Cristianesimo

A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. (Luca, 6, 29-31).

Non occorre essere cristiani e possedere quella cosa singolare che chiamano fede per riconoscere in questo passo evangelico una posizione etica di straordinaria altezza e purezza. Ma è una purezza che non è del tutto al di là di ogni possibilità di macchia; una altezza che può essere ridimensionata da interpretazioni volgari e di corto respiro.
Ragioniamo. La non resistenza al male è morale - profondamente morale - nel caso sia mossa da un intento pedagogico verso l’aggressore. Chi fa il male si aspetta che si reagisca con il male; se ciò non accade, può essere che rimanga confuso, e che da questa confusione venga fuori un uomo nuovo. E’ quello che succede a Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili di Victor Hugo. Uscito di galera, viene ospitato benevolmente per la notte dal vescovo di una cittadina. Prima di andar via, al mattino, pensa bene di sottrargli due candelieri d’argento. I gendarmi fermano Valjean e lo riportano dal vescovo. Grande è il suo stupore quando il vescovo afferma che quei candelieri non sono stati rubati, ma sono un suo regalo al viandante. Stupore che porterà l’ex galeotto ad un profondo lavoro della coscienza, da cui verrà fuori un uomo nuovo, capace di spingersi fino al sacrificio per affermare i suoi ideali di onestà e bontà. (more…)

Pubblicato il 04-08- 2012 8:44 pm | Commenti (2) |
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Cristianesimo, Chiesa

Dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.

Sono parole di papa Benedetto XVI durante la messa di Natale. Quando faccio notare agli amici cattolici che lo scandalo del male pone grandi problemi a chi cerca di pensare Dio, mi sento spesso rispondere che Dio consente il male per non interferire con il libero arbitrio. Ora, al di là del fatto che non tutto il male è riconducibile al libero arbitrio - la morte di un bambino non c’entra col libero arbitrio, ed è uno scandalo che nessun compimento potrà cancellare -, resta da chiedersi perché allora non si spiega chiaramente a chi è vittima del male che è inutile pregare, perché Dio nulla può fare contro i persecutori. Alcuni dei Salmi più belli sono la preghiera accorata di chi sta subendo ingiustizia; preghiera a Dio affinché intervenga e lo salvi dal male.
Così il Salmo 40 (14-16): (more…)

Pubblicato il 26-12- 2011 8:37 am | Commenti (1) |
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Cristianesimo

Circa dieci anni fa ero fidanzato con una ragazza che aveva una madre assolutamente convinta della mia natura diabolica: a suo dire la figlia, benché maggiorenne da un bel po’ di anni, non sarebbe tornata ad essere in grado di intendere e di volere se non si fosse liberata dal mio influsso malefico, dalla mia devastante presenza; ragion per cui le proibì di frequentarmi. Mi è tornata in mente, questa professoressa infelice e nevrotica, leggendo il testo di un intervento del cardinale Biffi ad un convegno su Solov’ev che risale al marzo del 2000. Il cardinale tratteggiava con piena condivisione il profilo dell’Anticristo fatto dal filosofo russo:

…sarà un “convinto spiritualista”, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo.

Ora, non so se posso definirmi spiritualista, certo non sono filantropo: ma scrivo libri sulla nonviolenza (sulla quale il cardinale non si mostra troppo informato), sono vegetariano da ventiquattro anni ed animalista determinato, anche se non troppo attivo. Insomma, se non sono proprio l’Anticristo, non si potrà negare che partecipo in qualche modo del demoniaco.
Se questo è il profilo dell’Anticristo, quello dell’anti-Anticristo, ossia del santo, si otterrà evidentemente rovesciandolo. Il santo autentico sarà cioè un tipo non troppo raffinato, fautore delle armi e degli eserciti, carnivoro convinto, alieno da certe aperture morali radical-chic. Mi viene in mente la figura di Padre Pio, questo frate rozzo ed ignorante, fascista e nemico del popolo, incarnazione perfetta di quanto di più retrivo c’è nella Chiesa cattolica.
L’infelice madre della mia infelice ex ragazza era, in effetti, una fervente devota di Padre Pio. Ricordo che per rassicurarla convinsi un amico teologo, una persona molto influente nella curia locale scomparsa qualche giorno fa, a donarle una copia con dedica di un suo libro su Padre Pio. Non servì a nulla. Del resto, Biffi ricorda che per Solov’ev l’Anticristo è un uomo del dialogo, “un eccellente ecumenista”. E quindi col mio maldestro tentativo non facevo che confermare la mia natura diabolica.

