In latino c’è una differenza tra auctor ed auctoritas. Il primo termine, derivato da augeo, indica colui che fa crescere, colui che fonda, che promuove, che crea. In questo senso il termine vale anche per dire maestro: di Catone Cicerone dice che è virtutum auctor, e Dante dirà a Virgilio nella Commedia: «Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore; / tu se’ solo colui da cu’ io tolsi / lo bello stilo che m’ha fatto onore» (Inferno, I, 85-87). Auctoritas è invece autorità, importanza, prestigio, ma anche volontà, ordine, decreto. Mi pare che si possa interpretare questa distinzione alla luce della opposizione di Dolci tra potere e dominio. Il potere consiste nel realizzare le proprie possibilità consentendo agli altri di esprimere le proprie; di più: in una relazione di potere ogni soggetto realizza le proprie possibilità grazie agli altri. Chi è preso in una relazione di potere cresce e fa crescere gli altri; possiamo dirlo autore, nel senso latino. L’auctoritas fa pensare invece ad una relazione di dominio, che si ha quando l’equilibrio del potere viene spezzato e qualcuno può realizzare più possibilità degli altri. La distinzione tra autorità ed autorevolezza può non essere sufficiente, se non si chiariscono bene le caratteristiche di quest’ultima. L’autorevolezza può essere un modo soft per reintrodurre l’autorità, per difendere ancora una relazione gerarchica tra docenti ed alunni, per chiedere per il docente un rispetto diverso da quello riconosciuto allo studente. Inoltre l’autorevolezza, a differenza dell’autorità, è una qualità che si possiede o non si possiede; scaturisce dalla cultura e dalla preparazione, certo, ma anche dal fascino personale del docente. Ora, che succede se un docente non autorevole si convince di dover essere autorevole, o di avere il diritto di essere riconosciuto come autorevole pur non essendolo? Succede che quel docente avrà la pretesa di far da modello per i propri studenti. Ritengo che questa cosa sia pericolosissima, anche quando la persona che si propone come modello abbia molte buone qualità umane e culturali; è semplicemente disastrosa, quando il docente non ha nessuna di queste qualità. Un docente non deve fare da modello, semplicemente perché l’educazione non è, a mio modo di vedere, il dar forma allo studente secondo un qualsiasi modello, incarnato dal docente o astrattamente teorizzato. Ognuno ha il diritto di creare da sé il proprio modello, di cercarsi liberamente, senza che gli venga imposto alcun ideale umano. (more…)

La pubblicazione di un libro di pedagogia intitolato Ripensare l’autorità (1) è un segno dei tempi. Fino a qualche anno fa un titolo del genere sarebbe apparso eccessivo, provocatorio, mentre oggi non è da escludere che contribuisca a far lievitare le vendite del libro. Una campagna mediatica senza precedenti ha convinto l’uomo della strada che la scuola italiana è allo sfascio per mancanza di autorità e di disciplina, che ordinariamente nelle aule scolastiche avvengono atti di violenza, esibizioni più o meno goliardiche riprese con i telefonini e pubblicate su internet, libertà sessuali degne di certe commedie sexy all’italiana degli anni Ottanta. E così l’uomo della strada ed il governo si ritrovano felicemente concordi nel tuonare contro il lassismo e nell’invocare – e decretare – più rigore (così come si trovano d’accordo nell’esigere una certa durezza verso gli stranieri, la cui pericolosità è dimostrata ogni giorno, ed oltre ogni dubbio, dai telegiornali).