Taccuino

Guida d’Italia - Albania, Consociazione Turistica Italiana, 1940, p.5.

Pubblicato il 28-12- 2009 7:19 pm | Commenta questo post (0) |
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Taccuino, Chiesa

    Signore, il capitale della fede che mi hai affidato è prezioso e non posso custodirlo solo per me. Cercherò di moltiplicarlo, addizionarlo, senza mai farmelo sottrarre dal ladro tentatore. Lo dividerò con i fratelli che ne hanno più bisogno di me. Interesse e capitale formeranno il montante depositato sul libretto della mia coscienza come biglietto d’ingresso nel Regno dei Cieli. Dammi le chiavi per aprire la cassaforte dei tuoi tesori spirituali e fammi degno di farli conoscere agli altri, in modo che tutti potranno giovare dell’utile netto del Tuo sacrificio. Sappiamo che sei in possesso delle cambiali da noi firmate a tempo da Te determinato e varie per ciascuno di noi a Tuo favore. Alla scadenza ciascuna di esser dovrà essere pagata senza proroga e corredata dalle buone opere apportate al Sangue Tuo sparso per noi. Fa o Signore che siamo pronti nel pagamento, aiutaci a raccogliere più interessi per aumentare il patrimonio delle buone opere, le sole che ci faranno degni del dividendo riservatoci delle incommensurabili gioie del Paradiso.

Preghiera del bancario, nel foglio parrocchiale La Voce dell’Opera San Giuseppe (Lucera), a. LVIII, novembre/dicembre 2009.

(”Dio è colui che, attraverso l’opera della notte oscura, si nasconde per non essere amato come un tesoro da un avaro”: Simone Weil, da qualche parte.)

Pubblicato il 21-12- 2009 2:01 pm | Commenti (1) |
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Taccuino, Scuola

“La scuola è l’agenzia pubblicitaria che ti fa credere di aver bisogno della società così com’è”.

Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1970.

Pubblicato il 27-07- 2009 5:30 pm | Commenta questo post (0) |
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Taccuino, Nonviolenze

Rifiuto del mondo, gnosticismo, altro: nazismo, marxismo. Ideologie dell’uccidere (vedi Voegelin). E la nonviolenza?

Pubblicato il 25-04- 2009 3:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Taccuino

…la maggior parte degli esseri umani sono uomini di seconda mano. Potete anche recitare tutta la Gita a ritroso, ma resterete uomini di seconda mano. Non avete originalità. Niente in voi è spontaneo, genuino; né intellettualmente, né esteticamente e né moralmente. Vi resta una cosa sola: la fame, l’appetito di cibo e di sesso. Di qui il bisogno ossessivo di cibo e di sesso.

Jiddu Krishnamurti, Sull’amore e la solitudine, tr. it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1996, p. 117.

Pubblicato il 06-02- 2009 2:15 pm | Commenti (1) |
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Taccuino, Buddhadhamma

Io mi do in balia di tutte le creature. Mi colpiscano pure, mi oltraggino, mi coprano di polvere! Giochino pure col mio corpo, lo deridano, ci si divertano. Io ho dato loro il mio corpo e tutto il resto mi è indifferente […] Io voglio essere un protettore per coloro che non ne hanno, una guida per i viandanti, un battello, un ponte, un passaggio per coloro che vogliono raggiungere l’altra riva, una lampada per chi ha bisogno di lampada, un giaciglio per chi ha bisogno d’un giaciglio, uno schiavo per chi ha bisogno di schiavi, la pietra delle meraviglie, il vaso dell’abbondanza, una formula magica, un’erba che guarisce, l’albero dei desideri, la vacca dell’abbondanza.

Shantideva, Bodhicaryavatara, III, 12-19, trad. R. Gnoli.

Pubblicato il 05-10- 2008 8:33 am | Commenti (2) |
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Taccuino

In visita all’università di Pavia nel maggio del 1805, Napoleone chiese ad un medico la differenza tra morte e sonno. Ma non disse sonno bensì, francesizzando, sommeglio (sommeil): e il povero medico cercò di spiegargli la differenza tra la morte e il suo meglio. (Cfr. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, par. 398.)