Pubblicato il 25-12- 2011 7:11 pm | Commenti (2) |
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Cristianesimo, Kulturmarket

“C’è una buona Notizia per Te! Dio ti vuole Felice. Accogli il suo invito…”
Lo striscione fa bella mostra di sé sulla facciata d’un convento. Se si fosse affidato al Diavolo il compito di scrivere il testo per invitare la gente a mettere il naso dentro una chiesa, difficilmente avrebbe potuto escogitare qualcosa di peggio - di più volgare, di più falso, di più irreligioso. E di più efficace.
Lo slogan si indirizza con ogni evidenza ad un passante infelice. Il passante soddisfatto di sé non sa che farsene della buona notizia che Dio lo vuole felice. Pensa: amen, e passa oltre. Ma il passante infelice, con la sofferenza che gli morde i talloni, non può che restare colpito da quell’annuncio. Gli basterebbe riflettere un attimo, per capirne l’assurdità. Dio, che ha creato il mondo, vale a dire galassie su galassie, stelle su stelle, si preoccupa per lui, come se fosse suo padre o sua madre, in ansia perché è uscito senza la sciarpa e fuori fa freddo. Ma la gente che soffre, si sa, o riflette troppo o non riflette affatto. La gente che soffre è più debole della gente che sta bene. E’ per questo che chi ha scritto quel testo si è indirizzato a lui, al passante che soffre. E’ la strategia di tutte le sette: rivolgersi a chi è più fragile e promettere serenità, tranquillità, addirittura felicità. Non è una promessa del tutto infondata. Le chiese e le sette (la differenza è sottile) sono realmente in grado di migliorare la condizione di chi si affida ad esse, se non altro perché si tratta di comunità, e stare in una comunità è meglio che essere soli. Certo, il prezzo è alto (rinunciare a quel po’ di razionalità e di pensiero critico che restano, accettare idee assurde, lasciarsi manipolare), ma se l’alternativa è il suicidio, può anche andare.
L’annuncio è anche felicemente in accordo con i tempi. Può capitare, facendo qualche passo oltre il convento, di imbatterti in un negozio che ad esempio annuncia: “Tutto l’Universo a 1 euro”, e di notare la straordinaria affinità tra il primo ed il secondo annuncio. Dietro c’è, ovviamente, il capitalismo, questa Buona Novella rassicurante che ti mette in mano la felicità ad un costo minimo. Dire che Dio ti vuole felice (anzi: Felice) vuol dire esattamente questo: affidarti l’Universo. Se il Creatore di Tutto si cura di te, allora vuol dire che in questo Tutto tu sei Qualcuno. E’ un correttivo assolutamente opportuno, perché la società in cui vivi sembra dimostrarti il contrario: le città crescono, le strade si allargano, i rapporti umani anche: e ti capita di sentirti solo, nulla per tutti. E’ uno spicevolissimo errore di valutazione. Il sistema capitalistico-religioso non ti lascia mai solo, viene a prenderti, si curva su di te per annunciarti che tu sei l’Individuo, tu sei il Centro, che tu hai diritto alla felicità ad un prezzo bassissimo: basta che accogli il suo invito, basta che paghi un euro.
Nell’epoca del consumismo avanzato, Dio è come un detersivo. La cosiddetta catechesi non è altro che vendere Dio adoperando gli stessi strumenti della pubblicità: magnificare le qualità del prodotto ed i suoi meravigliosi effetti sull’acquirente, sottolineare la facilità dell’acquisto, il prezzo conveniente. La fede è un comportamento di consumo come un altro. Le angosciose questioni sulla grazia appartengono al passato. E’ ormai evidente che ognuno può darsi la fede da sé, se soltanto vuole - o se comprende che gli conviene. Che Dio possa darsi, e solo ad alcune condizioni, è ormai inammissibile. Un tale Dio non sarebbe più un prodotto di consumo. Ogni prodotto dev’essere sempre disponibile, accessibile per l’acquirente. Il prodotto deve essere facile da usare, vale a dire chiedere all’acquirente il meno possibile. Per il mondo del consumo, l’acquirente è l’Individuo, il centro del mondo, il re del creato, Colui che ha diritto ad ogni vantaggio senza che si debba pretendere da lui il minimo fastidio. L’Universo del Consumo esiste per lui, solo per renderlo felice. Dio vuole che tu sia felice. Dio non vuole che tu faccia qualcosa. Non vuole che sia felice l’umanità, o che tu contribuisca in qualche modo alla felicità dell’umanità; non vuole che tu faccia il bene o compia qualche dovere; non esige nulla da te. Devi solo accogliere l’invito e metterti comodo.
E’ come guardare la televisione sorseggiando una lattina di birra.

