minimo karma    retomar o pedaço que falta

Nonviolenze, Segnalazioni

Nel numero di giugno di Azione Nonviolenta c’è il mio articolo L’educazione nella pace per l’intelligenza, contro la stupidità. E’ possibile leggerlo qui.

Pubblicato il 04-07- 2009 3:28 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Nonviolenze

Massimo mi chiede delle similitudini tra Giuseppe Rensi ed Aldo Capitini.
Vediamo.
Tra i pensatori della prima metà del Novecento, Rensi è stato colui che a mio avviso meglio ha interpretato i segni dei tempi, lo Zeitgeist. Già nel ‘19, all’indomani della Grande Guerra, prendeva atto del profondo, irreversibile mutamento culturale, affermando nei Lineamenti di una filosofia scettica che l’universo si era risolto in un Pluriverso, in un caos di visioni del mondo, di ragioni contrastanti, in lotta tra loro. La guerra dimostrava, non astrattamente, ma col sangue, la fine della Ragione. Rensi ne derivò dapprima uno scetticismo che si compiaceva di demolire le certezze dominanti - che erano, in Italia, quelle del neo-idealismo e del crocianesimo -, quindi un pessimismo nichilistico (”Ciò che è razionale è irreale, ciò che è reale è irrazionale”) che ispira pagine che trovo tra le più belle della storia della filosofia italiana, come quelle dei Frammenti d’una filosofia dell’errore e del dolore, del male e della morte (di sfuggita: è davvero un peccato che Guanda non si decida a ripubblicare questo capolavoro). (more…)

Pubblicato il 01-07- 2009 9:36 pm | Commenti (1) |
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Nonviolenze

Nel numero di maggio di Azione Nonviolenta c’è un mio articolo dal titolo Tra fede ed ateismo, la libera ricerca religiosa. Si tratta di un estratto di una mia relazione su Compresenza e vacuità. Una lettura buddhista di Capitini, presentata a Perugia ad un convegno su Capitini, e che sarà pubblicata integralmente negli Atti. E’ possibile leggerlo qui.

Pubblicato il 12-06- 2009 7:36 am | Commenti (1) |
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Taccuino, Nonviolenze

Rifiuto del mondo, gnosticismo, altro: nazismo, marxismo. Ideologie dell’uccidere (vedi Voegelin). E la nonviolenza?

Pubblicato il 25-04- 2009 3:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze, Educazione, Preprint



Pubblicato il 19-04- 2009 1:52 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze, Segnalazioni

Nel numero di marzo della rivista Azione Nonviolenta c’è un mio articolo intitolato Vita civile italiana del Novecento nel carteggio Capitini-Dolci. Se vi interessa, potete leggerlo qui (vi segnalo anche l’articolo di Giorgio Nebbia sui paradossi del PIL).

Pubblicato il 12-04- 2009 11:47 am | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze

La Verità è una linea retta     La Non verità è una linea curva
(Truth is a straight line          Untruth is a curved line.)

Gandhi, Collected Works, vol. 26, p. 413.

La linea retta è una minaccia creata dall’uomo stesso. Vi sono milioni di linee, ma una sola è veramente portatrice di morte: la linea tracciata con la riga. Il pericolo che da essa proviene non è paragonabile a quello delle linee organiche, quelle prodotte per esempio da un serpente. La natura della linea retta è aliena all’uomo, alal vita, all’intero creato.

Friedensreich Hundertwasser, citato in H. Rand, Hundertwasser, Taschen, Koln 2007, p. 37.

Pubblicato il 28-03- 2009 4:17 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze

Facendo ricerche sui rapporti tra Gandhi e l’islam, mi sono imbattuto su Reset in un articolo fresco fresco di Ramin Jahanbegloo: E’ possibile un Gandhi musulmano?. Di Jahanbegloo, filosofo iraniano di cui due anni fa si erano perse le tracce, ho tradotto su questo blog Globalizzazione e dialogo tra culture (qui e qui). A giorni uscirà presso Marsilio il suo Leggere Gandhi a Teheran.

Pubblicato il 05-02- 2009 10:45 am | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Nonviolenze