Pubblicato il 04-04- 2008 5:42 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Taccuino

A noi bambini, per ordine di apparizione prima io poi mia sorella, fu impartita una educazione che a me parve sempre adatta alla scarsezza di mezzi e di spazio: si parlava a bassa voce, si stava in tavola composti,cercando di non sporcare i pochi panni buoni. Ci si muoveva con disciplina nel piccolo alloggio. Ci fu meno attenzione per queste usanze nella casa nuova, ma a me restarono sempre nel cuore come segno di una misura mai più posseduta tra me e la porzione di mondo assegnatomi

Erri De Luca, Non ora, non qui (grazie a Ludò).

Pubblicato il 09-07- 2007 3:00 pm | Commenti (4) |
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Note di apprendistato, Taccuino

L’uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualcuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così, nascono i pazzi.

Alda Merini, L’altra verità. Diario di una diversa, Bompiani, 2007 (prima ed. 1986), p. 123.

Pubblicato il 8:20 am | Commenti (1) |
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Taccuino

“L’Uomo di Dio è per Realtà sapiente
l’Uomo di Dio non ha dottrina di libro.
L’Uomo di Dio è oltre fede e non-fede
l’Uomo di Dio è oltre il male ed il bene.”
(Rumi, Poesie mistiche, Rizzoli, Milano 1980, p. 53.)

“Perciò prego Dio che mi liberi di Dio, perché il mio essere essenziale è al di sopra di Dio, in quanto noi concepiamo Dio come inizio delle creature. In quell’essere di Dio, però, in cui Egli è al di sopra di ogni essere e di ogni differenza, là ero io stesso, volevo me stesso e conosco me stesso, per creare questo uomo che io sono.” (Eckhart, Beati paupares spiritu, in Sermoni Tedeschi, Adelphi, Milano 1985, pp. 136-7.)

“Sì, in una vita di preghiera, di servizio del Signore, di lotta anti-idolatrica attraverso la povertà, l’obbedienza, il celibato, è possibile essere tentati dall’ateismo, dalla nientità… Non credere più a niente e a nessuno, non aderire più a nessuno e sentire, esperire, affermare la nientità delle cose. Sì, nella vita monastica si può andare a fondo, anzi prima o poi si va a fondo e si può affondare nell’oceano della nientità: niente, niente, neppure Dio… E’ un caso che il buddismo, religione o via essenzialmente monastica, sia teso ad affermare il nulla: “neti, neti, né questo né quello?” (Enzo Bianchi, L’incredulità del credente, in Cattedra dei non credenti, Chi è come te fra i muti?, Garzanti, Milano 1993, p. 103).

Pubblicato il 08-01- 2007 6:11 pm | Commenti (2) |
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Taccuino

Da una dimostrazione di danza persiana presso la libreria iraniana Nima di Roma riporto, via Ludò, la seguente storia. Ci sono un vecchio ed un bambino. Il vecchio è un vecchio persiano, vale a dire un vecchio che non si vergogna di essere vecchio. E’ alto, magro, con una barba lunga ed appuntina che dà al viso un’aria arguta, bilanciata dagli occhi un po’ malinconici. (more…)

Pubblicato il 17-12- 2006 9:34 pm | Commenti (2) |
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Taccuino

“Il tuo dolore ha un motivo”, disse il Profeta all’uomo. “Soffrire è come vomitare i piaceri del passato”. Finché qualcosa rimane nel tuo stomaco, non ti viene dato niente da mangiare: chi sta vomitando non può mangiare niente, e lo farà quando avrà cessato. Per questo sii paziente, accetta il dolore: il dolore è un modo di vomitare. Quando sarà cessato giungerà la gioia, una gioia completa, una rosa senza spine, un vino che non dà alla testa”.

Jalal ad Din Rumi, Fihi-ma-fihi, 26 (trad. it., Psiche, Torino 1995, pp. 143-144).

Pubblicato il 08-11- 2006 3:53 pm | Commenti (4) |
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Taccuino

La vera carezza io credo sia questa:quest’eco che resta,questo contatto che si avverte ancora quando non c’è più nulla, a cui nemmeno la leggendaria delicatezza dei persiani ha dato un nome.

Nel nostro Taccuino farsi Ludò ragiona di carezze. Di quelle che ci sono e di quella che non c’è.