Pubblicato il 31-10- 2010 5:59 pm | Commenti (8) |
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Cristianesimo, Chiesa

Domenica scorsa sono passato davanti ad una chiesa dalle parti di casa mia. Vi sono entrato a volte per cercare qualche traccia di bellezza - si tratta di una delle chiese più antiche della città - e l’ho sempre trovata vuota. Domenica invece era piena. I cattolici che disertano le chiese nei giorni feriali si fanno vedere la domenica e si ammassano letteralmente nei giorni di festa. Penso che sia giusto così, perché le chiese vuote hanno un loro fascino, e questa involontaria premura dei credenti permette a gente di poca fede come me di trovarvi, di tanto in tanto, un po’ di frescura, o di riposo - in qualche caso perfino di godimento estetico.
La chiesa domenica non era semplicemente piena. Era colma, come un orcio che sta per straripare. La gente era in piedi fin sulla soglia.
Passando, ho gettato uno sguardo veloce alla scena ed ho proseguito. Poi sono tornato indietro. Quella scena aveva qualcosa di significativo, ed era il caso di soffermarsi un attimo. Ho preso dalla borsa la macchina fotografica ed ho scattato questa foto. Nella quale ci sono, vedete, molte persone chiuse in un luogo, letteralmente pressate, mentre altre due persone sono fuori, sedute sugli scalini. Di per sé, questa separazione è singolare. Perché le due persone sugli scalini non sono insieme agli altri? E perché nessuno, tra quelli che sono dentro, si preoccupa di quelli che stanno fuori? E’ evidentemente una foto che fissa un’esclusione. Ci sono alcuni che stanno dentro ed altri che stanno fuori. Questo lo comprenderebbe anche qualcuno totalmente ignaro delle nostre istituzioni sociali. Se si desse poi a studiarle, comprenderebbe che le persone che stanno dentro sono persone che condividono la fede in uno che si chiama Cristo. Questo Cristo, scoprirebbe, era uno che diceva di essere il Figlio di Dio, ma al tempo stesso non si dava troppe arie - non stava con i ricchi e i potenti, ma con i poveri ed i marginali. Questo Cristo diceva che bisogna amarli, gli ultimi, perché loro è il Regno dei cieli. In base alle premesse della loro fede, dunque, tutte quelle persone che erano in quella chiesa avrebbero dovuto volgere la testa all’altare e rivolgersi verso quelle due persone che erano fuori dalla chiesa, sedute sugli scalini, in stato di bisogno. Avrebbero dovuto, in base alla loro stessa fede, invitarle ad entrare, e farne il centro stesso della celebrazione. E invece danno loro le spalle.
Danno le spalle a Cristo - potrebbe concludere un po’ polemicamente il nostro perplesso, ignaro amico.

Pubblicato il 02-04- 2010 9:46 am | Commenti (2) |
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Note di apprendistato, Cristianesimo

Conoscerai quella poesia (Der Olbaum-Garten, nelle Neue Gedichte) nella quale Rilke raffigura un Cristo - o meglio: uno Jeshu - abbandonato nel giardino degli ulivi, col viso tra le mani impolverate, incapace di trovare ancora Dio.

Ich find Dich nicht mehr. Nicht in mir, nein.
Nich in der andern. Nicht in diesem Stein.
Ich find Dich nich mehr. Ich bin allein.

    Io non ti trovo più. Non in me, no.
    Non negli altri. Non in questa pietra.
    Io non ti trovo più. Io sono solo.

Dopo queste parole, continua Rilke, non viene l’angelo, come si racconta: ma giunge la notte, una notte come le altre, una delle notti che giungono sugli uomini. Chi prega così, dice, non lo visitano gli angeli:

Die Sich-Verlierenden lasst alles los,
und sie sind preisgegeben von der Vatern
ung ausgeschlossen aus der Mutter Schooss.

