Tophet

- Giuà, hai visto qua?
- No, ingegne’, che è?
- ‘Sta cazzo di classifica del Sole 24 Ore. Quest’anno dicono che siamo gli ultimi.
- Ingegne’, non vi pigliate veleno, so’ classifiche strane.
- Sì, ma qua facciamo la figura di merda nazionale. Che poi dico io: che vogliono? I palazzi si costruiscono o no?
- Tranquillo, ingegne’. I palazzi si costruiscono e gli amici sono condendi.
- E se gli amici sono condendi, come fanno a dire che siamo gli ultimi? La città cresce, si espande, si distende. Dove prima c’era la campagna ci sono i palazzi. Noi portiamo il progresso. E la gende è condenda.
- Certo, ingegne’. Questi fanno filosofia, non conoscono la raggione del mattone.
- Però qualcosa la dobbiamo fare, Giua’.
- Dite, ingegne’.
- Loro vogliono la filosofia? E noi gli diamo la filosofia.
- Cioè?
- Voglio fare qualcosa. Che poi se ci pensi, Giua’, ’sto fatto di far costruire gli amici è sacrosanto, ma l’hanno fatto tutti i sindaci prima di me: non è originale. Io voglio fare qualcosa di nuovo, che rimane nella storia.
- Che facciamo, ingegne’?
- Non so, ci dobbiamo penzare.
- Mi è venuta un’idea.
- Dimmi, Giuà.
- Facciamo come loro.
- Loro chi?
- Quelli che stanno in gima alla classifica.
- Smettiamo di costruire?
- No, ingegne’, non esageriamo. Qualcosa giusto per far vedere. (more…)

Pubblicato il 10-12- 2011 7:16 pm | Commenti (1) |
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Tophet

Gentile sindaco,

vorrei mostrarle questa foto:

Un comò ed un frigorifero abbandonati in quello che resta di una piccola piazza. Faccia caso alla data in basso a sinistra. La foto è stata fatta il primo marzo. Oggi è il 3 marzo, e la condizione della piazza è immutata. Questo vuol dire che una piazza a pochi passi da Palazzo Dogana e dal Comune da tre giorni è una discarica (quattro se si considera che il frigorifero era lì dal giorno prima). Non è una situazione eccezionale, dovuta a qualche infelice combinazione. E’ la condizione normale di quella piazza. Potrei documentarglielo con altre fotografie scattate in momenti diversi.
Proviamo a ragionare su questa fotografia. Se in una piazza per tre giorni sono abbandonati un frigorifero ed un comò, vuol dire che da quelle parti non è passato in tre, quattro giorni un solo vigile urbano. C’è l’altra possibilità, ossia che il vigile urbano sia passato e abbia fatto finta di nulla, ma è una possibilità che non voglio considerare. Perché? Perché in una zona che sta soffrendo così tanto - e lei lo sa bene - non passa un solo vigile urbano per diversi giorni? Perché questo abbandono, questo disinteresse, questa incuria? C’è una precisa responsabilità dei vigili urbani, certo; ma le ricordo che la legge attribuice al sindaco il potere e l’onere di intervenire per prevenire e contrastare “le situazioni in cui si verificano comportamenti quali il danneggiamento al patrimonio pubblico e privato o che ne impediscono la fruibilità e determinano lo scadimento della qualità urbana” (Decreto ministeriale 5 agosto 2008, “Incolumità pubblica e sicurezza urbana”, art. 2). Perché non lo fa? (more…)

Pubblicato il 03-03- 2011 6:02 pm | Commenti (3) |
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Tophet