[…] L’immanenza, conquistata contro e dopo la trascendenza autoritaria, è insufficiente, avverte Capitini, perché porta ad accettare il fatto della morte e del limite. «La morte – sostiene Hisamatsu – è la dura crisi della nostra vita e in questo modo insidia il modo d’essere umanistico. Poiché la morte esiste, tutto si esaurisce necessariamente nella negazione assoluta». Tornare indietro, rituffarsi nelle braccia della trascendenza autoritaria per paura della morte, non è possibile. Per Hisamatsu, come per Capitini e per Nishitani, quello che occorre è attraversare fino in fondo il negativo per conquistare una positività più vera di quella superficiale dell’umanesimo. Per attingere la grande vita occorre passare attraverso la grande morte della disperazione e della negazione totale. Nella enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II si legge (par. 90): «Il nichilismo, prima ancora di essere in contrasto con le esigenze e i contenuti propri della parola di Dio, è negazione dell’umanità dell’uomo e della sua stessa identità». Nel fallimento di alcuni regimi comunisti, ma anche nella follia nazista, papa Wojtyla riteneva di poter trovare la conferma storica di questa verità: se si nega Dio, si finirà per negare anche l’uomo. Dal punto di vista buddhista di Hisamatsu, questa negazione dell’uomo è necessaria, non ovviamente nel senso in cui l’uomo viene negato nei totalitarismi, ma nel senso che solo andando a fondo della propria disperazione l’uomo potrà ritrovarsi autenticamente. (more…)

Pubblicato il 31-01- 2009 3:14 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Nonviolenze

La nonviolenza, se non è uno scioglilingua per la riabilitazione dei reduci e combattenti, è questo: la correzione di un modo d’essere non tanto dal versante della pratica, ma della grammatica, del pensiero e delle sue parole. Nel famoso Sessantotto noi ne avevamo di parole nuove a disposizione, e la nostra colpa - una debolezza del pensiero, un’ignoranza e una soggezione - fu nel cedere alle vecchie, pur sentendo che si veniva ritrascinati lontano dalla terra promessa.

Adriano Sofri, La notte che Pinelli, Sellerio.

Pubblicato il 25-01- 2009 5:59 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze

Quarant’anni fa moriva Aldo Capitini. Di seguito l’articolo con cui lo ricordo nel numero di ottobre della rivista Azione Nonviolenta, dallo stesso Capitini fondata nel 1964.

Capitini è morto da quarant’anni. Io l’ho incontrato quindici anni fa. Studiavo, allora, il pensiero di Giuseppe Rensi, l’inquieto filosofo scettico e pessimista, ateo eppure religioso – anzi: religioso in quanto ateo. Nella mia ricerca quasi da collezionista di qualsiasi materiale che lo riguardasse mi imbattei nel numero di una rivista che conteneva un dossier sugli eretici della cultura italiana del Novecento. E non poteva mancare, accanto a Rensi, Aldo Capitini. Mi sorpresero subito le sue idee, nonostante l’estrema sintesi dell’articolo, ma più ancora a sorprendermi fu il titolo stesso della sua opera principale: La compresenza dei morti e dei viventi. I morti, i viventi. Compresenti. Era una idea forte, provocatoria.
Cercai i suoi libri in biblioteca, cominciai a leggere, e quel certo pessimismo nichilistico di cui allora mi compiacevo cominciò a vacillare. Pagina dopo pagina scoprivo non una filosofia, non una teoria. Qualcosa di radicalmente altro. Si fa un torto a Capitini, e lo si equivoca, se lo si considera (solo) un filosofo. Ogni pagina, ogni singolo periodo dei suoi libri avevano una risonanza particolare dentro di me. Erano come ami gettati nel profondo, capaci di far affiorare pensieri, emozioni, percezioni nuove, vive e guizzanti come pesci appena sottratti al mare. Forse non ne ero ancora del tutto consapevole, ma leggendo i suoi libri sperimentavo la realtà stessa di quella compresenza che tanto filo da torcere ha dato agli interpreti. Capitini era morto. Eppure era vivo. Operava in me come se lo avessi accanto. Attraverso la parola si faceva presente, compresente: era unito a me nell’intimo, ed agiva aperture. Era, è un centro che irradia valori, oltre il limite della morte. Presto ne scaturirono scelte. L’obiezione di coscienza, lo sbattezzo. Al vegetarianesimo ero giunto per conto mio, all’età di sedici anni.
Aldo Capitini ha insegnato una sola cosa: l’apertura. L’attenzione infinita al mondo – all’altro, al non umano, alle piante, perfino alle cose. Tutto scaturisce in lui da questo sguardo appassionato sul mondo, da questo insensato appassionamento per ogni ente. Ho protestato spesso con lui. Chiedi una purezza dello sguardo di cui non sono capace, gli dicevo. Ma poi l’apertura accadeva, non cercata, non presentita; accadeva come accade la gioia di dentro in un giorno di pioggia. Accadeva: per dirla con Blake, le porte della percezione si aprivano e il mondo appariva realmente perfetto. Il mondo aperto al possibile, che Capitini ha mostrato per decenni con la caparbietà, con il candore del profeta, era lì, concreto eppure indicibile, fugacemente festoso, presto sottratto dalla invasività del quotidiano, dalla gabbia ferrea del sistema dei nomi e delle forme. Capitini ha avuto per una vita intera quello sguardo, è vissuto in quella realtà nella quale ognuno è custodito, in cui l’uomo è uno con la terra, in cui la morte è vinta e il tempo si apre. (more…)

