Chi non danza non sa cosa succede
Ci sono dei grandi sulla terra, diceva Dom Deschamps: ma dove sono i felici? E aggiungeva: la dimostrazione che siamo in uno stato di violenza è nel fatto che, messo in acqua, l’uomo va a fondo, se nessuno gli ha insegnato a nuotare, mentre bastano pochi movimenti, assolutamente naturali, per tenerlo a galla. Il timore e la violenza ci vincono.
Stare qui, essere costretti negli abiti, e nel corpo, e nel nome: dire io, dire eccomi, e fare le azioni prescritte, e pronunciare le parole opportune, e seguire la strada segnata, stare stare stare qui, mentre dentro qualcosa ribolle esplode, si protende s’agita batte contro la superficie della pelle. Il dolore. Non ho conosciuto gioia, nella vita, che non fosse l’erompere di quel che dentro s’agita, di là dall’abito, dal corpo, dal nome. Che non fosse il dire: io non sono. Che non fosse il dire: io sono non io. Io non sono un uomo. Io sono una donna. Io sono un bambino. Io sono un vecchio, un albero, una lumaca, un fiume che scorre, una pozzanghera quieta, una patata dolce che attende di essere dissotterrata. Io sono ciò, ed altro.
La tristezza dell’occidente è in questo: che crede in Dio. O non crede. Dio è uno che dà forma, la cui parola nomina, il cui gesto organizza. Credere importa, perché se quel Dio non è, il nome non è vero nome, la forma non è vera forma, l’organizzazione crolla. Se Dio non è, dice pensoso il rappresentante di Dio sulla terra, tutto è possibile. Dio è il cane da guardia che tiene nel recinto del lecito, bandito l’impossibile, l’informe, l’eccessivo. Dio è il vaso dell’io. Altrove, non importa credere in Dio. E’ una cosa priva di significato. Dio non è qualcosa in cui credere: è qualcosa che bisogna essere. Na adevo devam arcayet. Nessuno che non sia un Dio renda culto a un Dio. Che si rompa il vaso.
Danza, il mutevole, distrugge e travolge, e danza, porta la vita porta la morte, e danza, è bene e male, e di là dal bene e dal male, è colui che porta via e colui che riconduce, è amico e nemico, è maschio e femmina, e danza, è terribile e dolcissimo, atterrisce e sorride - e danza. Esiste Dio?, continua a chiedersi il povero idiota, nel tentativo profano di fermare la danza e trasformarla in marcia guidata dalla Parola che ordina.
Che si rompa il vaso.