Foggia è una città che puzza di morte. L’ultimo morto ammazzato ieri l’altro. Un ragazzo di poco più di vent’anni. A notte fonda in un locale uno scambio di insulti, poi qualcuno è andato a casa a prendere la pistola. Oggi ho visto i fiori sul luogo. E’ dove s’apre un vicolo piscioso, occupato dai tavolini di plastica d’un postaccio per bere che a qualcuno, nella miseria dominante, pare anche trendy. Oggi leggo una lettera di una ragazza di 17 anni a “Repubblica”. Dice che i ragazzi non vedono l’ora che arrivi l’età dell’università per scappare da Foggia. “Continuando così, questa città tra qualche anno sarà deserta”. Forse lo è già.
I morti ammazzati. Non so quanti ne ho visti, quanti ne ho sentiti in questi anni. Alcuni anni tenevo il conto, poi ho lasciato perdere. Ricordo un poveraccio nel mio quartiere, un pensionato che stava festeggiando il suo compleanno al bar. Morì in un agguato di mafia. Non c’entrava niente: era solo al posto sbagliato al momento sbagliato, come si dice. Il sindaco di allora annunciò una grande mobilitazione della cosiddetta città civile. Non si mosse nessuno, invece. Emerge dalla palude della memoria anche una donna anziana, la cui unica colpa era quella di abitare sopra il negozio di un mafioso. Il quale pensò bene di far saltare il negozio per intascare i soldi dell’assicurazione. Uccidendola. Qualche tempo dopo il centro-sinistra candidò il fratello di quel tale, rampollo di una ben nota famiglia mafiosa. Elio Veltri denunciò la cosa sui giornali nazionali. Ed il candidato sindaco rispose, testualmente: “inteso che sia vero che alcuni candidati siano di livello sociale non elevato o abbiano avuto una qualche difficoltà di integrazione nel tessuto sociale, questo dimostra soltanto che si è voluto privilegiare il criterio della più ampia apertura e democraticità, nel convincimento che la politica è luogo e strumento di formazione, di recupero e di riaggregazione dei cittadini”. Una frase che resterà imperitura nel museo della stupidità.
Ricordo di averne discusso animatamente, un pomeriggio, con uno dei miei migliori amici. Mi disse - non riuscivo a credere alle mie orecchie - che in una città democratica tutti sono rappresentati. Anche i mafiosi. Da quel giorno cominciai a sentirmi davvero molto solo. A percepire il vivere qui come uno di quegli incubi in ci si trova precipitati nell’assurdo e costretti all’afasia - o all’immobilità. (more…)

Pubblicato il 22-02- 2011 9:57 pm | Commenti (4) |
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Diario, Tophet

Molti anni fa - più di dieci, meno di quindici, credo - scrivevo su una rivista filosofica che si diceva internazionale ma aveva solide radici in Abruzzo. Vi scriveva, tra gli altri, uno storico locale che si era occupato anche della mia zona: e mi infastidiva un po’, la cosa, perché consideravo la storia locale l’antitesi della filosofia. Il filosofo cerca la verità; lo storico locale è disposto ad ogni contorsione logica e ad ogni forzatura filologica per dimostrare che il paesello natio in realtà un tempo era il centro del mondo. Gli articoli di quello storico mi sembravano un po’ come la pubblicità dei salumi Levoni nell’ultima pagina. Una caduta di stile, o qualcosa del genere.
L’ho ritrovato, lo storico locale, in Draquila di Sabina Guzzanti. Mi è sembrato incredibilmente vecchio, e incredibilmente vecchia mi è sembrata la sua casa. Ma tutt’altro che vecchie - rassegnate, passive, distratte - erano le sue parole. Quel professore è, pare, l’unico che si è rifiutato di abbandonare la sua casa nel centro storico dell’Aquila. L’ha fatta sistemare da due muratori e continua a viverci con il deserto intorno. Ed a denunciare lo scempio, l’inganno, la strumentalizzazione.
E’ una lezione, anche per me. La storia locale non serve solo a trasformare il proprio paesello in una città imperiale, ma anche a radicarsi, a consolidarsi, a resistere. La nuova città berlusconiana è un orrido agglomerato di palazzi-dormitorio costruiti intorno ai centri commerciali. Una città senza storia, senza memoria: così come senza storia, senza memoria è diventata la gente. Il centro dell’Aquila è ancora una sola maceria. Non una pietra è stata sollevata. Ma non importa: basta avere il cento commerciale a due passi.
Il film della Guzzanti l’ho visto al cinema Falso Movimento di Foggia. In quel cinema ho visto i film più belli della mia vita, molti dei quali non sarebbero mai arrivati nella piccola provincia, se non fosse stato per la cultura e la determinazione del suo gestore. In quel cinema ho imparato, ho amato molto. Con ogni probabilità, Draquila sarà stato l’ultimo film proiettato in quel cinema. A fine mese il Falso Movimento chiude i battenti. Non per la concorrenza della grande multisala che è sorta da qualche tempo in periferia, e che ha già causato la chiusura di due cinema in centro. Chiude perché il parroco della cattedrale, proprietario del locale, lo ha sfrattato per farci una sala parrocchiale. A nulla sono valsi gli appelli dell’intera città. A nulla è servito far notare a quest’uomo che chiudere un cinema d’essai in una città agli ultimissimi posti nelle classifiche relative alla qualità della vita nelle città italiane è un crimine.
E’ così che si uccidono le città.

