Cucina

Gran cosa il risotto con il coriandolo ed il curry. Se invece vi venisse voglia di provare come viene l’orzo con piselli e curcuma, lasciate stare: la mia pattumiera ha apprezzato molto, io un po’ meno. (Anche se piselli e curcuma è un abbinamento da ritentare.)

Pubblicato il 22-11- 2005 6:08 pm | Commenti (2) |
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Cucina

Cucinare il tofu è impresa assolutamente affascinante. Se mi si passa il paragone, è come conquistare una donna insignificante eppure altera, indifferente ad ogni seduzione: e dimostrare, conquistandola, che non v’è donna che sia realmente insignificante, che al fondo d’ogni donna è celata una qualche bellezza che un bravo seduttore sa far affiorare; o, se mi si passa quest’altro paragone, è come strappare al più ottuso dei membri del Rotary Club - vale a dire al più ottuso degli uomini tout court - qualche profonda riflessione sul senso dell’esistenza o sulla valenza delle patate dolci nell’economia dell’universo. Perché il tofu, ecco, custodisce gelosamente la propria insignificanza, una sclerusia che indispettisce e induce all’atto vandalico: chi di noi non è stato tentato di lanciare il tofu contro il muro? chi non ha mai parlato con un pezzo di tofu chiedendogli il perché di tanta durezza?
Il tofu va conquistato con l’astuzia. Devi fare attenzione a non scoprire subito le tue carte, a nascondere bene l’ingrediente chiave in mezzo ad una quantità di ingredienti che non insospettiscano.
Ecco cos’hai da fare. Prendi il tofu e taglialo amorevolmente a cubetti. Cerca di resistere al fastidio che proviene dalla sua gommosa resistenza al coltello. Sorridi. Lascia colare un filo d’olio in una padella, quindi trita un cipollotto ed uno spicchio s’aglio e disponili in un piattino. E’ arrivato il momento di far entrare in scena l’ingrediente chiave: lo zenzero. Lo zenzero sembrerebbe, a vederlo, non troppo diverso dal tofu. Brutto, scontroso, dalla forma bizzarra e sofferente. Basta però affondare il coltello e tagliarne un pezzo per scoprirne la magia. Se l’esistenza dello zenzero è una prova a favore dell’esistenza di Dio (peccato che ve ne siano tante contrarie), il fatto che qualcuno, nella notte dei tempi, abbia avuto l’idea di affondare il coltello in quella radice per scoprire cosa c’è dentro induce ad essere orgogliosi di appartenere al genere umano e ad avere buone speranze nella sua sopravvivenza (peccato che da tanti altri indizi si possa dedurre la sua rapida estinzione). Taglia un pezzetto di zenzero, dunque, e contemplane per un attimo la freschezza maliziosa. Quindi gratta via la buccia e tritalo, sistemandolo nel piattino accanto al cipollotto ed all’aglio.
E’ arrivato il momento di dar fuoco alla padella e buttar dentro il tofu e tutto quello che c’è nel piattino. Aspetta due minuti. Vedi? Lo zenzero ha sconfitto rapidamente ogni altro aroma, e star vicino alla padella è un gran piacere. Non compiacertene: non hai capito nulla. Stai giocando troppo scopertamente la tua carta. Ti occorre rapidamente un rimedio. La salsa di soia è quel che fa al caso nostro. Ne basta un cucchiaio. Aggiungerai ancora del sale e dell’acqua, e per qualche minuto non ti darai pena di quel che bolle in pentola, dopo di che scioglierai della maizena in un po’ d’acqua e l’aggiungerai al resto. La maizena serve per addensare la salsa. Tutto ormai si stringe intorno al tofu, lo impregna, lo insapora, lo valorizza, lo fa sorridere e cantare. Se tu non fossi un essere umano, vale a dire una creatura dai sensi spaventosamente grossolani, potresti avvertire la musica, anzi il canto corale che si leva da quella pentola, ed in quel canto riconosceresti la voce del cipollotto, quella dello zenzero e la voce bianca del tofu.
Sordo come sei, non ti resta che spegnere il fuoco sotto la pentola ed accomodare i cubetti di tofu nel piatto, disponendo intorno la salsa allo zenzero. Ed esultare: hai vinto.

Pubblicato il 07-08- 2005 9:04 pm | Commenti (2) |
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