    Quelli che da sé si perdono, tutti li lasciano soli,
    e sono abbandonati dai padri
    ed esclusi dal grembo delle madri.
(more…)

Pubblicato il 19-09- 2009 3:36 pm | Commenti (4) |
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Cristianesimo

Quelli dell’UAAR avrebbero voluto scrivere sugli autobus genovesi: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Prevedibilmente, la cosa non è stata loro concessa. Intanto il tempestivo Volontè ha dichiarato urbi et orbi che quella dell’UAAR è pubblicità ingannevole, ed ha aggiunto: “Dio è speranza. Mi chiedo come sia possibile, specie di questi tempi, farne a meno”.
“La più vergognosa offesa che si possa fare a Dio - scriveva Kierkegaard negli opuscoli de L’Ora - è quella di cui la Cristianità si rende colpevole: di tramutar Dio, il Dio dello spirito, in una ridicola ciancia; e la forma più antispirituale dell’adorazione di una pietra, di un bue, di un insetto, più antispirituale di tutto ciò che è possibile come antispiritualità, è proprio questo: adorare come Dio una tal razza d’idiota”. (1)
Quelli dell’UAAR dicono che Dio non c’è, Luca Volontà dice che c’è, e che ci serve, soprattutto di questi tempi. Per Volontè, Dio è una specie di antidepressivo da mandar giù nei giorni difficili, un cordiale buono per tirarsi su d’umore, un vinello leggero da bere prima dei pasti. Un prodotto di consumo. Un idiota, direbbe Kierkegaard.
Ora, che Luca Volontè si figuri Dio come un idiota, non sorprende. Il problema è che a figurarsi Dio come un idiota sembrano essere in tanti. Non mi pare che nessuno abbia notato che non avere bisogno di Dio è la condizione di una fede autentica.

(1) S. Kierkegaard, L’Ora. Atto di accusa al cristinesimo nel regno di Danimarca, Newton Compton, Roma 1977, p. 54.

Pubblicato il 18-01- 2009 5:44 pm | Commenti (6) |
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Cristianesimo, Chiesa

A leggere la sua biografia non sembra un fesso, monsignor Migliore. Studi alla Pontificia Università Lateranense, missione come diplomatico in Angola, Egitto, Polonia eccetera. Uno che conosce il mondo. E che ha capacità diplomatiche. Insomma, uno da cui ti aspetti prese di posizione ponderate, intelligenti, aperte. E invece è dalla sua bocca che esce l’ultima delle purtroppo frequenti affermazioni scandalose - non credo che si possano definire in modo diverso: ed è giusto che la categoria dello scandalo, per tanto tempo usata dalla Chiesa come un’arma, venga usata contro la Chiesa stessa - provenienti dal mondo cattolico. Si oppone, il monsignore, alla proposta francese di depenalizzare in tutti i paesi l’omosessualità. Non va bene, dice. Vorrebbe dire: non va bene perché gli omosessuali sono dei depravati, perché ci fanno schifo, perché sono un abominio. Ma non lo può dire. Non sta bene. E allora come si fa? Che bisogna dire? Tanta cultura e tanta esperienza, anche diplomatica, non soccorrono granché il monsignore. Che se ne esce con una idiozia assoluta. Non sta bene, dice, perché così si espongono i paesi che operano discriminazioni “alla gogna”. La gogna: la stessa alla quale la Chiesa oggi espone gli omosessuali. La stessa cui gli omosessuali sono esposti anche nei paesi più aperti. Altrove, sono esposti a ben altro. Al carcere, alla morte. (more…)

Pubblicato il 01-12- 2008 8:59 pm | Commenti (7) |
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Cristianesimo, Chiesa

“Chiediamo al Signore di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali”, ha detto oggi papa Ratzinger commentando le stragi in India e in Nigeria. Ora, se il papa lo chiede, vuol dire che è possibile. Che si può fare. Che Dio può toccare il cuore degli uomini affinché facciano il bene invece che il male. Che li illumini. Vuol dire che ciò non va contro il libero arbitrio dell’uomo. Ma perché, allora, Auschwitz? Se Dio può toccare il cuore degli uomini, ascoltando le preghiere, perché non ha ascoltato le preghiere delle vittime del nazismo, perché non ha illuminato Hitler? Si risponde: Dio non avrebbe potuto, perché se lo avesse fatto non avrebbe rispettato il libero arbitrio dell’uomo. Ma il papa prega Dio di toccare i cuori degli uomini, e questo vuol dire che lui stesso, che è il capo della Chiesa, sa che un intervento di Dio nella storia, sia pure nella forma leggera della illuminazione dei cuori, non è in contrasto con i principi della fede cristiana e cattolica. Resta l’altra risposta alla domanda sul perché di Auschwitz, quella che fa ricorso al mistero imperscrutabile della volontà di Dio. Ma, se tale volontà è imperscrutabile, che senso ha pregare? Chi può escludere che le vittime innocenti in India e in Nigeria non rientrino nell’imperscrutabile piano di Dio? In ogni caso pregare - almeno nel senso di chiedere - è inutile.

