La poetica di Vigilante, che può sembrare ad un primo, superficiale approccio, nichilistica rinuncia al senso, pur attraversando completamente la vacuità dell’apertura, si scopre cammino di ricerca, che riafferma la verità, l’Essere nella polisemia e nella complessità. La semplicità è tradimento, chiusura, negazione. La complessità è adesione fedele alla realtà, apertura, dialogo, cammino che si compie in compagnia dell’interlocutore, nel quale un senso incontra l’altro, se ne accosta pacatamente, comprendendo e sostenendo, ad un tempo, la vanità del tutto. Nulla è importante. E tutto è niente. Fino a che il niente non si faccia attesa di poter divenire tutto. Si scorgono, in questa accattivante ambivalenza di elementi, la logica e l’etica buddhista, che abituano il discepolo ad amare tutto senza tuttavia legarsi a nulla. Così le parole vengono adoperate, con semplicità…
Qui è possibile leggere un saggio di Antonietta Pistone su La poetica di Antonio Vigilante in Rima Rerum e Quartine.






