minimo karma    retomar o pedaço que falta

Oware

Se mi sapessi, più io non sarei.
Svanirei nella luce del tuo sguardo
perduti il nome, il volto, le parole
per dirti “sono qui”, per dirti “guardami”.

Guardami allora: ma ignorami lasciami
essere più lontano della stella
più fredda del più antico dei ricordi
del più riposto e sacro dei dolori.

Guardami. Sono qui. Ho un volto, un nome,
ho tutte le parole che ci servono
per conversare seduti a un caffé

per maledire le sudice mani
dell’ultimo politico cafone
per dirci che verrà, verrà quel giorno
in cui saremo liberi e felici.

Guardami. Sono qui. Tieni per buoni
le mie parole il mio nome il mio volto
fingi di non vedere le aperture
le crepe le fessure le storture
la pioggia di parole il buio il vuoto.

Non indagare, sii pietosa e buona
almeno per un poco, per un poco.

Pubblicato il 22-02- 2008 12:44 am | Commenti (1) |
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Oware

Qohelet, 1, 1-11. Testo ebraico, traslitterazione (semplificata) e traduzione.

א דִּבְרֵי קֹהֶלֶת בֶּן-דָּוִד, מֶלֶךְ בִּירוּשָׁלִָם.
ב הֲבֵל הֲבָלִים אָמַר קֹהֶלֶת, הֲבֵל הֲבָלִים הַכֹּל הָבֶל.
ג מַה-יִּתְרוֹן, לָאָדָם: בְּכָל-עֲמָלוֹ–שֶׁיַּעֲמֹל, תַּחַת הַשָּׁמֶשׁ.
ד דּוֹר הֹלֵךְ וְדוֹר בָּא, וְהָאָרֶץ לְעוֹלָם עֹמָדֶת.
ה וְזָרַח הַשֶּׁמֶשׁ, וּבָא הַשָּׁמֶשׁ; וְאֶל-מְקוֹמוֹ–שׁוֹאֵף זוֹרֵחַ הוּא, שָׁם.
ו הוֹלֵךְ, אֶל-דָּרוֹם, וְסוֹבֵב, אֶל-צָפוֹן; סוֹבֵב סֹבֵב הוֹלֵךְ הָרוּחַ, וְעַל-סְבִיבֹתָיו שָׁב הָרוּחַ.
ז כָּל-הַנְּחָלִים הֹלְכִים אֶל-הַיָּם, וְהַיָּם אֵינֶנּוּ מָלֵא; אֶל-מְקוֹם, שֶׁהַנְּחָלִים הֹלְכִים–שָׁם הֵם שָׁבִים, לָלָכֶת.
ח כָּל-הַדְּבָרִים יְגֵעִים, לֹא-יוּכַל אִישׁ לְדַבֵּר; לֹא-תִשְׂבַּע עַיִן לִרְאוֹת, וְלֹא-תִמָּלֵא אֹזֶן מִשְּׁמֹעַ.
ט מַה-שֶּׁהָיָה, הוּא שֶׁיִּהְיֶה, וּמַה-שֶּׁנַּעֲשָׂה, הוּא שֶׁיֵּעָשֶׂה; וְאֵין כָּל-חָדָשׁ, תַּחַת הַשָּׁמֶשׁ.
י יֵשׁ דָּבָר שֶׁיֹּאמַר רְאֵה-זֶה, חָדָשׁ הוּא: כְּבָר הָיָה לְעֹלָמִים, אֲשֶׁר הָיָה מִלְּפָנֵנוּ.
יא אֵין זִכְרוֹן, לָרִאשֹׁנִים; וְגַם לָאַחֲרֹנִים שֶׁיִּהְיוּ, לֹא-יִהְיֶה לָהֶם זִכָּרוֹן–עִם שֶׁיִּהְיוּ, לָאַחֲרֹנָה.

