minimo karma    retomar o pedaço que falta

Sonetti

Com’io fui lasso de le cose humane
e curvo d’ogni pena me ne gìa
vidi colei che tene l’alma mia
e dona speme a nostre vite vane.

Eran ne’ lumi suo’ dolcezze strane
e mirra, e ‘ncenso empivano la via:
oh, quanto lievemente ella venia,
menando seco creature lontane.

E mi dicea: Ti rimembra che ‘l sole
sempre dà luce a’ figli della terra,
e chi è più umìle di più se n’avvede;

alzati, dunque, e segui questa fede.
Allotta i lumi mie’ mi fenno guerra
e più non seppi l’altre sue parole.

Pubblicato il 19-10- 2009 6:48 pm | Commenta questo post (0) |
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Sonetti

Il papa dice no al materialismo
che sarebbe che mangi bevi e canti
senza chieder perdono a preti e santi
come ‘na bestia senza catechismo.

E basta, dice, col relativismo
e il laicismo: accogliamo tutti quanti
peccatori impuniti e sacripanti
il sacro e vero cesaro-papismo.

L’uomo biancovestito ci sa fare
non vieta per il gusto di vietare:
ci lascia il reumatismo ed il ciclismo

per non parlare poi del meteorismo.
A ognuno è consentito scorreggiare
soprattutto se sta dietro un altare.

Pubblicato il 18-05- 2008 10:06 am | Commenti (6) |
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Sonetti, Tophet

Ti aspetti un Rocky, un Rambo, un mascellone
pettoruto ed invece pian pianino
ti trotterella avanti quest’omino
e dice: sono Carmine Stallone.

Sembra un pischello che ha perso il pallone
uno cui hanno fregato il panino:
ha l’aspetto sconfitto d’un fantino
caduto malamente dall’arcione.

“Ah, l’orco comunista m’ha mangiato
come faceva un tempo coi mininni”
singhiozza, deplorando la sua sorte.

Dalla terra una voce tuona forte:
“ha già sfidato abbastanza le Erinni,
se lo riprenda chi ce l’ha mandato”.

Nota per i non foggiani. Carmine Stallone è il presidente dimissonario della Provincia di Foggia. Alla fine dell’ultima riunione del Consiglio provinciale ha dichiarato: “Prima i comunisti mangiavano i bambini, ora si limitano ai presidenti”.

Pubblicato il 16-03- 2008 1:13 pm | Commenta questo post (0) |
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Sonetti

Vediamo questo Antonio Vigilante
con sguardo freddo e giudizio sereno.
Non sembra un omiciattolo, eppur pieno
di sé, un coglione tronfio e ripugnante?

Si considera molto interessante
ed invece è ridicolo: nemmeno
sa bere dalla coppa il bel veleno
dell’amore, ’sto zotico ignorante.

Vent’anni fa lo si disse selvaggio
adesso abbiamo termini più esatti:
borderline, ad esempio, va a pennello.

Accetti dunque il destino dei matti:
sappia che ha avuto il suo, se di bel bello
lo si abbandona in un giorno di maggio.

(Ma ricorda Spinoza, Ethica, pars tertia, prop. XXXVIII: Si quis rem amatam odio habere inceperit ita ut amor plane aboleatur, eandem majore odio ex pari causa prosequetur quam si ipsam nunquam amavisset et eo majore quo amor antea major fuerat.)

Pubblicato il 06-12- 2006 11:25 pm | Commenti (10) |
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Sonetti, Chiesa

All’indomani della giornata della memoria, un’alunna di seconda scrive che “Hitler ha fatto bene a fare quello che ha fatto”. Questa mattina sono andato a scuola deciso a fargliela pagare. Mi sono portato dietro In Shchite-Stot di Chaim Nachman Bialik, deciso a leggerglielo tutto, dal primo all’ultimo verso. In yiddish. Ma lei non c’era, ieri è stato il suo compleanno ed oggi non le è riuscito di alzarsi in tempo per essere tra noi. La lettura è rimandata.
I luoghi che per eccellenza alimentano la stupidità sono le famiglie. Anche le scuole, certo; ma soprattutto le famiglie, le detestabili famiglie italiane, con il pater familias a capotavola e la moglie servetta e la televisione accesa sul cinque. Anche le chiese danno il loro contributo, in genere in modo sottile, anestetizzando lentamente, instillando giorno dopo giorno gocce di stupidità con gli assurdi rituali cattolici e la demenzialità della concezione d’un Dio che fa crepare un figlio per salvarne altri e tutto quanto il resto. In qualche caso, si toccano vere e proprie vette di stupidità. E’ quello che è successo a don Michele Chimenti, il pretastro di Poggiofranco che durante l’omelia ha ripreso, esaltandole, tutte le più becere tesi negazioniste, finendo con la richiesta di innalzare una statua a Mussolini.
Dev’essere bello poter parlare a molta gente, dire il bene e il male, guidare il gregge. Ma è anche bello scrivere versi.

Don Michele Chimenti dice messa.
Alla gente che cerca verità
vende merce avariata e truffaldina,
menzogna su menzogna su menzogna.

Non gli basta esibire la carogna
d’un Dio sconfitto con la testa china:
nega che ci sia stata la Shoà,
che tanta gente sia stata soppressa

nel modo più vigliacco, più perverso.
Parla intanto il suo boss d’un Dio d’amore.
La Chiesa, cazzo, ha mille, mille teste

e ognuna mente in un modo diverso.
Tacerà un giorno: e allora, con stupore,
saremo liberati dalla peste.

