Ah, no, non me lo chiedete: non sarò io a recensire La ballata delle prugne secche di Valeria, e ciò per una validissima ragione: il libro è dedicato (anche) a me. Non dirò, ergo, quanto mi piace la fenomenologia della mutanda, e della cellulite, e del culo. Ma non posso tacere la mia ammirazione per le pagine dedicate a Foggia. Le incornicerei, le fotocopierei e le distribuirei all’isola pedonale come volantino seu opuscolo, le attaccherei sul muro del Comune e della Provincia, la farei leggere ai bambini delle elementari, ne farei il manifesto d’un movimento d’opinione - naturalmente destinato all’insuccesso, per le ragioni spiegate nel manifesto stesso. E darei un bacio in fronte a Valeria.
Peccato che resti fuori del libro l’ultima coglionata nostra, la dimostrazione ennesima, ennesissima della nostra proctocefalicità - della nostra felicità proctocefalica, vorrei dire. Noialtri siamo sfigati secolari, ogni foggiano porta sulla pelle, visibili, i segni di secoli e secoli di calci in culo: ora il saccheggio, ora il terremoto, ora le bombe. Appena il tempo di rialzarti, che pum!, un altro calcio in culo. E’ per questo che il foggiano si è abituato a vivere costantemente curvo, a novanta gradi, mostrando il culo più della faccia. Ed a ringraziare chi lo prende a calci, ad ammirarlo, ad idolatrarlo.
Prendiamo le bombe. Gli angloamericani hanno fatto un macello (lo stratega, Harris, non a caso era detto “il macellaio”), piovevano bombe dal cielo che era una bellezza, le persone crepavano a migliaia, a migliaia. Una città che ha avuto migliaia di morti uccisi da bombe dovrebbe avere orrore per le bombe, e per ciò da cui cascano le bombe. Il popolo foggiano, invece, non soddisfatto di aver
ottenuto una medaglia d’oro al valore militare (che valore militare c’è nel prendersi addosso le bombe?), ha pensato bene, nella testa del suo sindaco, di costruire addirittura il Monumento all’Aviere: un bel bombardiere, piazzato davanti alla nuova sede della Provincia. Ma guarda te che idee di cazzo vengono ai sindaci di sinistra. Io me lo vedo, ’sto coniglione, che s’alza la mattina e pensa di fare qualcosa, finalmente, di dare un segno tangibile alla città, qualcosa che ne interpreti l’anima e le aspirazioni, e che dopo aver fatto una chiacchierata col foggiano tipico al mercato del Rosati s’illumina tutto, e già vede la gloria foggiana concentrarsi ed esaltarsi nel mostro a riposo, nell’Ersatz pseudofallico. Che, sia detto per inciso, costerà quattrocentomila euro. Quattrocentomila.
Di buono c’è questo: il foggiano non medio, il foggiano non foggiano, che non sta a novanta gradi ed ha una faccia diversa dal culo - sembra incredibile, ma esiste anche un foggiano che non ha la faccia come il culo - potrà impiegare il tempo ad escogitare modi creativi per profanare il sacro bombardiere.
Foto ripresa da Bengodi Sity