minimo karma    retomar o pedaço que falta

Note di apprendistato, Cristianesimo

Conoscerai quella poesia (Der Olbaum-Garten, nelle Neue Gedichte) nella quale Rilke raffigura un Cristo - o meglio: uno Jeshu - abbandonato nel giardino degli ulivi, col viso tra le mani impolverate, incapace di trovare ancora Dio.

Ich find Dich nicht mehr. Nicht in mir, nein.
Nich in der andern. Nicht in diesem Stein.
Ich find Dich nich mehr. Ich bin allein.

    Io non ti trovo più. Non in me, no.
    Non negli altri. Non in questa pietra.
    Io non ti trovo più. Io sono solo.

Dopo queste parole, continua Rilke, non viene l’angelo, come si racconta: ma giunge la notte, una notte come le altre, una delle notti che giungono sugli uomini. Chi prega così, dice, non lo visitano gli angeli:

Die Sich-Verlierenden lasst alles los,
und sie sind preisgegeben von der Vatern
ung ausgeschlossen aus der Mutter Schooss.

    Quelli che da sé si perdono, tutti li lasciano soli,
    e sono abbandonati dai padri
    ed esclusi dal grembo delle madri.
(more…)

Pubblicato il 19-09- 2009 3:36 pm | Commenti (3) |
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Cristianesimo

Quelli dell’UAAR avrebbero voluto scrivere sugli autobus genovesi: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Prevedibilmente, la cosa non è stata loro concessa. Intanto il tempestivo Volontè ha dichiarato urbi et orbi che quella dell’UAAR è pubblicità ingannevole, ed ha aggiunto: “Dio è speranza. Mi chiedo come sia possibile, specie di questi tempi, farne a meno”.
“La più vergognosa offesa che si possa fare a Dio - scriveva Kierkegaard negli opuscoli de L’Ora - è quella di cui la Cristianità si rende colpevole: di tramutar Dio, il Dio dello spirito, in una ridicola ciancia; e la forma più antispirituale dell’adorazione di una pietra, di un bue, di un insetto, più antispirituale di tutto ciò che è possibile come antispiritualità, è proprio questo: adorare come Dio una tal razza d’idiota”. (1)
Quelli dell’UAAR dicono che Dio non c’è, Luca Volontà dice che c’è, e che ci serve, soprattutto di questi tempi. Per Volontè, Dio è una specie di antidepressivo da mandar giù nei giorni difficili, un cordiale buono per tirarsi su d’umore, un vinello leggero da bere prima dei pasti. Un prodotto di consumo. Un idiota, direbbe Kierkegaard.
Ora, che Luca Volontè si figuri Dio come un idiota, non sorprende. Il problema è che a figurarsi Dio come un idiota sembrano essere in tanti. Non mi pare che nessuno abbia notato che non avere bisogno di Dio è la condizione di una fede autentica.

(1) S. Kierkegaard, L’Ora. Atto di accusa al cristinesimo nel regno di Danimarca, Newton Compton, Roma 1977, p. 54.

Pubblicato il 18-01- 2009 5:44 pm | Commenti (6) |
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Cristianesimo, Chiesa

A leggere la sua biografia non sembra un fesso, monsignor Migliore. Studi alla Pontificia Università Lateranense, missione come diplomatico in Angola, Egitto, Polonia eccetera. Uno che conosce il mondo. E che ha capacità diplomatiche. Insomma, uno da cui ti aspetti prese di posizione ponderate, intelligenti, aperte. E invece è dalla sua bocca che esce l’ultima delle purtroppo frequenti affermazioni scandalose - non credo che si possano definire in modo diverso: ed è giusto che la categoria dello scandalo, per tanto tempo usata dalla Chiesa come un’arma, venga usata contro la Chiesa stessa - provenienti dal mondo cattolico. Si oppone, il monsignore, alla proposta francese di depenalizzare in tutti i paesi l’omosessualità. Non va bene, dice. Vorrebbe dire: non va bene perché gli omosessuali sono dei depravati, perché ci fanno schifo, perché sono un abominio. Ma non lo può dire. Non sta bene. E allora come si fa? Che bisogna dire? Tanta cultura e tanta esperienza, anche diplomatica, non soccorrono granché il monsignore. Che se ne esce con una idiozia assoluta. Non sta bene, dice, perché così si espongono i paesi che operano discriminazioni “alla gogna”. La gogna: la stessa alla quale la Chiesa oggi espone gli omosessuali. La stessa cui gli omosessuali sono esposti anche nei paesi più aperti. Altrove, sono esposti a ben altro. Al carcere, alla morte. (more…)

Pubblicato il 01-12- 2008 8:59 pm | Commenti (7) |
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Cristianesimo, Chiesa

