Scuola, Laicità, Chiesa

“Se l’insegnamento della religione fosse limitato ad un’esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso”, dice la lettera della Congregazione per l’educazione cattolica a proposito dell’insegnamento della religione nella scuola. E allora? In uno stato democratico, laico, pluralistico, l’indifferentismo in fatto di religione e il relativismo sono esiti possibili e legittimi di un processo educativo. Piuttosto, crea problemi il rischio contrario. Perché, se è vero (ma è vero?) che una esposizione neutra delle religioni può generare indifferentismo (ma non si sono alimentati e non si alimentano alla fonte delle altre religioni grandissimi pensatori religiosi, da Simone Weil a Raimon Panikkar?), è vero anche che un educazione religiosa centrata sul solo cattolicesimo, tenuto da docenti scelti dalla Chiesa (benché pagati dallo Stato) con obblighi di ortodossia, può suscitare fanatismo, chiusura mentale, bigottismo.
In uno Stato democratico, ciò che una organizzazione religiosa considera un esito desiderabile del processo educativo è indifferente per lo Stato. Non è la Chiesa che decide a cosa deve portare l’educazione. A dire il vero, sarebbe meglio che non lo decidesse nemmeno lo Stato, ma questo è un altro discorso. (more…)

Pubblicato il 10-09- 2009 7:04 pm | Commenta questo post (0) |
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Laicità, Chiesa

Non mi dispiace quello che ha dichiarato il cardinale Bagnasco all’omelia di San Lorenzo: che la verità morale non dipende dall’opinione pubblica, come se “ciò che è morale o immorale dipendesse, in fondo, dai numeri”. Io vivo in un paese in cui (come in tanti altri) è considerato normale ed etico mangiare carne, ad esempio, mentre per me è un atto immondo; in cui ancora ci si scandalizza se qualcuno si abbandona a qualche libertà sessuale, magari in età senile, e lo si taccia di immoralità, mentre per me la sessualità - tolti i casi di violenza - nulla ha a che fare con la morale; in cui molti, ancora (anche se fortunatamente sempre meno) mettono su famiglia, mentre per me la famiglia è una struttura intrinsecamente immorale, perché fondata sulla menzogna e sull’inganno. Eccetera. Dunque anch’io dubito che la cosiddetta opinione pubblica abbia in mano le chiavi della verità, o di ciò che io considero essere la verità. E qui è la differenza tra me ed il cardinale Bagnasco. Il quale, nel giorno di San Lorenzo, evoca il gesto di quel santo che si lascia uccidere per non consegnare all’imperatore Valeriano i beni della Chiesa. Si tratta, come si vede, della versione cristiana e cattolica della storia di Antigone, così cara ai teorici della disobbedienza civile. Il principio in entrambi i casi è lo stesso: c’è una verità del potere e c’è una verità assoluta; Antigone e San Lorenzo stanno dalla parte della verità assoluta, alla quale sacrificano la propria vita. Eppure è lecito porsi qualche domanda. (more…)

Pubblicato il 11-08- 2009 10:48 am | Commenti (2) |
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Laicità

Non era facile trovare posto nel grande piazzale davanti allo stadio Pino Zaccheria, negli anni Ottanta. Non c’era metro quadro che fosse libero: il piazzale era lottizzato con cura ammirevole, in modo da avere il maggior numero possibile di campi di calcetto o di campi più grandi, adatti per sfide epiche tra ragazzini di quartieri diversi. Oggi non c’è un solo ragazzino. Un piazzale ancora grande (benché ridimensionato da alcuni lavori di allargamento dello stadio), ma ormai inutile. Si gioca altrove, se e quando si gioca. Eppure era bello conquistarti la tua fetta di piazzale, fare le porte con qualche pietra e costruire le squadre (impresa delicatissima, che richiedeva non poca diplomazia). (more…)

Pubblicato il 19-01- 2008 7:49 pm | Commenti (4) |
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Laicità