Pubblicato il 08-10- 2006 2:28 am | Commenta questo post (0) |
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Taccuino

Mia moglie è stata la prima, la prima, e se ti dico perché mi sono sposato piccolo, perché ci siamo sposati piccoli, perché dentro a casa nostra, povera, non è che aspettavano che tu stavi fino a trent’anni e avevi la possibilità di avere il corredo, eh, soltanto il vestito che portavi addosso, perché mancavano i soldi per fare il corredo, tra parentesi io mi sono sposato perché… eh, la mia avventura è stata lunga, mio padre è morto a trentun anni, io avevo la mamma, e mia madre s’è sposata di nuovo, ha avuto tre figli, e cinque ne aveva il primo marito, e quattro ne eravamo noi, e due loro, quattordici persone, perciò io ho passato una vita in mezzo a quattordici persone, dentro una casa, e non è che ci stavano quattordici piatti, come adesso, un piatto ciascuno, si metteva in mezzo un piatto soltanto e si mangiava dentro quel piatto, quello che ci stava, e dovevi mangiare sempre al posto tuo, no che ti dovevi spostare dal posto tuo, ti dovevi mettere vicino al posto tuo con la forchetta in mano, dovevi mangiare sempre vicino al tuo posto, e non è che eri sicuro di mangiare, perché parecchie volte la pentola bolliva e mancava la roba da mettere dentro, l’acqua bolliva e mancava la pasta, mancava la farina, e io oppure qualche altro mio fratello andavamo al negozio, dicevo “signo’, ha detto mia madre mi puoi dare due chili di farina, che poi quando fa i soldi li porta”, e ti rispondeva “dì a tua madre che mi deve pagare ancora un chilo, due chili di prima”, perché non ci stava niente, insomma, la vita di prima è stata una vita… però una cosa era bella prima, che ci stava il rispetto familiare, un grande rispetto, quello che non c’è adesso, perché adesso sorelle e sorelle non si parlano, fratelli e fratelli non si parlano, un figlio se deve stare un mese senza andare a casa dei genitori, ci sono, invece prima no, prima i genitori non venivano lasciati soli, quel pezzettino di pane che ci stava veniva diviso tutti uniti, e se andava a terra un pezzetto di pane, quando si prendeva il pane si baciava, e dopo lo mettevi in bocca, invece adesso il pane lo trovi nei secchi della spazzatura, lo trovi per terra, nemmeno i cani lo mangiano, e io quando vedo queste cose qua, mi fa male il cuore veramente, e io lo prendo il pane e lo cerco di proteggere, di mettere da qualche parte, invece ci sono bambini che adesso il panino per terra lo prendono a calci, e non lo mangiano nemmeno i cani, perché ce n’è.
Ecco, mo ti dico questo qua. Venticinque febbraio ‘57 sono sposato, di giovedì, dopo di due settimane ho avuto la chiamata per partire all’estero, sono andato in Austria, e non avevo nemmeno il bagaglio, la valigia, da mettere la roba dentro, sono andato al negozio, dal tabaccaio, l’ho presa la valigia e… che poi quando sono andato là l’ho mandato i soldi della valigia, e mi è stato così duro di lasciare mia moglie due settimane sposata, quando sono arrivato a salire sulla montagna, mi sono girato dietro e ho guardato Mattinata. Ho pianto. Ho pianto veramente. Poi sono andato a Verona, sono stato cinque giorni a Verona, poi sono partito in Austria, e andavo a lavorare dentro una fabbrica di marmo, con gli stivali ai piedi, con i guanti alle mani, e dentro una baracca, a dormire dentro una baracca, che poi piano piano ci hanno dato la sistemazione buona, e poi ho fatto sei anni ancora all’estero in Germania, sono stato ancora sei anni all’estero in Germania, e sono stato uno che… sempre attaccato alla famiglia, che anche in Germania di fronte al letto dove dormivo avevo il quadro con tutta la famiglia, di mia nonna, di mia moglie, dei figli e di tutto, tra parentesi all’estero non è che era bello starci, lontano dalla famiglia è la più cosa brutta di stare lontano dalla famiglia.

Da una storia di vita raccolta da una mia alunna di seconda.

Pubblicato il 10-02- 2006 4:26 pm | Commenti (2) |
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Taccuino

La scomunica di Ratzinger (1997) | Un articolo del manifesto | Tonificanti profumi di eresia. Un numero di Viottoli in pdf con un saggio sul pensiero di Balasuriya.

Pubblicato il 29-08- 2005 4:43 pm | Commenti (3) |
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