Arendt che per sbarcare il lunario si impiega come telefonista in un call center - uno di quei luoghi in cui salta il confine ormai labile tra lavoro e spettacolo, tra realtà e reality show, un posto in cui la giornata lavorativa comincia con la falsa ed ostentata allegria dell’inno aziendale, cantato e ballato da tutti, in cui la competizione è sfrenata, e chi non ce la fa viene espulso con pubblica umiliazione. (more…)

Pubblicato il 07-04- 2008 10:58 am | Commenti (1) |
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Cinema

Un ritratto di famiglia impietoso, con due fratelli che dietro l’apparente affetto celano vecchie tensioni, uniti da un ancor più radicato rancore verso il padre. E ancora: una rapina finita male, proprio ai danni della madre dei due; e la moglie di uno che è anche amante dell’altro. Ne ha messa di carne al fuoco Sidney Lumet in Before the devil knows you’re dead (uscito in Italia con il titolo Onora il padre e la madre). (more…)

Pubblicato il 18-03- 2008 10:49 am | Commenti (1) |
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Cinema

Into the Wild di Sean Penn è un’occasione sprecata. Si poteva fare un bel film sull’illusione della Wilderness, sul tramonto della concezione romantica della natura, sul pericolo di leggere Thoreau (e Tolstoj) a vent’anni. Si poteva fare un film sull’ingenuità. Ne è venuto fuori, invece, un film ancora più ingenuo del suo protagonista: e insopportabilmente retorico. (more…)

Pubblicato il 11-03- 2008 7:23 pm | Commenti (6) |
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Cinema

Al mondo vi sono due tipi di persone: quelli che stanno al posto loro e quelli che hanno il piede sulla faccia degli altri. Tutti meritano di morire. I primi, perché ciò abbrevia la loro infelicità; i secondi affinché la morte metta fine alle loro malvagità. Condiviso questo assioma di fondo, la storia grottesca, cupa di Sweeney Todd diventa plausibile e accettabile anche nei suoi momenti più truculenti. (more…)

Pubblicato il 03-03- 2008 9:58 am | Commenti (1) |
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Cinema

Non ho letto Caos calmo di Veronesi, e perciò non sono in grado di dire se il film di Grimaldi (e Moretti) sia migliore o peggiore del libro. Come che sia, quello di Grimaldi è un film che vale il prezzo del biglietto. Non è, come qualcuno si è affrettato a dire, un film sull’Italia di oggi ed i suoi problemi. Se basta qualche cenno alle fusioni tra holding ed ai loro costi umani per fare un film impegnato, allora anche Centovetrine è una soap-opera impegnata. In realtà la vicenda della fusione fra holding televisive resta sullo sfondo. In primo piano è la storia privata di una persona alle prese con una perdita. Cosa vuol dire elaborare un lutto? Riprendere la propria vita, acquistare nuovamente quella capacità di “amare e lavorare” in cui per Freud consiste la salute psichica? Oppure è possibile un’altra via? Il dolore - il dolore profondo, improvviso, non razionalizzabile - non porta oltre, molto al di la del positivo stare in società? Non c’è una relazione tra il dolore e la libertà? (more…)

Pubblicato il 25-02- 2008 11:02 am | Commenti (12) |
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Cinema

Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca vuole essere un film impegnato, di denuncia. Scimeca (di cui mi piacque molto Placido Rizzotto) intende suscitare indignazione e sdegno per lo sfruttamento del lavoro dei bambini, che è stato della Sicilia descritta da Verga ed è, oggi, di troppi altri luoghi: e per raggiungere lo scopo ricorre al dialetto siciliano, ad un protagonista non professionista, a dialoghi che si soffermano con insistenza sulla fatica di vivere, sulla sofferenza del lavoro che aliena e opprime. Ma non riesce nell’intento, Scimeca. C’è qualcosa che interviene, e fa fallire il colpo. C’è la bellezza: troppa bellezza. C’è la bellezza dei luoghi (il film è girato a Sperlinga, a Piazza Armerina ed alla miniera di Fioristella); c’è la bellezza delle donne (la madre, la sorella di Rosso Malpelo, la madre di Ranocchio…); c’è una leggerezza che rende più accettabile il travaglio nella miniera, ingentilisce il tugurio, ammorbidisce il fatalismo tragico dei dialoghi. E’ questa bellezza, questa leggerezza che alla fine prevale su tutto - che riscatta, salva, rassicura. Lo spettatore esce dalla sala non indignato per l’infanzia negata, in Sicilia e nel mondo, ma semplicemente con l’impressione di aver visto un film bello. Tragicamente bello.