“Chiediamo al Signore di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali”, ha detto oggi papa Ratzinger commentando le stragi in India e in Nigeria. Ora, se il papa lo chiede, vuol dire che è possibile. Che si può fare. Che Dio può toccare il cuore degli uomini affinché facciano il bene invece che il male. Che li illumini. Vuol dire che ciò non va contro il libero arbitrio dell’uomo. Ma perché, allora, Auschwitz? Se Dio può toccare il cuore degli uomini, ascoltando le preghiere, perché non ha ascoltato le preghiere delle vittime del nazismo, perché non ha illuminato Hitler? Si risponde: Dio non avrebbe potuto, perché se lo avesse fatto non avrebbe rispettato il libero arbitrio dell’uomo. Ma il papa prega Dio di toccare i cuori degli uomini, e questo vuol dire che lui stesso, che è il capo della Chiesa, sa che un intervento di Dio nella storia, sia pure nella forma leggera della illuminazione dei cuori, non è in contrasto con i principi della fede cristiana e cattolica. Resta l’altra risposta alla domanda sul perché di Auschwitz, quella che fa ricorso al mistero imperscrutabile della volontà di Dio. Ma, se tale volontà è imperscrutabile, che senso ha pregare? Chi può escludere che le vittime innocenti in India e in Nigeria non rientrino nell’imperscrutabile piano di Dio? In ogni caso pregare - almeno nel senso di chiedere - è inutile.

Pubblicato il 30-11- 2008 1:45 pm | Commenti (2) |
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Cristianesimo

Mio nipote Pitù va al catechismo. Sei anni. Andrà a dottrina per due o tre anni, poi farà la prima comunione.
Questa mattina l’ho interrogato.
- Cosa si festeggia a Natale?
- E’ nato Gesù.
- Chi è Gesù?
- E’ uno che sta in cielo e guarda chi fa il bravo e il cattivo e poi lo dice a nonno e nonna così portano il carbone a chi ha fatto il cattivo.
- Quindi Gesù è un grande spione?
- Sì. Credo, eh. Non è detto.
Incredibile come a soli sei anni mio nipote abbia afferrato quella che per la maggior parte dei cristiani - papa compreso - è l’essenza stessa del cristianesimo. Con la differenza che mio nipote Pitù qualche dubbio, qualche incertezza ce l’ha.

Pubblicato il 17-12- 2007 9:53 pm | Commenti (2) |
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Cose così, Cristianesimo

Uno: l’inferno

Qualche tempo fa Enrico Peyretti - tra i fondatori de “il foglio” (”mensile di alcuni cristiani torinesi”) nel lontano ‘71 - fece parlare di sé per alcune tesi che parvero in qualche modo eretiche. Disse che non tutto è possibile accettere della Bibbia, ma che bisogna rigettare come non ispirati quei passi che mostrano un Dio violento. Intervistato dall’Espresso, presentò anche ->una sua visione dell’inferno:

E l’aldilà? E il giudizio finale? Ecco la risposta: «Dio al momento della morte dei potenti brucerà la loro superbia e i delitti, facendoli ardere come grattacieli polverizzati, e dalle loro ceneri puzzolenti farà uscire piccole anime umiliate e così risanate e salvate».

La tesi della inaccettabilità di alcuni passi della Bibbia parve a Sandro Magister un rinverdire l’eresia di Marcione, mentre per la sua concezione dell’inferno Peyretti si meritò l’accostamento alla dottrina dell’apocatàstasi, condannata dal concilio di Costantinopoli nel 553.
Leggendo la Spe Salvi di Benedetto XVI ho trovato qualcosa che mi ha fatto ripensare a quelle parole di Peyretti. La maggior parte degli uomini, dice, ha un residuo di apertura a Dio che permane pur nell’errore e nel male. Che ne è di queste persone, quando compaiono davanti a Dio? Succede che il male in loro viene bruciato, consumato:

Alcuni teologi recenti sono dell’avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L’incontro con Lui è l’atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. E’ l’incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi”. (Spe Salvi, § 47).

E’ la versione rivista ed aggiornata del Purgatorio, che non è più il luogo nel quale si sconta una pena che renda degni dell’incontro con Dio, ma è la purificazione che avviene nel momento in cui l’uomo, con le sue macchie e le sue imperfezioni, incontra Dio. Dio è fuoco, tanto per Peyretti quanto per Ratzinger; e l’incontro con Dio purifica e brucia. Ma c’è una differenza importante: Peyretti parla dell’Inferno, Ratzinger del Purgatorio. Per Peyretti ogni uomo può essere purificato nell’incontro con Dio. Il papa, con una espressione che mi sembra piuttosto volgare, sostiene (ovviamente senza citare Peyretti) che questo sarebbe “un colpo di spugna” - per la precisione, dice che la grazia “non è un spugna che cancella tutto così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore” (ivi, 44). Questa obiezione è tutt’altro che decisiva. Se incontrando Dio l’anima brucia, e brucia tanto più quanto più è imperfetta e colpevole, evidentemente non v’è alcun “colpo di spugna”. Le anime che più hanno errato più soffriranno nell’incontro con Dio (soffriranno, s’intende, un genere si sofferenza che non è priva di letizia, perché pur sempre di incontro con Dio si tratta). Non v’è alcuna negazione nella giustizia, alcuna parità di trattamento, alcun livellamento.
Ma il papa ha un altro argomento in difesa dell’inferno. Esistono individui nei quali c’è molto male, ma resta un residuo di bene, che può essere messo in luce e rinsaldato dall’incontro con Dio. Esistono però anche individui nei quali il bene è stato totalmente vinto dal male. (more…)

Pubblicato il 10-12- 2007 12:57 am | Commenti (2) |
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