Scusa, che libro è? La domanda mi sorprende un po’. E’ raro che qualcuno in treno ti chieda che stai leggendo, ancor più che te lo chieda un ragazzino che sembra uscito da un programma di Maria De Filippi. Ho i miei soliti pregiudizi, penso. E gli spiego che trattasi di un’opera di un certo Phalu il kasmiro e che il suo libro è interessante per la commistione tra buddhismo tibetano e sufismo. Lui mi guarda inebetito. Ah, dice. Poi tace.
Ci ho messo un po’ a capire che non lo incuriosiva quello che stavo leggendo, ma come lo stavo leggendo. Cioè: essendo un ragazzino che sembrava uscito da un programma di Maria De Filippi, non era a conoscenza dell’esistenza degli ebook reader; aveva visto uno strano libro di acciaio e aveva chiesto di che si trattava.
Nel paese di Maria De Filippi gli ebook reader sembrano destinati ad avere poco successo. Gli occhi degli italiani lucchicano per i telefonini, ma restano indifferenti a quei cosi che servono per leggere. Ugualmente indifferenti, se non ostili, sono molti di quelli che amano leggere, che spesso apprezzano anche il libro come oggetto - amano annusarlo, toccarlo, logorarlo. A questi ultimi pare che l’ebook rubi al libro la sua aura, per dirla con Benjamin. Ed è vero: finiti nell’ebook reader, tutti i libri sono uguali. Ma a me non dispiace questa perdita dell’aura: mi pare che al contrario il libro, spogliato del suo abito, mostri la sua essenza, viva una sua nuova vita più pura; e, anche, si faccia più intimo. Perché il libro di carta può accompagnarci nei nostri viaggi, stare sui nostri comodini, seguirci nella ricerca di un posto in cui si possa deporre per qualche istante lo strazio di vivere: e tuttavia resta ingombrante, pesante, scomodo. Mentre con un solo ebook reader, del peso di pochi grammi, è possibile portare con sé centinaia di libri. E la magia del libro - nel quale cerchiamo, noi lettori, la formula che mondi possa aprirci - si reincarna e si moltiplica.
Diceva quel tale che potendo scegliere tra il possesso della verità e la sua ricerca, avrebbe preferito quest’ultima. Non so dargli torto. Una vita fa ho intravisto una verità, la formula che apre mondi: e da allora l’ho messa da parte, alla periferia della mia vita, temendo che altrimenti potesse inghiottirla - come già aveva iniziato a fare. In questi anni ho raccolto libri che hanno a che fare con quella formula, e più che letti debbo dire di averli toccati, annusati, accarezzati: e poi messi da parte. C’è una parte della mia libreria che raccoglie questo enfer, che potrebbe anche essere un paradiso (ma non è ogni paradiso un inferno?). A pochi giorni dall’acquisto dell’ebook reader, noto che la maggior parte dei settantacinque libri che vi ho caricato hanno a che fare con quella lontana verità. E, come i libri del mio enfer domestico, sono libri più posseduti che letti e studiati. La loro funzione è quella di ricordarmi che a lato di quel che sono c’è la possibilità del salto, della fuga, dell’ascesa, della caduta. Con ogni probabilità riuscirò a resistere fino alla fine alla tentazione di quel salto (di quella fuga, di quell’ascesa - di quella caduta?), al tempo stesso giovandomene. Come l’eroinomane, diresti, che si scrolla un po’ del peso dalle spalle pensando che sì, può smettere quando vuole.
S’adesso la botola si aprisse, ecco, più del fragile enfer della mia biblioteca domestica resterebbe questo ebook reader, che mi fa ormai da amuleto, a dire quello che sono stato e, soprattutto, quello che non sono stato.