Lessi una volta una recensione di Pietro Citati che più o meno diceva: qualunque cosa stiate facendo, uscite, andate in libreria e prendete questo libro. Seguii il consiglio, ma il libro non mi piacque - era Il dono di Nabokov, che ho provato a leggere due volte, trovandolo ogni volta terribilmente noioso. Sperando in un esito migliore, vi consiglio - e sì, sono tentato di dire: qualunque cosa stiate facendo, ecc. - Scrittura cuneiforme di Kader Abdolah. E non solo perché, con Shah-in-Shah di Kapuscinski, è uno dei libri più belli che abbia letto sulla storia recente dell’Iran, ma perché è un romanzo attraversato da una poesia autentica. E’ un libro che parla di una antica scrittura in una grotta, di una montagna che si chiama Zafferano, di un pozzo sacro, della dittatura dello Scià e di quella di Komeini. E dell’amore profondo che unisce un padre ed un figlio.

Non c’è italiano che, dopo aver passato un periodo anche breve in qualche paese europeo, non torni a casa carico di meraviglia, magnificando questo e quello e trattenendo a stento il disgusto per la nostra inciviltà. Il giornalista Salvatore Giannella ha cercato di dare consistenza oggettiva a queste impressioni, girando in lungo e in largo l’Europa alla ricerca delle buone prassi degli altri. Ne è venuto fuori 