Pubblicato il 06-06- 2010 9:25 pm | Commenti (4) |
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Tophet, Alterius spectare laborem

I giganteschi capodogli, ah, spiaggiati sulla costa del Gargano, eppure era un così bel posticino, l’anno prossimo si va in Sardegna. I giganteschi capodogli, guardali un po’, non fanno pena? Passami l’olio, e tu smettila di rompere il cazzo e siediti come si deve. I giganteschi capo… senti un po’, dice che quest’anno spenderemo di più per i regali. Qua stanno tutti pieni di soldi, solo noi…
I giganteschi capodogli. Spiaggiati. Oh.
Non ha un cazzo di nome il ragazzino ivoriano crepato di freddo l’altro ieri nelle campagne del foggiano. Niente di gigantesco, un piccolo ragazzo di ventun anni venuto a raccogliere gli ortaggi di giorno ed a tirare le cuoia di notte in uno dei dieci milioni di casolari abbandonati della merdosa campagna foggiana. Inutilmente cercheresti la notizia sui giornali nazionali. Non frega a nessuno di questa roba. Non fanno scena, gli ivoriani spiaggiati. Non commuovono i bambini. Lascia perdere. Lascia perdere. E poi si sa, non c’entra la cattiveria dell’uomo, non ci sono di mezzo qui i cambiamenti climatici o i sacchetti di plastica, non c’è da fare moralismo natalizio, è stato solo questo freddo del cazzo, è stata solo una notte puttana di dicembre, non c’entra la cattiveria dell’uomo. Non l’ha ucciso il politico che s’è fatto bello con l’albergo diffuso, manco avesse dato un tetto ad ogni bracciante da macello, salvo lasciarne col culo a terra la stragrande maggioranza. No, non l’ha ucciso il politico. Non l’ha ucciso l’imprenditore agricolo di questa minchia, bravo a truffare a destra e a manca, che campa sulla pelle dei clandestini, perché lui sa fare l’imprenditore come io so parlare l’uzbeco, e non sono cazzi suoi dove dormono o come crepano le braccia che gli servono. No, non l’ha ucciso l’imprenditore. Non l’hanno ucciso nemmeno le forze dell’ordine - salutiamo, salutiamo -, quei poveracci, si sa, non hanno nemmeno i soldi per la benzina, e poi c’è un sacco da fare con tutta questa delinquenza, figurati se possono mettersi a pattugliare la merdosa campagna foggiana. E non l’hanno ucciso i giornalisti, si sa che loro arrivano dopo, e mettono le cose al loro posto: i capodogli, che sono giganteschi, in prima pagina, i minuscoli ivoriani nei trafiletti. No, non sono stati nemmeno loro.
E’ stata solo una notte puttana di dicembre.

Pubblicato il 23-12- 2009 8:51 pm | Commenti (4) |
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Tophet

Hann fatt n’at ‘e un, dice mio padre.
Ci penso un secondo, poi rispondo: L’hann accis?
Sì, vintiduje anne, risponde.
Hanno ammazzato un altro. Uno di ventidue anni. L’hanno fatto.

