minimo karma    retomar o pedaço que falta

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La confezione dei Kellog’s. In alto un campo di grano e la scritta Riparti dalla colazione …e scopri se rendi meglio. A destra la foto di un portiere di calcio che punta l’indice, imitando la posa dello zio Sam nel noto manifesto della Seconda Guerra Mondiale: I want you for U. S. Army. Accanto la firma, seguita da #1. Il numero uno vuole me, e mi sta dicendo che devo rendere meglio, ripartendo dalla colazione.
Sul retro, in alto: Le ricerche dimostrano che chi fa una corretta colazione ha un rendimento migliore durante la mattina, rimanendo più concentrato e dinamico. Concentrato: è un uomo. Più giù spiega che il rendimento è sia fisico (”...rimanere attivo e affrontare al meglio gli impegni della mattina, per te che vuoi essere sempre dinamico e scattante“) che mentale (”…più concentrato sia sul lavoro che nei momenti in cui giochi un ruolo da protagonista“). Al centro c’è sempre il portiere, che mangia i cereali sorridendo.
In basso i colori cambiano. Non più il giallo del campo di grano, ma l’azzurro. Cambia anche l’argomento, non si tratta più di essere dinamici per rendere, ma di linea: Special K è la gamma di cereali nata dallo studio di 300 nutrizionisti e ricercatori Kellog’s. E informa: Il 14% di proteine per aiutarti a restare tonica. Tonica: è una donna.
Riassumendo: gli uomini devono essere dinamici e scattanti, le donne toniche.
E qualcuno vuole che appena svegli, al mattino, la nostra prima preoccupazione sia quella di rendere.
Sulla confezione dei cereali Kellog’s c’è il segreto dell’infelicità.

Pubblicato il 08-10- 2009 6:42 pm | Commenti (1) |
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    Cette passion, si universellement condamneé, n’a jamais été etudiée. Personne n’ya vu l’opium de la misère. La loterie, la plus puissante fée du monde, ne développait-elle pas des espérances magiques?

Così Balzac ne La Rabouilleuse, parlando del gioco del lotto. Può essere che da Balzac derivi la famosa frase marxiana sulla religione come oppio dei popoli. La somiglianza è notata da Gramsci nei Quaderni. Cfr. Paola De Sanctis Ricciardone, Il tipografo celeste, Dedalo, Bari 1987, pp. 30-31.

Pubblicato il 5:29 pm | Commenta questo post (0) |
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    Lo stile è il solito: ironico, provocatorio e, un pizzico porno. Ma se il personaggio è Quentin Tarantino allora ci si può meravigliare un po’ meno. Di certo non passa inosservata la giacca rossa con le donne nude stilizzate che compaiono sui risvolti. Il regista l’ha indossata nel corso della serata di presentazione del film "Whip It" a Los Angeles.

La porno giacca di Quentin, Repubblica.

Ora il semplice corpo nudo, peraltro stilizzato, è diventato porno. (Più probabile che Repubblica debba rivedere i criteri di selezione della manovalanza.)

Pubblicato il 30-09- 2009 9:36 am | Commenta questo post (0) |
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    Jo jo, dimme tutto quello che tu vo’
    quando passo ogni giorno e ogni mattino
    ti guardo e sono pronto a fare
    tutto quello che tu vo’
    jo jo,
    jo jo.

Poesia giovanile dedicata da Emilio Fede alla nonna di Noemi Letizia, fortunatamente ritrovata tra le sue carte.

Pubblicato il 19-09- 2009 2:28 pm | Commenta questo post (0) |
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Google traduce il francese autogestion con self-management. In italiano. Ah, Lapassade.

Pubblicato il 10:33 am | Commenti (1) |
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    Questa idea di un sistema formativo sempre meno pubblico mette i brividi e accomuna tutta l’intera filiera produttiva cognitiva. Maestri, insegnanti, studenti, ricercatori, precari.

Comunicato del Kollettivo [sic] studentesco.

Pubblicato il 18-09- 2009 10:05 am | Commenti (1) |
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    Da ciò deriva che l’ideale estetico dell’accordo categorico con l’essere è un mondo dove la merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse. Questo ideale estetico si chiama Kitsch.
    E’ questa una parola tedesca nata alla metà del sentimentale diciannovesimo secolo e poi propagatasi in tutte le lingue. A furia di usarla, però, si è cancellato il suo significato metafisico originario: il Kitsch è la negazione assoluta della merda, in senso tanto letterale quanto figurato: il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell’esistenza umana è essenzialmente inaccettabile.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, tr. it., Adelphi, Milano 2001 (prima ed. 1985), p. 254.

Nell’immagine: la camera ardente di Mike Bongiorno. Fonte: Il Mattino.

Pubblicato il 10-09- 2009 8:27 pm | Commenti (4) |
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    Lei non si rattrista piu, ora io non temo, che saro costretto a negare. E` una sensazione fisica sbalorditiva, dopo la quale segue lo stesso sentimento profondo. La cosa migliore del Vi e` la sicurezza della possibilita di «volare con autopilota», rilassandosi e senza la necessita` dell’entrare nel merito di quel fatto, che il pene continua a trovarsi in posizione verticale, anche quando tu sei interrotto (i figli battano alla porta della camera da letto, il cane abbaia, il preservativo scivola). Quando prendi coscienza del Vi, questo puo anche stare un grande regalo per la compagna.