Pubblicato il 18-02- 2008 9:36 pm | Commenta questo post (0) |
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Cinema

Anna e Mara, due donne che si amano, vanno in vacanza in Tunisia. Ne tornano con un ragazzino marocchino, nascosto nel bagagliaio e determinato a cercare fortuna in Italia. Anna, che è proprietaria dell’azienda di scarpe in cui Mara lavora come operaia, si offre di aiutare il giovane Anis, facendolo assumere nel magazzino dell’azienda e dandogli ospitalità nella casa in cui vive con Mara. Quest’ultima è infastidita dalla presenza dell’intruso, ma ben presto finirà per solidarizzare con lui. La coabitazione mostrerà i rapporti di potere che sono dietro l’amore e la benevolenza.
Riparo di Marco Simon Puccioni (con Maria De Medeiros e una intensa Antonia Liskova) è un film semplice, essenziale, qua e là con qualche cedimento nel ritmo, ma che ha il coraggio di affrontare due temi difficili - quello dell’amore omosessuale e quello dell’immigrazione clandestina - senza banalizzazioni né fughe nella retorica. E non è poco.

Pubblicato il 11-02- 2008 6:58 pm | Commenta questo post (0) |
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Cinema

Maya Deren, Meshes Of The Afternoon (1943)

Prima parte


Seconda parte


Pubblicato il 12-11- 2007 3:59 pm | Commenta questo post (0) |
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Recensioni, Diario, Cinema

Me ne sono andato tomo tomo a vedermi ’sto filmetto d’animazione alle quattro e mezza: il che la dice lunga sul mio stato psico-fisico attuale. La vecchina del Falso Movimento ha tenuto a precisarmi che era un film d’animazione. “Ce lo so, ce lo so”, ho detto annuendo, come chi la sa lunga. (more…)

Pubblicato il 19-11- 2006 8:23 pm | Commenti (1) |
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Recensioni, Cinema

Sentimentalismo, concezione della poesia da baci Perugina, Bagdad di cartapesta. Ma la scena iniziale - con Tom Waits al piano - vale da sola il costo del biglietto.

Pubblicato il 17-10- 2005 10:44 am | Commenti (2) |
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Scuola, Cinema

Da http://durkheim.splinder.com

In queste prime settimane dell’anno scolastico teniamo le nostre discussioni in classe. Quando l’orario si sarà definito e conosceremo l’esatta disponibilità del laboratorio di informatica le sposteremo su questo blog. Quella che segue è, intanto, una sintesi delle discussioni tenute fino ad ora. Il tema è, grosso modo, quello del senso della vita: anche se, dopo il film dei Monty Python, ho qualche difficoltà ad usare questa espressione.
Siamo partiti dalla lettura di alcune pagine di Henri Laborit. “Il senso della vita. Cioè, che cosa significa? Chiediamolo a una delle mie cellule epatiche, il senso della vita. Eppure anche lei vive, dal momento che io vivo con lei. Temo proprio che non ci risponderà. Chiediamolo agli animali della terra, il mare, l’aria, il senso della vita. Eppure vi partecipano. Ma temo che non ci risponderanno… ” (Elogio della fuga, Mondadori, Milano 1990, p. 129). (more…)

Pubblicato il 29-09- 2005 5:14 pm | Commenta questo post (0) |
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Recensioni, Cinema

“…di sicuro in questi tempi senz’anima “Cuore Sacro” sa anche come metterci di fronte alle nostre anime, come farle riflettere e come farle emozionare”, dice Max Morini.
Che boccalone. Più che riflettere o emozionarmi, io ho riso di gusto quando lei, di fronte al prete che spiega alla protagonista che per fare del bene non basta l’azione individuale, ma occorre la copertura della Grande Madre Chiesa, e quindi la porta a visitare la cloaca degli ultimi con la faccia esageratamente sporca, quando lei, dicevo, ha commentato: Ma cos’è, lo spot dell’otto per mille?
Un film involontariamente comico, una orripilante miscela di misticismo da supermercato, dialoghi da soap opera, stereotipi e buonismo. Ozpetek mi deve sei euro.

Pubblicato il 13-03- 2005 9:24 am | Commenti (7) |
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