1. Divrè Qohèlet ben-David, mèlek b-Irushalaim.
2. Hàvel havalim amar Qohèlet hàvel havalim hakol hàvel.
3. Ma-itron la-adam be-kol ‘amalò sheia’amol tàhat ha-shamesh?
4. Dor holek ve-dor ba, ve-haaretz le’holam ‘omadet.
5. Ve-zarah ha-shèmesh u-va ha-smàmesh ve-el meqomo shoef zoreah u sham.
6. Holek el-darom ve-sovev el-tzafon sovev sovev holek ha-ruah ve’al sevivotav shav ha-ruah.
7. Kol hannehalim holekim el-haiam, ve-haiam einennu malè el-meqom shehannehalim holekim-sham hem shavim lalaket.
8. Kol haddevarim ieghe’im lo-iukal ish ledabber lo-tisba’ ‘ain lireot ve-lo timmalè ozen mishemoah.
9. Ma-shehaiah hu sheihieh umah-shenna’asah u sheie’asè ve-en kol-hadash tàhat ha-shàmesh.
10. Iesh dabar she-iomar ree-ze hadash hu kevar haiah le’olamim asher haiah millefanenu.
11. En zikeron larishonim ve-gam laaheronim sheihiuh lo-ihieh lahem zikkaron-’im she-ihiuh laaharonah.

 

(more…)

Pubblicato il 18-02- 2008 12:09 pm | Commenta questo post (0) |
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Oware

Trionfi sullo stelo, perso amore,
fuoco di tulipano in mezzo al campo
devastato, vittoria del mattino
certezza dell’incerto - dell’incerto.
Ti guardo, tulipano in mezzo al campo.
Non è mio il tuo fuoco, né l’amore.
Non appartieni, e questo è il tuo segreto.
Ondeggi nella brezza del mattino
ed il tuo fuoco predica, predice:
presto l’intero campo fiorirà
e potrò dire ancora amore mio.

 

Pubblicato il 03-02- 2008 10:48 am | Commenti (2) |
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Oware

Cristo sale, s’acquieta, s’abbandona,
dove il mio-me dà fine alla sua fuga:
e depone lo scettro e la corona
e muore come l’ultimo dei cani.
Il mio-me lo circonda compiaciuto
vita che sopravvive al Dio che muore.
Ma presto quella colpa lo travolge
torna alla fuga, s’agita, si sforma,
commuore come l’ultimo dei cani.
Resta l’essere limpido, mondato,
di là dall’occhio, di là dalla voce.

Pubblicato il 10:44 am | Commenta questo post (0) |
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Oware

Ce ne andremo, e il cielo sarà nero
ce ne andremo una notte di dicembre
e il cielo sarà nero ce ne andremo
attraversando il silenzio a piedi nudi
ce ne andremo correndo volando
respiro della terra ce ne andremo
deporremo le ali le ossa il sangue
il trono dell’io il conforto degli angeli
ce ne andremo nudi e senza nome
come siamo venuti ce ne andremo
senza nessun guadagno senza nessuna perdita
ce ne andremo e sarà la cosa più naturale
sarà acqua che scorre nel cielo nero
la terra che respira che respira
ce ne andremo dimentichi
delle infinite vie di Montilengo
ce ne andremo puri come le lumache della terra
prenderemo la strada ad est e ce ne andremo
mentre la buona gente sogna la felicità di domani
in braccio al dolore di ieri ce ne andremo
senza aver mai vissuto senza colpa
- questa faccenda più non ci riguarda, mi dirai
non ci ha mai riguardato, ti dirò -
ce ne andremo volando camminando
scivolando sciogliendoci nel cielo
nel cielo steso sopra Montilengo
nel cielo nero di dicembre ce ne andremo.

Pubblicato il 15-07- 2007 5:03 pm | Commenta questo post (0) |
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Oware