Email appena arrivatami, con topic: L’uomo vive solo una volta.

    L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, tr. it., Adelphi, Milano 2001 (prima ed: 1985), p. 16.

Pubblicato il 02-09- 2009 8:52 pm | Commenta questo post (0) |
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Lessi anni fa un libro che rifletteva sulla rete ed il Talmud. Diceva, l’autore, che la rete ha questo di straordinario: che nulla si perde mai, che ciò che sembrava perso si ritrova, a volte inaspettatamente. Una sorta di magazzino senza fondo, senza perdite, senza oblio. Un deposito costantemente crescente, nel quale si ammassa la saggezza delle generazioni, un po’ come avviene nel Talmud, nel quale una domanda trova risposte successive, che si stratificano. Insomma, una immortalità mediatica, una permamenza granitica che sembra sconfessare il sabbe anicca buddhistico. Ma quel tale peccava di ottimismo. Molto si recupera, è vero. Ma molto si perde. Esiste una morte telematica, che si affianca a quella fisica, e si chiama “scadenza dei termini contrattuali”. Chi oggi volesse leggere il sito di Uahlim, al secolo Emilio Revil, uno di quei frequentatori febbrili della rete, a volte sopra le righe, per i quali si usa spesso (e spesso ingiustamente) il termine troll, si troverebbe di fronte a questo avviso: Scadenza termini contrattuali. I servizi del dominio sono stati sospesi. Si prega di provvedere al rinnovo al più presto. Difficile che Revil possa provvedere al rinnovo. E’ morto, suicida, lo scorso febbraio. Restano, è vero, molte altre cose, come la sua pagina su Wikipedia, e questo dovrebbe far riflettere sulla opportunità di acquistare domini; ma si tratta, con ogni probabilità, solo di una scadenza differita.
Pare che Revil si fosse convertito al buddhismo, negli ultimi tempi. Chissà se esiste un equivalente internettiano di quel rinnovo di ciò che è stato sospeso dalla morte che è la rinascita.

Pubblicato il 17-08- 2009 11:18 am | Commenta questo post (0) |
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Mi piaceva un tempo collezionare libri scolastici dell’Ottocento: non - non tanto - per i libri in sé, ma per le annotazioni a margine degli studenti, spia dei loro valori, dei loro entusiasmi. I quali erano spaventosamente lontani dai valori, dagli entusiasmi che avevo avuto io da studente. Un liceale della prima metà del secolo aveva annotato nella sua copia di Virgilio: Moriemur inultae, sed moriamur. Ah, Didone. E: la Patria, e Dio. Sì, altri tempi. Non credo migliori dei nostri. La serietà degli adolescenti genera il terrore degli adulti.
Da ragazzino io ero un comunista un po’ dark. Sui quindici, sedici, diciamo. Prima ero juventino, e poco altro. Il mio diario del primo anno delle superiori è uno sbrindellatissimo diario della Juventus, con pochi compiti scritti con grafia illeggibile, le assurde volgarità annotate dal mio compagno di banco (che ho ritrovato sui manifesti, qualche settimana fa, candidato di un partito di centro), le dichiarazioni d’amore di Marilena, che aveva la sfortuna di essere la più carina della classe, e perciò al di fuori della portata del più audace dei miei sogni. A sedici anni ero una specie di comunista advaita, leggevo Mao ed Aurobindo, ascoltavo Cure e Litfiba. Il mio compagno di banco non era comunista, né dark. Era metallaro. Legare la propria identità alla politica era già allora, sul finire degli Ottanta, cosa d’altri tempi. Ci si identificava per i gusti musicali, per il modo di vestire. Per i luoghi. Piazza Italia era scrupolosamente lottizzata: qui i paninari, qui i punk, qui i dark, eccetera. Dietro l’abbigliamento e la musica c’era però altro, si apriva una visione del mondo che poteva essere arrabbiata, malinconica, alternativa. C’era ancora un telos, un tendere verso qualcosa, un residuo di contestazione. Ma era debole. Debole. (more…)

Pubblicato il 11-07- 2009 11:29 am | Commenti (2) |
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Chiesa, Kulturmarket