Pubblicato il 30-11- 2008 1:45 pm | Commenti (2) |
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Cristianesimo

Mio nipote Pitù va al catechismo. Sei anni. Andrà a dottrina per due o tre anni, poi farà la prima comunione.
Questa mattina l’ho interrogato.
- Cosa si festeggia a Natale?
- E’ nato Gesù.
- Chi è Gesù?
- E’ uno che sta in cielo e guarda chi fa il bravo e il cattivo e poi lo dice a nonno e nonna così portano il carbone a chi ha fatto il cattivo.
- Quindi Gesù è un grande spione?
- Sì. Credo, eh. Non è detto.
Incredibile come a soli sei anni mio nipote abbia afferrato quella che per la maggior parte dei cristiani - papa compreso - è l’essenza stessa del cristianesimo. Con la differenza che mio nipote Pitù qualche dubbio, qualche incertezza ce l’ha.

Pubblicato il 17-12- 2007 9:53 pm | Commenti (2) |
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Cose così, Cristianesimo

Uno: l’inferno

Qualche tempo fa Enrico Peyretti - tra i fondatori de “il foglio” (”mensile di alcuni cristiani torinesi”) nel lontano ‘71 - fece parlare di sé per alcune tesi che parvero in qualche modo eretiche. Disse che non tutto è possibile accettere della Bibbia, ma che bisogna rigettare come non ispirati quei passi che mostrano un Dio violento. Intervistato dall’Espresso, presentò anche ->una sua visione dell’inferno:

E l’aldilà? E il giudizio finale? Ecco la risposta: «Dio al momento della morte dei potenti brucerà la loro superbia e i delitti, facendoli ardere come grattacieli polverizzati, e dalle loro ceneri puzzolenti farà uscire piccole anime umiliate e così risanate e salvate».

La tesi della inaccettabilità di alcuni passi della Bibbia parve a Sandro Magister un rinverdire l’eresia di Marcione, mentre per la sua concezione dell’inferno Peyretti si meritò l’accostamento alla dottrina dell’apocatàstasi, condannata dal concilio di Costantinopoli nel 553.
Leggendo la Spe Salvi di Benedetto XVI ho trovato qualcosa che mi ha fatto ripensare a quelle parole di Peyretti. La maggior parte degli uomini, dice, ha un residuo di apertura a Dio che permane pur nell’errore e nel male. Che ne è di queste persone, quando compaiono davanti a Dio? Succede che il male in loro viene bruciato, consumato:

Alcuni teologi recenti sono dell’avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L’incontro con Lui è l’atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. E’ l’incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi”. (Spe Salvi, § 47).

E’ la versione rivista ed aggiornata del Purgatorio, che non è più il luogo nel quale si sconta una pena che renda degni dell’incontro con Dio, ma è la purificazione che avviene nel momento in cui l’uomo, con le sue macchie e le sue imperfezioni, incontra Dio. Dio è fuoco, tanto per Peyretti quanto per Ratzinger; e l’incontro con Dio purifica e brucia. Ma c’è una differenza importante: Peyretti parla dell’Inferno, Ratzinger del Purgatorio. Per Peyretti ogni uomo può essere purificato nell’incontro con Dio. Il papa, con una espressione che mi sembra piuttosto volgare, sostiene (ovviamente senza citare Peyretti) che questo sarebbe “un colpo di spugna” - per la precisione, dice che la grazia “non è un spugna che cancella tutto così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore” (ivi, 44). Questa obiezione è tutt’altro che decisiva. Se incontrando Dio l’anima brucia, e brucia tanto più quanto più è imperfetta e colpevole, evidentemente non v’è alcun “colpo di spugna”. Le anime che più hanno errato più soffriranno nell’incontro con Dio (soffriranno, s’intende, un genere si sofferenza che non è priva di letizia, perché pur sempre di incontro con Dio si tratta). Non v’è alcuna negazione nella giustizia, alcuna parità di trattamento, alcun livellamento.
Ma il papa ha un altro argomento in difesa dell’inferno. Esistono individui nei quali c’è molto male, ma resta un residuo di bene, che può essere messo in luce e rinsaldato dall’incontro con Dio. Esistono però anche individui nei quali il bene è stato totalmente vinto dal male. (more…)

Pubblicato il 10-12- 2007 12:57 am | Commenti (2) |
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