Pubblicato il 02-02- 2006 5:42 pm | Commenti (6) |
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Sonetti

Il prete

Il prete non è un uomo, è un ponticello
sospeso tra la terra e l’infinito
con un piede nel mondo e l’altro in cielo:
media tra questo inferno e il paradiso.

Lo vedi eroico scalare il Carmelo,
toccare il culo di Dio con un dito,
scorreggiare e giocare con l’uccello*
degli angeli, una rossa gioia in viso.

Qui all’inferno soccorre il bisognoso
gli offre un sorriso ed un piatto di pasta
- e chiede l’interesse, com’è giusto.

E poi è un buontempone, uno spassoso,
gioca a scopa coi bimbi ed a canasta
con i vecchi, ed a tutto prende gusto.

———-
(*) Qualche malinformato osa affermare
che gli angeli non abbiano l’uccello.
La tesi è falsa, con ogni evidenza:
roba da convocare il Tribunale.

Spetta al Divino tutto ciò che è bello,
ed ovviamente è splendido trombare.
Dio e i suoi piangerebbero l’assenza
dell’uccello? Sarebbe un grande male.

Pubblicato il 10-01- 2006 12:02 pm | Commenti (8) |
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Sonetti

Ha consistenza alchemica il calzino
quando lo tiri fuori dall’ammollo:
materia così docile e sensibile
eppure densa, eppure madre ancora.

Madre ancora. Così fosse vincibile
la colpa che t’umilia e t’accalora
mio me di sogni, stupido bambino
con la tua sveglia rotta appesa al collo.

Così potesse spegnersi la vita
mio me di foglie, sogno malriuscito,
deriva di ricordi e di parole:

come un calzino che s’asciuga al sole
darsi vinti e lasciare la partita,
materia alchemica, oro arrugginito.

Pubblicato il 15-11- 2004 10:46 pm | Commenta questo post (0) |
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Sonetti

Ditemi voi se un paese normale
elegge per due volte presidente
uno che di cognome fa Cespuglio:
e che per giunta, come niente fosse,

stando al calduccio nel suo studio ovale
comanda nuove guerre in Medio Oriente
e mette il mondo intero in gran subbuglio
dando lavoro ad ogni scavafosse.

Ma quel Cespuglio lì è raccomandato:
con gran pietà s’affida al Padreterno,
che gli indica il nemico da stanare.

Chi meglio d’un Profeta da votare?
Chi meglio d’un Messia per il governo
di questo mondo tanto squinternato?

Pubblicato il 04-11- 2004 4:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Sonetti

Parcheggiata la bianca Cinquecento
l’uomo ne emerge e corre a qualche affare,
lasciandomi al muretto ad osservare
quel composto di tempo e sentimento.

E a pensare a quell’altra Cinquecento
che da bambini ci portava al mare.
E il mare era per gli altri: per me il vento
e un po’ di spiaggia bionda da scavare.

E mi veniva noia, e maledivo
la spiaggia il vento e quel catorcio bianco
odioso cigolante ed oppressivo.

Cercate di capire: sono stanco
di ricordi. Non è che son cattivo.
E’ per giustizia che le rigo il fianco.

Pubblicato il 26-06- 2004 10:50 pm | Commenti (3) |
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Sonetti

L’imprenditore

L’imprenditore è la spina dorsale,
la base solidissima e paziente
del progresso economico e sociale:
e non mi dire che ti pare niente!

E’ un gran benefattore della gente,
padre, padrone e amico, solidale
e benigno; ma se un nullafacente
incrocia la sua via, gli prende male:

s’accende la sua ira, ed a ragione!
Lavori, chi ora sogna e arringa folle
muova le braccia, gonfì un po’ le vene:

risanerà così la mente folle
e rimepirà la pancia d’ogni bene.
Quella, s’intende, del suo buon padrone.

Pubblicato il 02-04- 2004 12:05 pm | Commenta questo post (0) |
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Sonetti

Il magistrato II

Imparziale inflessibile ed onesto
il magistrato è un uomo superiore,
è come un padre o un fratello maggiore:
e noi vogliamo lodarlo per questo.

Il magistrato persegue l’errore
e premia la virtù, condanna questo
e assolve quello. Se, poniamo, pesto
un poliziotto un prete o un cantautore

lui tosto mi redime e mi punisce.
E poi se sono scuro oppure senza
abito grigio camicia e cravatta

la sua bravura è cosa che stupisce.
In men che non si dica dà sentenza,
vado in galera, e la giustizia è fatta.

Pubblicato il 14-03- 2004 12:06 pm | Commenta questo post (0) |
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Sonetti

Il magistrato

E’ il magistrato membro d’una casta
eletta, d’un’accolita distinta:
ma a quanto pare niente affatto casta,
dedita alla lussuria più convinta.

Frequentare quel foro non gli basta.
Ha il magistrato una potente spinta
organica, diciamo: e perciò tasta
e molesta, fingendo di far finta.

Ed ascoltate la rivelazione.
Quando sono tra loro, rilassati,
a bere un whisky od a mangiar la pappa

Cantano tutti in coro con Frank Zappa:
“Tengo ‘na minchia tanta”*, i magistrati.
A questo mondo non c’è religione.

* Frank Zappa, Uncle Meat, 1969

Pubblicato il 12-03- 2004 12:07 pm | Commenta questo post (0) |
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