Pubblicato il 20-10- 2009 10:28 am | Commenta questo post (0) |
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Tophet

Solo qualche giorno fa i giornalisti registravano l’unanime soddisfazione delle cittadinanza foggiana per le pattuglie appiedate di soldati e poliziotti - a dire il vero più ridicoli che temibili - che da un po’ girano in lungo e in largo, con il passo placido dello struscio meridionale, la città: ma ecco che dei giovinastri si mettono a far rissa proprio in pieno centro, si gettano addosso un colombo morto, uno estrae un coltello ed ammazza. Diciannove anni l’accoltellatore, diciassette la vittima. Inutili le pattuglie. L’insicurezza, l’ansia, la paura tornano, più dense che mai: perché non si tratta, ora, di quelli lì, di quelli extra. Non si vive più, se bisogna aver paura anche dei propri figli. Ristoratrici giungono, però, le parole del parroco, doverosamente chiamato in causa dai giornalisti - ché si sa che i parroci sono quelli che sanno, quelli che conoscono le famiglie, quelli che attestano la partecipazione o meno alla buona società. Non è dei miei, avverte il parroco. “Non frequentava la chiesa e della sua famiglia si sa ben poco”. Brutta faccenda. Da notare che il parroco dice “si sa ben poco”, e non “so ben poco”. Se il tuo parroco non ti conosce, magari perché sei non credente o non praticante, la tua famiglia è senz’altro poco nota, poiché la conoscenza del parroco è tutt’uno con la conoscenza sociale. Quando ti entra in casa, col pretesto di benedire la casa, e ti fa domande a raffica, il parroco agisce come un pubblico ufficiale che raccoglie informazioni da mettere a disposizione della società. Chi se ne sottrae, diventa per ciò stesso oscuro. Nel caso dell’accoltellatore, c’è di più: “anche perchè - dice tra i denti - sono tante le voci che si rincorrono, come quella che siano di etnia rom e che il ragazzo fosse orfano di padre”. Siano benedette le voci. Oltre che sconosciuto alla Chiesa, ossia alla società, questo malnato è anche rom. Non è dei nostri: e noi chissà che pensavamo.
Quando due ragazzi si accoltellano in pieno centro storico ti prende un senso di impotenza. Ti chiedi che fare, e le risposte sono tutte terribilmente complesse, richiedono tutte un partire da molto lontano, uno operare diverso, paziente. Difficile. Se uno dei due è un rom, l’impotenza scompare. Tutto si fa chiaro. Basta sgomberare il campo rom più vicino.

Pubblicato il 28-08- 2009 9:32 am | Commenti (2) |
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Tophet

Seguendo un link nel blog di Valeria, ho trovato l’archivio degli articoli di Repubblica riguardanti Foggia. Ecco le ultime notizie:

Guerra tra clan a Foggia Tre agguati in quattro giorni
Foggia, psicopatico uccide donna “E’ stata la prima che ho incontrato”
Foggia, la mafia dei funerali voleva uccidere un magistrato (more…)

Pubblicato il 18-11- 2008 7:42 pm | Commenti (13) |
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Diario, Tophet

Tre sparatorie in una settimana. Un capomafia ucciso e due passanti feriti. Un extracomunitario massacrato, per sovrappiù.

(Il bambino passava con la bicicletta sui pezzi di un sofà abbandonati al centro della strada, mentre il fratello più grande frugava nei cassonetti dell’immondizia - di fatto una discarica - a ridosso del muro bruciato del convento. Li vedi a volte, questi fratellini di quartiere, girare su una di quelle mini-moto che un certo proletariato rumoroso ama regalare ai propri figli affinché si facciano sentire in giro per il quartiere. In quelle circostanze non manca nella mano del più piccolo, che avrà si e no otto anni, una birra Peroni. La stradina che si vede salire al centro della foto non troppo tempo fa aveva una pavimentazione in marmo: ed era bella, pur nello squallore incombente tutt’intorno. L’hanno asfaltata. )

Pubblicato il 27-09- 2008 10:13 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet

Più vicini alla gente, per conoscerne meglio i bisogni della popolazione, per aumentarne la fiducia e insieme migliorare la qualità della vita. Sono questi i principali obiettivi della Polizia di prossimità: una Polizia legata al territorio, responsabilizzata, in grado d’intervenire su numerosi problemi e aperta alla collaborazione con altre istituzioni.