Un tempo questa era terra di schiavi.
Ogni domenica il prete annunciava
la liberazione, ma nei campi non c’erano
che braccia, braccia senza speranza
che crepavano prima dei trent’anni
dopo molto lavoro e qualche gioia
di uomo minimo, che beve vino guasto
gettato sulla paglia accanto all’asino.
Poi vennero gli anarchici e parlarono
a quelle braccia: “Tu sei un uomo”, dissero.
E le braccia lottarono, la storia
si mise in moto un poco, una breve stagione
di libertà di passione di gioia.
Presto arrivarono i fascisti
e ricondussero l’uomo alle sue braccia
mentre il prete tirava un sospiro di sollievo
e continuava a predicare la sua liberazione
l’inutile promessa del Dio in croce.
Un giro della ruota, ed il fascismo
si fa parvenza di democrazia
il prete va al potere, la sua liberazione
è adesso offerta concreta di beni,
la Seicento, il pan carrè, il frigorifero
bevete più latte bevete più latte
braccianti di Capitanata siate uomini
bevete più latte il latte fa bene
a tutte le età. Ed il bracciante
beve il latte e va in città
diventa uomo o qualcosa del genere
acquista il frigorifero per bere
il latte anche dopo giorni e giorni
si chiama lunga conservazione
ed è una gran cosa, roba che un tempo
nemmeno si sognavano.
Mi chiederai che ne è della terra
se adesso è diventata terra d’uomini.
Non è questo il destino della terra
di Capitanata: altre braccia senz’anima
sono giunte da lontano, non bevono latte
ma vino guasto gettati sulla paglia
in qualche casolare abbandonato
quando giunge il momento della gioia.
Nessuno ha voglia di dire “Tu sei un uomo”
sono frasi romantiche, si sa
parole d’altri tempi, e poi gli anarchici
sono impegnati nei centri sociali
ad annunciare la liberazione.

Pubblicato il 30-04- 2007 10:45 am | Commenta questo post (0) |
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Oware

La casa di campagna abbandonata
affossata nel grano di febbraio
ha stanze vuote che ospitano il vento
e la cicoria, e la lumaca, e il cardo.

Persa nel grande deserto del mondo
con castità di pietra testimonia
la gioia di restare nudi esposti
alla vita che accade ai giorni al tempo.

La casa di campagna abbandonata
ferita nella terra di febbraio
non ha consolazioni non un tetto
che offra riparo dall’odio di dio.

Pubblicato il 24-03- 2007 5:20 pm | Commenti (4) |
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Oware

Stringe il pugno trattiene l’urgenza
la strada marmo nero non è vulva
accarezza il pianeta con i suoi passi
di capraio muto che piscia e si masturba
e lancia pietre al sole che tramonta.

Trattiene l’urgenza stringe il pugno
la notte fredda si stende su lui nudo
e si muove la notte e ansima e gioisce
trattiene e soccorre il serpente spirante
al centro della terra seppellito
sotto i nomi degli esseri e le cose.

Trattiene, stringe, non parla
con la notte disdegna la strada
passa leggero come una carezza
depone le sue ossa e la sua pelle
capraio serpente cielo assente
dove il mondo si snuda senzanome.

Riposa nell’origine scomposto
il suo nome sventrato suoni sillabe
silenzio e rantolo il suo corpo sciolto
atomi vuoto fuga arrampicata
la corda s’è spezzata l’arco pure
le fondamenta fragili del mondo
rose dai topi rose dal silenzio.

Pubblicato il 22-03- 2007 10:25 pm | Commenta questo post (0) |
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Om. Sarve Sham Swastir Bhavatu
Sarve Sham Shantir Bhavatu
Sarve Sham Purnam Bhavatu
Sarve Sham Mangalam Bhavatu
Om Shanti Shanti Shantihi.

Om. Io piego le mie ginocchia
davanti ai diecimila esseri
chiedendo felicità, chiedendo amore.
Che la miseria non li tocchi mai
uccelli, topi, lupi di montagna
dolci madri degli uomini, e serpenti:
che non li sfiori mai la sofferenza.
Siano felici, i diecimila esseri
ed abbiano la pace, e la pienezza
e la benedizione della vita.

Pubblicato il 07-01- 2007 3:11 pm | Commenta questo post (0) |
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Kaasher natati et-lebi lada’at hokmah welirot etha’inian asher na’asah ‘al-ha-aretz ki gam baiom ubalailah shenah be’enav roeh. Weroiti et-kol-ma’asah haelohim ki lo iukol haadam limzo et-hamahaseh asher lasah tahat-hashemesh beshel asher ‘ahamol haadam lebaqesh welo imza wegam im iomer hehokam lada’at lo iukol limzo.