Pubblicato il 18-10- 2008 12:00 am | Commenti (1) |
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Nonviolenze

[…] Il terremoto di cui ti dicevo è quello del Bihar, del 1934. Gandhi lo commentò come segue: “Io condivido col mondo intero, civilizzato e non civilizzato, la convinzione che le calamità giungono sugli uomini come punizione per i loro peccati. Quando questa convinzione giunge dal cuore, la gente prega, si pente e si purifica (…) Queste calamità non sono un mero capriccio di Dio o della Natura. Essi obbediscono a leggi fisse con la stessa sicurezza con cui i pianeti si muovono in obbedienza alle leggi che governano il loro movimento. Noi non conosciamo le leggi che governano questi eventi, e quindi li chiamiamo calamità o disgrazie” (Bihar and Untouchability, in Harijan, 2 febbraio 1934 = CWMG, edizione elettronica, vol. 63, p. 82). Tagore reagì con sdegno ad una tale interpretazione (ne parla anche Amartya Sen ne L’altra India).
E’ una sciocchezza, indubbiamente, come se ne trovano tante in Gandhi e in tanti altri. Studiando Gandhi, tuttavia, mi sono convinto che si tratta di una sciocchezza strettamente legata al suo pensiero religioso. Se l’universo ha al fondo il Bene, ha una base morale, allora bisogna che anche il male nelle sue forme più vistose abbia una ragione. (more…)

Pubblicato il 14-07- 2008 10:07 pm | Commenti (5) |
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Recensioni, Nonviolenze, Anarchismo

L’eredità più visibile dell’azione di Gandhi, notava Tiziano Terzani all’inizio degli anni settanta, sono certi uomini che percorrono a piedi l’India da un capo all’altro, predicando la nonviolenza e invitando i proprietari terrieri a consegnare ai poveri una parte delle loro terre. Erano e sono i seguaci di Vinoba Bhave, collaboratore e poi continuatore dell’opera di riforma sociale ed economica di Gandhi. Chi, in Italia, avesse voluto saperne di più, fino a non molto tempo fa avrebbe trovato non molto: un libro di Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio (più utile, in realtà, per conoscere il suo autore che per conoscere Vinoba) e poco altro. Negli ultimi anni sono state pubblicate invece ben tre opere dello stesso Vinoba: l’antologia Il Sé e il Supremo (Fiorigialli, Velletri 2006), interessante soprattutto per le pagine sull’educazione, i Discorsi sulla Bhagavad-Gita (Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2006), che non brillano per profondità ermeneutica nonostante l’erudizione dell’autore, e da ultimo I valori democratici (Il Segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano 2008, a cura di Federico Fioretto). Quest’ultima opera non consente propriamente di conoscere La politica spirituale di Gandhi attraverso le parole del suo discepolo, come promette il sottotitolo e come lascia intendere l’immagine di Gandhi in copertina. E’ invece – e per fortuna – un’opera fondamentale per conoscere il pensiero e la prassi dello stesso Vinoba, ed è importante anche per una parte di riflessioni critiche (di Valeria Andò, del curatore Federico Fioretto, di Piero P. Giorgi e di Nanni Salio), che rappresenta un primo dibattito italiano su Vinoba. (more…)

Pubblicato il 04-07- 2008 12:44 pm | Commenti (1) |
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Nonviolenze

Michele Boato, Maria G. Di Rienzo e Mao Valpiana hanno scritto un appello intitolato Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza? , con il quale presentano la proposta di liste civiche nonviolente, ecologiste e femministe alle prossime elezioni. Peppe Sini mi ha scritto per chiedermi il mio parere. Quella che segue è la mia risposta. (more…)

Pubblicato il 15-02- 2008 7:39 pm | Commenti (1) |
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Nonviolenze

Questa notte avevo la febbre alta, e non riuscendo a dormire pensavo alla faccenda di Gandhi con la nipote Manu - per chi non lo sapesse, Gandhi aveva settantasette anni, Manu diciannove, e furono scoperti insieme a letto, nudi. Chi ne parla, ne parla per denigrare Gandhi (è una delle accuse più efficaci, insieme alla faccenda del razzismo contro i cafri e qualche altra); qualcuno lo difende, ma con un certo imbarazzo. Anche Erikson, dal quale ti aspetti un’analisi approfondita, ne parla fugacemente, evocando la faccenda di re Davide e Abishag (la stessa cosa dice Gianni Sofri, se non ricordo male senza citare Erikson). Non c’entra molto. Mentre batto i denti per il freddo mi lascio andare alle associazioni. Il cimento medievale, La casa delle belle addormentate di Kawabata, il taoismo (eh, Battiato), Julius Evola. Il Tantra. Certo, il Tantra. Perché non vi ho pensato prima? (more…)

Pubblicato il 07-01- 2008 1:36 pm | Commenti (4) |
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