Nel Millenovecentottantanove avevo diciotto anni, una carta verde che mi permetteva di prendere il treno a metà prezzo ed una giacca imbottita con la quale da qualche mese avevo sostituito il solito giubbino di jeans. Così conciato, mi sistemavo in fondo all’aula ed ascoltavo, tra le altre, le lezioni di storia romana di -> Vito Antonio Sirago (nella foto), voltandomi di tanto in tanto per sorridere ad una ragazzina che non mi dispiaceva ed alla quale non dispiacevo. Era bello ascoltare Sirago. Vita e cultura, esperienza ed erudizione si mescolavano allegramente; ti raccontava la storia romana raccontandoti la tua stessa vita - ed era la vita di un vecchio (aveva allora quasi settant’anni) che aveva insegnato in varie Università europee, che aveva viaggiato e visto molte cose.
In una di queste lezioni si parlò di Costantino e della esenzione fiscale da lui concessa alla Chiesa. Come mai?, ci chiese. La Chiesa era già allora ricchissima, concederle l’esenzione fiscale significava privarsi di entrate molto consistenti. Come si spiega un gesto così autolesionistico? La spiegazione di Sirago era che, concedendo l’esenzione fiscale alla Chiesa, l’Imperatore conquistava uno strumento per combattere l’evasione fiscale. Detto in breve: la Chiesa, che non pagava le tasse, avrebbe però convinto i cristiani a pagare le tasse. La spiegazione non mi convinse molto. Considerai soprattutto il fatto che la Chiesa già da secoli spremeva a sangue i suoi adepti (Anania e Zaffira, eccetera); era improbabile che, dopo averli depredati, li invitasse a dare soldi anche allo Stato. (more…)

Pubblicato il 02-08- 2007 4:09 pm | Commenti (2) |
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Laicità, Chiesa

Ha dell’incredibile la distorsione con cui i mezzi d’informazione hanno dato notizia della sentenza della Corte costituzionale sul crocifisso nelle aule scolastiche. Sull’italiano medio, estenuato dai cattivi che vogliono rubargli il presepe e con esso tutte le sue radici, tutta la sua infanzia che dentro cresce ancora intima e calda, tutta la sua vita di buon cristiano oltre che di bravo figlio di mamma, è calata ristoratrice la notizia: “Il crocifisso resta in aula” (Repubblica), “Resti il crocifisso in aula, parola della Consulta” (Corriere della Sera). A leggerla, anche superficialmente, la sentenza, contiene cose che all’italiano medio farebbero andare di traverso il babà domenicale, i cantucci col vinsanto, il rosolio della zia. Perché quel che dice è ben altro. Resti pure, per ora, quel crocifisso dov’è; ma si sappia che le norme che riguardano il crocifisso nelle aule scolastiche sono “norme prive di forza di legge, sulle quali non può essere invocato un sindacato di legittimità costituzionale, né, conseguentemente, un intervento interpretativo di questa Corte”. Cioè: non esiste alcuna legge che imponga il crocifisso nelle aule scolastiche.
Ma la sentenza riporta anche un singolare, illuminante ragionamento dell’Avvocatura erariale: “il Crocifisso sarebbe bensì anche un simbolo religioso, ma sarebbe ‘il vessillo della Chiesa cattolica, unico alleato di diritto internazionale’ dello Stato nominato dalla Costituzione all’art. 7, e dunque sarebbe da considerarsi alla stregua di un simbolo dello Stato di cui non si potrebbe vietare l’esposizione, al pari della bandiera e del ritratto del Capo dello Stato”. Il crocifisso è anche un simbolo religioso, quasi accidentalmente: in primo luogo esso è il simbolo - anzi il vessillo, accidenti - della Chiesa cattolica. Ma allora, si dirà, è proprio il caso di toglierlo, ché riguarda proprio l’istituzione, e non più vagamente il cattolicesimo come patrimonio del popolo italiano. E invece no. Perché la Chiesa è uno Stato, ed è anzi uno Stato amico, uno Stato fratello, uno Stato gemello. Anzi, senza farla tanto lunga, la Chiesa è lo Stato. E amen.

Pubblicato il 19-12- 2004 11:04 pm | Commenti (7) |
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