Mi son dannato l’anima a cercare
conoscenza, saggezza, il senso ultimo
di tutto questo affare sulla terra
che ci toglie il riposo notte e giorno.
Ed ho visto che le opere di Dio
tutto quello che accade sotto il sole
l’uomo non può comprenderlo: e chi dice
d’esser sapiente ed afferrare il mondo
più degli altri è smarrito ed impotente.

Qohelet, 8, 16-17.

Pubblicato il 3:04 pm | Commenti (11) |
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Ho voglia di tenerti i seni
il mio petto sulla tua schiena il mio respiro
sulla tua schiena la mia guancia
sulla tua schiena ho voglia
di raccontarti del mondo di dentro (more…)

Pubblicato il 15-11- 2006 8:26 pm | Commenti (2) |
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Oltre i progetti per le vacanze,
oltre il romantico guardare il sole che tramonta
sul mare delle Eolie, oltre le borse del portaborse,
oltre l’alfa e l’aleph, oltre anche la sua bizzarra trovata
di vedere com’è stare in mezzo ai binari
mentre un treno ti piomba addosso,
e più in là, molto più in là delle lacrime
liberatrici a commento, oltre Antonius Blok
e la sua partita a scacchi, dieci miliardi di anni luce
da lei che grida “aiuto, vuole uccidermi”,
oltre la bimba sul pianerottolo terrorizzata dai tuoni,
oltre la comunità di destino, oltre il Tutto, oltre l’Uno,
oltre il Singolo, oltre l’Ereignis,
oltre lo slogan e la parola vera, ferma,
oltre tutte le rivelazioni orientali ed occidentali,
oltre tutte le liberazioni, quelle costose e quelle a buon prezzo,
oltre c’è questa piccola lucertola inzuppata di sole.

Pubblicato il 13-07- 2006 11:06 pm | Commenta questo post (0) |
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E’ cresciuta l’erba tra gli ulivi.
Mio padre diceva che un campo dev’essere
tenuto ben pulito perché l’erba
ruba la vita agli alberi, ma a me
piace quest’erba tenera ed allegra
e rompo il guscio delle mandorle, e bevo il vino
e me la rido del tramonto
perché di vita, di vita
di vita ce n’è per tutti.

Pubblicato il 08-07- 2006 6:36 pm | Commenti (6) |
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E perché m’abbandoni donna tu?
antro di carne calda e desiderio
le tue mammelle perché m’abbandonano?
letto di febbre letto di delirio
le tue mani perché mi abbandonano?
ho misurato il mondo col tuo palmo
i tuoi occhi, perché mi abbandonano?

Perché mi abbandoni, sono uomo
e gli occhi non mi guardano
fiorisco come un fiore cattivo
un rovo che nessuna mano stringe
e gli occhi non mi guardano
sono un uomo sono un salariato
prendo la mia fatica e la mia paga
trafiggo la lucertola ed il sole
e gli occhi non mi guardano
ecco il figlio dell’uomo non ha un posto
dove posare il capo
antro di carne calda e desiderio
letto di febbre letto di delirio.

Pubblicato il 20-06- 2006 8:30 am | Commenti (2) |
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Ossa del pomeriggio c’è la pioggia
mi alzo ed urlo cammino mi siedo
(ovunque sia ovunque io)
“sorride a canta adesso la mia vita
ora che non ci sei, piccola stella
crepa pure serena, tutto è bene”
sulle mie ossa scrive le parole
avverto l’incisione, opera il tempo
ed io non so la lingua, non capisco
le parole, non so leggere il tempo
non so leggere le ossa
ovunque sia ovunque io
e mi alzo e urlo io e prendo le mie ossa
e le porto all’ammasso al grande ossario
che il dio leggerà un giorno
chiudendo in un sospiro
i nostri pomeriggi le carezze
e le menzogne e i morsi sulla pelle
(ovunque sia ovunque io)
la stella che seguirono i padri
pulsa come un cuore come un cuore
pulsa e soffre come un cuore d’uomo
e precipita ed urla su nel cielo
mentre cade la pioggia intorno al pomeriggio
e la mia vita sorride e canta
rosa d’adesso rosa d’ogni tempo
ovunque sia ovunque io.

Pubblicato il 08-06- 2006 11:06 am | Commenti (1) |
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