minimo karma    retomar o pedaço que falta

Herdelezi

S’era nel 1860, il vento di marzo porgeva al fiuto dei signori il profumo dei tempi nuovi e sibilava sulla schiena curva dei cafoni con una carezza gelida, presagio di sventura, di un volgere ancora più triste di quella faccenda affannosa e senza grazia che era ed è lo stare sulla terra, lo stare nella storia. Aggrappati al monte con la tenacia e l’energia degli organismi primitivi, chiusi nel carcere delle quattro vie d’un borgo che si palesava cacato dal nulla - più delle altre vie e città e volti, voglio dire -, i cafoni assistevano da sempre al naturale svolgersi degli eventi con la pazienza e l’indifferenza degli animali da cortile; epperò qualcosa quell’anno stava cambiando, e te ne accorgevi da una parola in più nel parlare essenziale delle donne, da una nota più lunga, più ansiosa quando chiamavano i bambini, da un innaturale affrettarsi all’uscita dalla chiesa. I ritmi avevano subito qualche cambiamento appena percettibile, l’usata trama del vivere mostrava qualche tema nuovo, e qua e là compariva un lieve strappo, un tratto liso, mentre i signori, chiusi nelle giamberghe, sembrano risplendere più che mai nella natura loro - che era, indefettibilmente, di due generi: austeri, impassibili e lontani alcuni come statue, grassi, rosei e gioviali come porcelli gli altri. I primi ai cafoni mettevano una paura fottuta, roba da scappar via alla fontana, da abbassare lo sguardo come vergini, da farsi muti come pesci. Gli altri stavano tra i cafoni come cani da guardia tra le pecore al pascolo, di tutto lieti, allegri come lo stare al mondo fosse una festa, fraternamente ironici coi cafoni, delle cui mogli sorelle e figlie non disdegnavano di apprezzare le cosce e le zinne. (more…)

Pubblicato il 19-01- 2009 10:35 pm | Commenti (3) |
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Herdelezi

Tu dormi galleggiando sul grano
di febbraio e sogni un asino che fermo
nel mezzo del cielo blu adornato di fiori
racconta a un passero la storia
di quel cane che visse trenta secoli
finché stanco chiuse gli occhi
e disse “ho visto, so, approvo”
tu dormi sul grano di febbraio
e sogni le pietre del corso bagnate dalla luce
della luna e le ragazze con i seni grandi
aggiogate al carro del tempo
tu dormi e non lo sai come ti guardo
come guardo i tuoi sogni oltre le palpebre
la pioggia d’oro sui vecchi che giocano
gettando in aria monete e parole
l’acqua che sale dal fondo
attraversa le vene ed esce dagli occhi
e ritorna alla terra consacrata
tu dormi e non lo sai
come è dolce guardarti sognare
il mondo oltre la soglia dell’io sono
che galleggia sul grano di febbraio.

Pubblicato il 15-12- 2008 1:46 pm | Commenti (6) |
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Herdelezi

Athanâ âxshta buyãn ýathanâ buyât hvâyaonånghô pañtânô hvâpathana garayô hvâtacina razura huperethwe âfsh nâuya ahmâi saokâi frasastâi fravâkâi uta framânâi.

Che ogni cosa sia a noi amica, come una qualsiasi cosa lo può essere: che noi si possa andare facilmente, scorrevolmente lungo le vie e trovare buoni sentieri di montagna, correre agevolmente attraverso le foreste e attraversare guadando facilmente i fiumi!

Khordah Avesta, Yast Den 16, 3. Trad. Alberti.

Pubblicato il 12-12- 2008 8:43 am | Commenti (2) |
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Herdelezi

L’amore è la penultima stazione.

Pubblicato il 23-07- 2008 3:57 pm | Commenti (6) |
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