Sul numero di questo mese di A. Rivista Anarchica, Persio Tincani se la prende con padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria. Il quale non è riuscito a trattenersi dal commentare e interpretare a modo suo il terremoto in Abruzzo: “Il Signore ha voluto in questa settimana santa che in qualche modo anche loro partecipassero al mistero della sua passione”. Parole, ha commentato Tincani, che “trasudano cattiveria”, che esprimono allo stato puro quello spiacevole fenomeno storico, così profondamente legato alle religioni, che è il fanatismo. E che padre Livio sia un fanatico è ampiamente dimostrato dall’aggressività con cui liquida chiunque non la pensi come lui: che ora è fesso e cretino, ora indemoniato, ora - se è ateo - meritevole di essere sterminato. Verrebbe da dargli ragione; ma, ahimé, così Tincani conclude il suo articolo: “Fanzaga è un imbecille? Non lo so, forse sì, forse è addirittura probabile che lo sia. Ma liquidarlo così, sebbene questa scorciatoia sia molto allettante, non sarebbe una cosa saggia. Fanzaga e i suoi sodali, imbecilli o meno che siano, sono soprattutto persone che odiano il genere umano. Persone cattive che credono in un dio cattivo, e dalle quali è lecito aspettarsi di tutto” (1). (more…)

Pubblicato il 19-06- 2009 3:11 pm | Commenti (7) |
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Tra i vantaggi del vivere nella nostra epoca, c’è quello di poter operare il bene senza troppe inquiteudini, senza grandi sacrifici, senza macerarsi nell’impresa di distinguere il bene dal male. Il bene è diventato facile, accessibile, alla mano. Per fare del bene, ad esempio, ad una donna basta sciacquarsi la passera ogni mattina. In questo modo non solo si impegna per la sua igiene personale, contribuendo per questa via a quella impresa collettiva di pulizia-sterilizzazione del mondo che è parte del grandioso progetto capitalistico-consumistico; sciacquandosi la passera contribuisce addirittura ai diritti delle donne in Afghanistan. Acquistando un certo prodotto per l’igiene intima, la donna italiana potrà “fornire un sostegno concreto nella sfera della salute e dell’igiene femminile a donne che vivono in un ambito di estrema povertà e mancanza di igiene”. La confezione chiarisce il concetto con lo slogan Nel mio intimo c’è la Vita!, e l’immagine di una ragazza afghana con il velo di un rosa gentile - risultato anch’esso dell’opera di pulizia-sterilizzazione consumistica, estesa questa volta ad un paese riottoso a certe delicatezze occidentali. Lo slogan è degno di nota per due cose: l’uso della parola intimo e l’uso della parola Vita.
Intimo, in quel contesto, indica da una parte la passera; dall’altra, la coscienza, l’interiorità morale e personale, il luogo della sinderesi. Nell’epoca felice in cui siamo, intimo fisico ed intimo psicologico coincidono - almeno per le donne. La parola Vita, con la maiuscola, ha un senso anche più singolare. Se dovessi scrivere di getto le prime parole che mi vengono in mente quando sento la parola vita, scriverei: ferocia, mangiare, parto, sesso, nascere, morire. Cose belle e cose brutte. Il bene e il male (e: né bene né male). La Vita che sta nell’imtimo della donna che si sciacqua la passera evidentemente non è questa. E’ una Vita anch’essa pulita e sterilizzata. E’ una Vita rosa, delicata. Significa: democrazia, igiene, diritti umani. E’ una parola che racchiude il progetto capitalistico-consumistico, con buona pace dei naturalisti. La sua variante cattolica include anche l’esorcizzazione della morte nella forma estrema e dolorosa (per chi la subisce, sia chiaro) del dovere di vivere ad ogni costo, in ogni condizione - poiché la sterilizzazione del mondo non può ammettere che qualcuno ceda alla morte, che è stata sconfitta sul piano eterno dal Cristo e sul piano storico dal consumismo-capitalismo; né che qualcuno possa ritenersi in diritto di porsi a parte dal grande progetto storico, e di sottrarsi ai poteri che ne garantiscono il sicuro, grandioso avanzamento.

Pubblicato il 25-04- 2009 9:19 am | Commenta questo post (0) |
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Prendete la voce arringatrice di Benito Mussolini e miscelatela con quella tragicomicamente narrante di Fantozzi: ecco a voi Filippo Tommaso Marinetti che declama la Definizione del Futurismo.

Pubblicato il 10-08- 2008 1:19 pm | Commenta questo post (0) |
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Mi piace acquistare libri non antichi, ma vecchi: edizioni scolastiche dell’ottocento con le annotazioni a penna degli studenti inneggianti al sacrificio per la patria o ad amori più evanescenti che casti, Oscar Mondadori ingialliti, vecchi manuali Hoepli, gli eleganti volumetti della collana Florentia della Salani, i libri di preghiera provenienti dalla biblioteca di qualche sacerdote. E’, per me, un modo per stabilire una relazione mediata e tuttavia non superficiale con l’altro. (more…)

Pubblicato il 11-03- 2008 6:43 pm | Commenta questo post (0) |
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“Pol Pot è simpatico”, dice. Cerco di capire. Escludo che sia per ignoranza, il giudizio. Viene da una persona che scrive libri che vendono migliaia di copie. Non ha preso Pol Pot per qualche personaggio Disney, credo. Escludo anche che sia per adesione ideologica. Non è comunista. E’ una alla quale ciò che una volta si chiamava sistema non sta affatto stretto. Può essere che dietro quel giudizio vi sia, più o meno, il seguente ragionamento: (more…)

Pubblicato il 03-02- 2008 10:26 am | Commenti (4) |
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