Dal sito della Polizia di Stato.
(La foto è stata fatta a Foggia, via Bari. Questo pomeriggio.)

Pubblicato il 12-04- 2008 8:15 pm | Commenti (17) |
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Sonetti, Tophet

Ti aspetti un Rocky, un Rambo, un mascellone
pettoruto ed invece pian pianino
ti trotterella avanti quest’omino
e dice: sono Carmine Stallone.

Sembra un pischello che ha perso il pallone
uno cui hanno fregato il panino:
ha l’aspetto sconfitto d’un fantino
caduto malamente dall’arcione.

“Ah, l’orco comunista m’ha mangiato
come faceva un tempo coi mininni”
singhiozza, deplorando la sua sorte.

Dalla terra una voce tuona forte:
“ha già sfidato abbastanza le Erinni,
se lo riprenda chi ce l’ha mandato”.

Nota per i non foggiani. Carmine Stallone è il presidente dimissonario della Provincia di Foggia. Alla fine dell’ultima riunione del Consiglio provinciale ha dichiarato: “Prima i comunisti mangiavano i bambini, ora si limitano ai presidenti”.

Pubblicato il 16-03- 2008 1:13 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet

E’ in distribuzione gratuita il numero 6 del foglio libertario Tophet. Visioni dal fondo. Lo trovate nelle seguenti edicole di Foggia:

  • Edicola Montanari, piazza Oberdan (di fronte alla libreria Dante)
  • Edicolè, Piazza del Lago
  • Edicola di piazza Giordano
  • Edicola di via Lussemburgo (vicino alla chiesa dell’Annunciazione).

E’ anche possibile scaricarlo dal sito di Tophet.

Pubblicato il 15-03- 2008 9:22 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet

Il magnifico rettore dell’università di Foggia, Antonio Muscio, è un uomo di sani princìpi e di fermi valori. Valori d’altri tempi. Dio, Patria, Famiglia. La Famiglia, soprattutto. Potete immaginare lo strazio di quest’uomo al lavoro. Come può un uomo che ha il valore della Famiglia staccarsi dai suoi cari per diverse ore al giorno? Non può, non può. Un uomo di sani princìpi e di fermi valori non si stacca dalla famiglia nemmeno per un momento. La Famiglia se la porta al lavoro - e non sotto forma di fotografie da tenere sulla scrivania. Il rettore Muscio porta con sé al lavoro la moglie. E la figlia. E la cognata della figlia. E il genero. E il nipote. Ora quelli di Repubblica* lo stigmatizzano per questo. Usano per una cosa così tenera l’orrenda parola nepotismo. Come se ci fosse del losco, del marcio nel volere intorno a sé i propri cari.
Il rettore Muscio - uomo di sani princìpi e di fermi valori - ha un solo difetto, in realtà. E’ brutto. (more…)

Pubblicato il 31-01- 2008 12:15 am | Commenti (28) |
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Tophet

E’ uscito il numero 5 del foglio libertario Tophet. Visioni dal fondo. A partire dai prossimi giorni sarà offerto gratuitamente ai miei ansiosi concittadini nei seguenti punti:

  • Edicola Montanari, piazza Oberdan (di fronte alla libreria Dante)
  • Edicola di via Lussemburgo (vicino alla chiesa dell’Annunciazione)
  • Libreria della Plebe, c/o il laboratorio politico Jacob, via Mario Pagano 38
  • Università degli Studi, Palazzo Ateneo (nell’atrio)
  • Punto Einaudi, via Piave 56
Pubblicato il 10-01- 2008 5:39 pm | Commenti (1) |
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Tophet

E’ uscito il numero quattro di Tophet. A partire da questo numero l’umillimo foglio libertario sarà distribuito gratuitamente. Una manciata di copie la trovate già all’edicola Montanari di Piazza Oberdan. Nei prossimi giorni porterò altre copie alla Libreria della Plebe (via Mario Pagano, presso il laboratorio politico Jacob), all’Università (nell’atrio di Palazzo Ateneo) e da qualche altra parte.

Pubblicato il 13-12- 2007 11:54 pm | Commenti (3) |
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